Giustizia Tributaria : finalmente una riforma!

Sembra giunta finalmente l’ora di una riforma per la giustizia tributaria. Il nuovo Parlamento sembra aver deciso di iniziare una definitiva revisione della funzione dei giudici tributari, sembra che non si parlerà più di commissioni tributarie bensì di tribunali e corti d’appello tributarie, rappresentanza di un cambiamento verso l’indipendenza e competenza specialistica degli organi competenti. Sono due le proposte di legge in merito. La n. 1521 e n. 1526 presentate il 21 e il 23 gennaio di quest’anno alla Camera, rispettivamente dall’On.le Vita Martinciglio e dagli On.li Giulio Centemero e Alberto Gusmeroli, con altri, entrambe dirette alla “riforma della giustizia tributaria”.

La prima traccia “quaranta disposizioni ripartite in cinque capi riguardanti gli organi della giurisdizione tributaria nei primi due gradi, l’organo di autogoverno dei giudici tributari, gli uffici amministrativi e la sezione tributaria della Suprema Corte di cassazione, nonché le disposizioni finali e transitorie, con il corredo aggiuntivo di sette tabelle, concernenti gli organici dei tribunali e delle Corti di appello, nonché i punteggi per l’accesso a giudice tributario onorario.”

Della seconda, invece, è stata resa nota una bozza, con “l’obiettivo di garantire al contribuente un’efficace difesa davanti a un giudice tributario veramente terzo e imparziale nel pieno rispetto dei dettami dell’art. 111, secondo comma, della Costituzione”.

Tratto comune in entrambe le proposte riguarda l’affidamento dell’organizzazione dei giudici di merito, non più al MEF, bensì alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, segno visibile della massima indipendenza dall’apparato ministeriale strettamente collegato ad una delle più abituali parti del processo tributario.

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Fonte IPSOA

Effetti penali e tributari: il perimetro delle misure premiali per la «gestione precoce»

Il parere della commissione permanente giustizia sul decreto attuativo di riforma della disciplina di crisi ed insolvenza interviene, invitando il Governo a precisare il perimetro di contenimento degli effetti penali della crisi, anche sulle misure premiali, concepite come incentivo alla gestione precoce della crisi e quindi riconosciute ai soli debitori che tempestivamente ricorrano ad uno degli strumenti codificati di composizione. Entro sei mesi dal verificarsi di talune circostanze, il debitore deve aver fatto ricorso ad una delle procedure previste dal nuovo codice, incluse quelle di allerta. Si tratta di debiti per retribuzioni scaduti da più di sessanta giorni, di debiti nei confronti di fornitori scaduti da più di centoventi giorni e superiori al non scaduto, e del superamento nel bilancio o comunque per tre mesi, degli indici di cui all’articolo 13, funzionali alla identificazione dei fondati indizi di crisi. L’impostazione è apprezzabile per oggettività, anche se spesso il dato dello scaduto conclama una condizione di crisi già consolidata e prossima all’insolvenza che dovrebbe, perlomeno nelle intenzioni, divergere dalle elaborazioni informative più sofisticate richiamate dall’articolo 13, che quella condizione sarebbero chiamate ad anticipare. Si tratterà quindi di capire come i tre indici convivano. Con riferimento alla natura delle misure premiali, l’attuale testo del decreto prevede benefici in termini di responsabilità personale del debitore, di riduzione di sanzioni ed interessi sul debito tributario, ed infine processuali. Il debitore tempestivo beneficerebbe della non punibilità per i reati di bancarotta e ricorso abusivo al credito se il danno cagionato è di speciale tenuità, o della riduzione sino alla metà della pena ove il valore dell’attivo superi il quinto dei debiti. Sul punto il parere della commissione invita a prevedere un limite massimo del danno (2 milioni di euro), ed a precisare come il quinto debba riferire ai creditori chirografari.

Modesti invece gli effetti in termini di riduzione degli oneri sul debito tributario. Non sembrano decisivi ed efficaci il contenimento al tasso legale degli interessi maturati nel corso della procedura di allerta, la riduzione al minimo delle sanzioni se la domanda di accesso ad una delle procedure di regolamentazione della crisi sia depositata entro il termine di pagamento che ne consentirebbe l’applicazione in misura ridotta e la riduzione alla metà di interessi e sanzioni quando il debito trattato con uno degli strumenti codificati sia stato precedentemente oggetto della procedura di composizione assistita. Lo schema non prevede, purtroppo, la semplificazione dell’accesso alla rateazione straordinaria in centoventi mesi di cui all’articolo 19, comma 1-quinquies, Dpr 602/1973, da più parti auspicata in quanto foriera di un alleggerimento finanziario che molto spesso nella soluzione della crisi pesa più della riduzione dell’onere.

Dal punto di vista processuale, il debitore tempestivo potrà beneficiare del raddoppio dei termini della proroga della fase prenotativa del concordato o della richiesta di omologa di accordo di ristrutturazione del debito, e della riduzione al venti per cento della soddisfazione offerta ai creditori chirografari che escluda le proposte concorrenti.

 

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Data Pubblicazione: 31/12/2018

Scritto da: Claudio Ceradini

Pubblicato su: Quotidiano del Lavoro, del Sole 24 ore