Quando la preoccupazione per i debiti supera ogni limite, cosa fai?

L’iter, facile e veloce, di erogazione dei finanziamenti da parte di banche e finanziarie a imprese e famiglie, dopo gli anni 80, ha contribuito a consolidare una cultura fondata sul debito, che spingeva le aziende e le famiglie ad utilizzare con estrema semplicità questi strumenti per la realizzazione di attività o progetti. Oggi ci troviamo con una percentuale altissima di soggetti, sia piccole imprese che professionisti o famiglie, che hanno difficoltà a far fronte ai debiti e agli impegni assunti. Non trattandosi di soggetti fallibili, ci si trova di fronte a situazioni di immobilismo. Da una parte gli istituti finanziari che hanno una montagna di crediti inesigibili e dall’altra i debitori che non hanno più una via d’uscita per onorare i propri debiti. Questo grave fenomeno ha spinto lo Stato a realizzare un’apposita legge (LEGGE 3/2012 denominata Legge da Sovraindebitamento) che attraverso appositi strumenti intervenisse per affrontare e risolvere questo problema.

LA LEGGE 3

La Legge 3 /2012 rappresenta una speranza per le piccole imprese e i privati che non riescono più a fa fronte ai loro debiti. La legge consente di accedere ad una procedura che facilita il risanamento dei debiti, attraverso un piano di rientro che permetterà al debitore di ridurre il debito secondo quanto, rispetto alle sue disponibilità, è in grado di pagare, mentre il resto del debito viene cancellato. La persona prima sovra indebitata potrà riprendere una nuova attività commerciale e potersi reinserire nella società.

A CHI SI RIVOLGE?

Possono beneficiare della procedura di esdebitazione ai sensi della Legge 3 del 2012

le PERSONE SOVRAINDEBITATE: cioè a coloro che si trovano in una situazione economica critica dovuta allo squilibrio tra i pagamenti da effettuare e le entrate mensili. A chi è impossibilitato a far fronte ai propri impegni pregressi, pur avendo un reddito, anche se minimo, o un patrimonio immobiliare. A coloro che sono già stati segnalati in banche dati (Crif, C.R., Experian, etc…) o che stanno subendo azioni esecutive come il pignoramento della abitazione, dello stipendio, della pensione, ecc…

Gli IMPRENDITORI INDEBITATI (singoli o associati), purché non soggetti al fallimento (piccole imprese commerciali, “sotto soglia” rispetto ai paramenti dell’art.1 della legge fallimentare e, indipendentemente dalle dimensioni, imprenditori commerciali cessati da oltre un anno, imprenditori agricoli, gli enti no profit, le start up innovative, ecc.)

Sono esclusi dalla procedura:

  • Imprese soggette al fallimento (debiti > € 500.000,00 e negli ultimi 3 esercizi: attivo patrimoniale > € 300.000,00 e ricavi lordi > € 200.000,00);
  • Chi ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento;
  • Chi ha subito, per cause imputabili al debitore, uno dei provvedimenti di cui agli art.14 e 14-bis (ovvero l’impugnazione e la risoluzione dell’accordo e la revoca e la cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore);
  • Chi non presenta una documentazione completa tale da non consentire una ricostruzione compiuta della propria situazione economica e patrimoniale.

La Consulting for innovation, tramite il suo team di specialisti,  valuta la posizione del cliente attraverso una prima analisi gratuita, e successivamente lo accompagna in tutte le fasi della procedura.

 

 

 

 

Dalla Bce arriva un regalo per i debitori vessati dalle banche. Ecco come approfittarne

Ci si preoccupa giustamente per il futuro delle banche, ma nessuno esulta per il regalo – consegnato indirettamente (e forse inconsapevolmente) – ai cittadini o imprese, che finora (e da ora) non hanno potuto restituire i soldi ricevuti in prestito dalle banche. Le quali, però, hanno perpetrato abusi (usura, anatocismo e altre irregolarità) nei loro confronti.

 

La lettera inviata, infatti, dalla Bce a Monte Paschi Siena (e a tante altre banche) ha imposto agli istituti di credito di aumentare gli accantonamenti sui crediti problematici, fino a svalutarli totalmente in un arco pluriennale predefinito (otto anni). In tal modo i bilanci già disastrati delle banche italiane sarebbero messi a dura prova sul piano della consistenza patrimoniale, necessitando quindi – secondo una stima di Mediobanca Securities – di ulteriori 15 miliardi di capitale!

