Allarme derivati: valgono 33 volte il Pil mondiale

Il valore stimato è 2,2 milioni di miliardi. Deutsche Bank, Barclays e Credit Suisse arrivano a 113 mila  miliardi: più delle 14 maggiori banche americane messe insieme.

Il valore nozionale dei derivati in circolazione a livello mondiale potrebbe sfiorare la strabiliante cifra di 2,2 milioni di miliardi di euro, vale a dire 33 volte il Pil mondiale e quattro volte tanto quello che si pensava finora, amplificando in modo allarmante il rischio sistemico di prodotti per loro natura interconnessi. Rischio che ancora sfugge in gran parte ai tentativi di controllarlo. Basti pensare che la stessa regolamentazione di vigilanza bancaria è tuttora concentrata più sui rischi di credito tradizionali che sui rischi connessi all’innovazione finanziaria che – vedi il caso dei mutui subprime Usa – hanno dimostrato di essere in grado di seminare recessione su scala globale.

Fino a ottobre la mappa del rischio-derivati era spiegata all’80% dall’attività delle prime 55 banche dei tre blocchi Europa-Usa-Giappone, come risulta dal data base di R&S-Mediobanca. Gli unici dati “ufficiali” sull’entità del fenomeno erano quelli raccolti dalla Banca dei regolamenti internazionali tra 70 grandi dealer (principalmente le banche centrali), che segnalavano a fine 2017 532mila miliardi di dollari di derivati Otc e 90mila miliardi trattati sui mercati regolamentati per un totale di 622mila miliardi di dollari, pari a poco meno di 550mila miliardi di euro. La prima indagine annuale dell’Esma, pubblicata il 18 ottobre scorso, ha però evidenziato che nei soli 28 Paesi Ue l’entità delle transazioni in derivati è superiore a quanto ipotizzato: 660 trilioni di euro (660mila miliardi) a fine 2017. Se è corretta l’assunzione della Bri secondo la quale i derivati trattati sui mercati europei rappresenterebbero meno di un quarto dei derivati di tutto il mondo, ciò significa che l’ammontare effettivo – se censito con metodi più capillari – potrebbe sfiorare appunto i 2,2 milioni di miliardi di euro. La maggior concentrazione resta appannaggio delle banche europee. Dai dati R&S-Mediobanca risulta infatti che a fine 2017 alle prime 27 banche continentali facevano capo derivati per un valore nozionale di ben 283mila miliardi, pari al 42% dei derivati Ue quantificati dall’Esma. Prese singolarmente, la sola Deutsche Bank (48,26 trilioni) e la sola Barclays (40,48 trilioni) hanno molti più derivati di tutte le principali banche giapponesi messe assieme (32,44 trilioni). Aggiungendo anche i derivati della terza banca europea più attiva – i 24,53 trilioni del Credit Suisse – si arriva a un importo di 113,3 trilioni, superiore a quello delle prime 14 banche Usa, che, tutte insieme, arrivano a 112,75 trilioni. La prima banca Usa per ammontare di derivati è JPMorgan con 40,34 trilioni di euro, seguita da Citigroup con 38,4 e Bank of America con 25,57.

Tra le 27 big del credito europeo rientrano anche Intesa (2,94 trilioni di derivati) e UniCredit (2,5 trilioni), che sono però ben lontane dai livelli del top continentale.

 

Consulting for Innovation si occupa di anomalie bancarie, assiste e accompagna la clientela in tutte le fasi giudiziali e stragiudiziali del processo. Le anomalie bancarie sono diventate uno dei principali problemi nella relazione fra cliente e sistema bancario / finanziario. Tale problematica è divenuta sempre di maggiore attualità a causa della forte pressione competitiva che permea i mercati e che ha ridotto i margini operativi delle aziende, che hanno così visto aumentare – proporzionalmente – l’impatto dei costi legati alla fruizione dei vari prodotti bancari.