Ma possiamo per una volta, invece, fregarcene delle banche e sostenere che tale misura, se tecnicamente seguita da professionisti esperti del settore, può risultare determinante per risolvere (anche in questo caso forse inconsapevolmente) il problema degli imprenditori e dei cittadini – che, sebbene vessati dalla banche, vogliono comunque arrivare a una transazione per il rimborso, ripulirsi delle macchie bloccanti presenti nelle banche dati (Centrale Rischi, Crif, Experian, ecc) e ripartire con la possibilità di accedere al mercato del credito?

E inoltre, diciamolo con estrema trasparenza senza aver paura di vederci scomunicare dalla comunità dei buonisti formali, mai come in questo caso la tanto vituperata lentezza della nostra giustizia civile per arrivare a una sentenza definitiva (mediamente sette anni) è manna caduta dal cielo per chi avvia un’azione giudiziaria contro la banca per vedersi riconosciuto l’indebito percepito e fare una transazione.

Questo combinato disposto (magistratura lenta e disposizioni della Bce) ci permette di fornire ai tanti debitori qualche consiglio utile e di carattere generale su come affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, ci si sente come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia respiro e si teme di “perdere tutto”.

Alla banca si possono (e si devono) contestare tutte le probabili irregolarità formali. Nell’immaginario collettivo si è ormai consolidata la consapevolezza che gli abusi delle banche sono l’usura e l’anatocismo, ma nella contrattualistica relativa al finanziamento concesso sono presenti tante altre irregolarità. Che significa “contestare”? Innanzitutto occorre fare una perizia econometrica per accertarsi che la banca abbia degli scheletri nell’armadio, ma occhio ai truffatori in giro.

Dopodiché sarebbe opportuno per il debitore, benché le banche siano molto lente nell’azione di recupero, non attendere troppo le altrui mosse, ma partire in anticipo e convenire prontamente la banca in giudizio per ottenere l’accertamento negativo di una parte del credito vantato dalla banca. L’azione giudiziaria in ogni caso congela qualsiasi tipo di atto restrittivo della banca, che ha tutto l’interesse a non allungare troppo la durata del contenzioso per non azzerare completamente il valore del suo credito. A questo punto l’esperienza maturata in questo settore mi consente di affermare che la percentuale di successo per una transazione molto vantaggiosa per il debitore è quasi del 100%!

Cerchiamo di fare chiarezza con un esempio: un imprenditore ha ricevuto un prestito di 100 denari da una banca, ne ha restituito solo una parte (10 denari) e ora non riesce più a rimborsare quanto ancora dovuto (90 denari). Inizia un contenzioso con la banca, che da quel momento ha otto anni di tempo per portare a casa quanto più possibile. Nel frattempo, in base a una perizia econometrica sui rapporti di finanziamento, il debitore si accorge di essere stato abusato e avvia un’azione giudiziale per accertamento negativo del debito.

A questo punto, indipendentemente dai tempi e dall’esito della vertenza, la banca ha l’obbligo di iscrivere ogni anno in bilancio il “costo dell’accantonamento”, e cioè della previsione di perdita, che potrebbe essere – a puro titolo di esempio, perché le percentuali per i primi anni sono molto più alte – il 15% di 90 (quanto deve ancora restituire). Cioè circa 14 denari all’anno. Quindi al termine di ogni anno la banca, visto che ha già spesato quella perdita, si accontenterebbe anche di 76 denari dopo il primo anno, 62 denari dopo il secondo anno, 48 denari dopo il terzo anno, solo 34 denari dopo il quarto anno e cosi via, fino ad azzerare il valore dell’importo recuperabile.

Per non lasciarsi coinvolgere in questo stillicidio di ulteriori costi (legali, professionali e di immagine), la banca avrebbe (e infatti ormai sono tutte costrette a farlo) la possibilità di offrire il credito a una società di recupero, che mediamente lo compra a un prezzo pari all’11-12% del credito e poi propone al debitore una transazione a “saldo e stralcio” tra il 25% e il 40% della debitoria. In entrambi i casi il debitore, sempre che abbia portato in giudizio la banca e benefici quindi dei tempi sudamericani della nostra giustizia, può aspettare il “congruo” tempo per avviare una transazione vantaggiosa.

Se al termine del quarto anno il debitore offre 35 denari alla banca o alla società di recupero, queste ultime accettano la proposta. La Consulting for innovation, con il suo team di esperti del settore, supporta e aiuta il cliente in tutte le fasi, consentendogli di riappropriarsi della sua serenità.

 

Data Pubblicazione: 19/01/2019

Scritto da: Nicola Imperatore

Pubblicato su: Il Fatto Quotidiano

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/19/dalla-bce-arriva-un-regalo-per-i-debitori-vessati-dalle-banche-ecco-come-approfittarne/4902592/

Crisi da sovraindebitamento, saldo e stralcio al 10%

Persone fisiche in procedura di liquidazione in base alla legge sul sovraindebitamento: saldo e stralcio al 10%, condono sul 90% del debito.