 

Data Pubblicazione: 06/12/2018

Scritto da: Antonella Olivieri

Pubblicato su: SOLE 24 ORE

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-12-05/banche-allarme-derivati-valgono-33-volte-pil-mondiale-202803_PRV.shtml?uuid=AErENbtG

 

Derivati a rischio equipartito

Derivati a rischio equipartito

Illegittimi i contratti sbilanciati a favore della banca. Il tribunale di Piacenza dà ragione al cliente: l’istituto deve restituire il denaro

Illegittimi i contratti derivati a copertura del rischio tassi di interesse, quando il meccanismo di calcolo è sbilanciato a favore della banca.

Cosi ha deciso il tribunale di Piacenza che ha dato ragione a un hotel, cui è stato riconosciuto il diritto alla restituzione delle somme pagate a una banca.

Il principio applicato dal tribunale di Piacenza è che nei contratti derivati, il rischio, anche se intrinseco all’operazione, deve essere bilaterale, e deve soddisfare ex ante un interesse del cliente. Altrimenti chi dovrebbe essere << assicurato>> dall’andamento dei tassi finisce per essere un debitore di interessi altissimi a favore della banca. In parole povere, il cliente deve avere la piena consapevolezza del rischio prima della sottoscrizione e la mancata trasparenza, con il conseguente disequilibrio delle posizioni, è fonte di responsabilità contrattuale.

È corretto che la banca si faccia pagare per un servizio di <<assicurazione del rischio>>, ma è anche corretto che i casi in cui il cliente possa ricevere questa copertura, non siano sostanzialmente impossibili da realizzare.

Nel caso specifico si è trattato di un contratto appartenente alla categoria nota come Interest rate swap (Irs). Essi appartengono ai contratti ce hanno lo scopo di riduzione del rischio collegato all’andamento dei tassi di interesse. Questa finalità è descritta come una funzione di natura assicurativa, perché si dice che garantiscono di trasformare un tasso variabile in un tasso fisso e vicersa. I contratti di Interest rate swap hanno questa struttura: se i tassi variabili superano un tetto predeterminato la banca paga una certa somma al cliente; invece sei i tassi scendono è il cliente che paga alla banca. Nel caso specifico il giudice ha dimostrato conti alla mano, che solo in casi praticamente difficilissimi da realizzare il cliente avrebbe potuto ricevere un versamento dalla banca; inoltre il giudice ha verificato che alla banca sono arrivate somme molto elevate, sproporzionate rispetto alla funzione di remunerare l’assunzione del rischio di copertura del cliente quanto all’andamento dei tassi. Il giudice ha, quindi, accertato un eccessivo sbilanciamento del rischio, non equamente ripartito tra le parti, ma sproporzionalmente messo a carico solo sul cliente.

Da ciò è scaturita la condanna alla restituzione delle somme.

Più in generale un derivato può essere contestato per diverse ragioni. La giurisprudenza, di merito e di Cassazione, ha studiato diversi casi: vizio della forma scritta; mancata previsione della clausula di recesso in favore del cliente; la mancanza di qualità o qualifica di operatore qualificato da parte del cliente e cioè mancata sufficiente consapevolezza dei meccanismi di funzionamento dei mercati finanziari e mancata presa di coscienza delle informative previste dal regolamento Consob e dal Testo unico dei mercati finanziari.

Le anomalie bancarie sono diventate uno dei principali problemi nella relazione fra cliente e sistema bancario.

La relazione che intercorre fra cliente e sistema bancario / finanziario è caratterizzata da una pressoché totale disinformazione che genera un’asimmetria informativa a favore delle banche. Ciò consente agli istituti di Credito di poter mettere in campo dei servizi e dei prodotti con vantaggi e garanzie quasi sempre in loro favore, applicando contratti ed interessi che spesso vanno anche al di là dei limiti e delle regole giuridiche e facendo sorgere anomalie bancarie. La Consulting for innovation consente alla clientela di stabilire se sia stata violata la normativa esistente da parte degli istituti di credito individuando tutte le irregolarità attuate, in seconda battuta, si propone di accompagnare il cliente attraverso tutte le fasi processuali ed extra – processuali con l’obbiettivo di vederne riconosciuti i diritti.

 

Data Pubblicazione: 22/11/2018

Scritto da: Antonio Ciccia Messina

Pubblicato su: ItaliaOgggi