Il saldo e stralcio previsto dalla manovra 2019 contiene anche una misura che consente ai contribuenti in procedura di liquidazione prevista dalla legge sul sovraindebitamento di saldare i debiti versando un’aliquota del 10%. La norma è contenuta nel comma 188 della legge 145/2018 e si applica alle sole persone fisiche per cui è stata aperta, alla data di presentazione della dichiarazione di cui al comma 189 della manovra, la procedura di liquidazione di cui all’articolo 14-ter della legge 3/2012 (salva suicidi). Si tratta della norma che riguarda le crisi da sovraindebitamento dei soggetti non fallibili, ai quali cioè non si applica la legge fallimentare. Ebbene, il saldo e stralcio consente alle persone fisiche che sono in questa situazione di sanare le pendenze fiscali e contributive (ovvero, quelle ammissibili al saldo e stralcio) con uno sconto del 90%. Questi contribuenti possono accedere al saldo e stralcio indipendentemente dal requisito ISEE.

Come specifica la sintesi della legge, riportata dall’AdER (Agenzia delle Entrate – Riscossione): “possono aderire al “Saldo e stralcio”, sempre per i debiti rientranti nell’ambito applicativo della norma, anche i contribuenti (solo persone fisiche) per i quali, indipendentemente dal valore ISEE del proprio nucleo familiare, alla data di presentazione della dichiarazione di adesione alla Definizione, sia stata aperta la procedura di liquidazione di cui all’articolo 14-ter della Legge, n. 3/2012.In questo caso, per i soggetti rientranti in tale fattispecie, l’importo da pagare a titolo di capitale e interessi di ritardata iscrizione è pari al 10% di quello dovuto.”

Le modalità di adesione sono le stesse previste per gli altri contribuenti che aderiscono al saldo e stralcio, quindi bisogna presentare la domanda entro il 30 aprile 2019. In questo caso, è necessario anche allegare copia conforme del decreto di apertura della liquidazione previsto dall’articolo 14-quinquies della legge 3/2012. Il pagamento delle somme dovute potrà essere effettuato in un’unica soluzione, entro il 30 novembre 2019, oppure in cinque rate così modulate: il 35% con scadenza il 30 novembre 2019, il 20% entro il 31 marzo 2020, e tre rate pari al 15% con scadenza 31 luglio 2020, 31 marzo 2021 e 31 luglio 2021.

 

La legge 3 consente di accedere ad una procedura che facilita il risanamento dei debiti, attraverso un piano di rientro che permetterà al debitore di ridurre il debito. I professionisti della Consulting for innovation hanno maturato esperienza nel campo che riguarda la legge del sovraindebitamento, con l’obiettivo di supportare persone fisiche e soggetti economici attraverso soluzioni professionali e orientate al cliente.

 

Data Pubblicazione: 11/01/2019

Scritto da: Barbara Weisz

Pubblicato su:  PMI

Fonte https://www.pmi.it/impresa/contabilita-e-fisco/289842/crisi-da-sovraindebitamento-saldo-e-stralcio-al-10.html

 

Nella liquidazione del patrimonio l’opzione Iva è del sovraindebitato

Veniva proposta istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate in relazione a un procedimento di liquidazione del patrimonio ex legge n. 3/2012 (legge su sovraindebitamento). Nello specifico, l’istante riferiva di essere stato nominato dal Tribunale come liquidatore del patrimonio del debitore-sovraindebitato nella procedura di liquidazione del patrimonio e di aver assunto, conseguentemente, l’amministrazione del suddetto patrimonio, provvedendo a porre in essere le procedure competitive di liquidazione dello stesso. Poiché nel patrimonio del debitore erano compresi alcuni beni immobili per i quali è possibile esprimere, nell’atto di cessione, l’opzione per l’imponibilità Iva di cui all’art. 10, c. 8-ter D.P.R. n. 633/1972, il liquidatore chiedeva di conoscere quale fosse il soggetto a cui spettasse la legittimazione a esercitare tale facoltà: il debitore-sovraindebitato o il liquidatore.
Ad avviso dell’istante-liquidatore il soggetto legittimato ad esercitare l’opzione per l’imponibilità Iva sarebbe il debitore-sovraindebitato in quanto la legge n. 3/2012, che disciplina la procedura di liquidazione del patrimonio, non attribuisce al liquidatore compiti di rappresentanza né pone espressamente in capo allo stesso l’obbligo di adempiere agli oneri fiscali. Inoltre, il decreto di apertura della procedura di liquidazione è espressamente equiparato, dall’art. 14-quinquies legge n. 3/2012, ad un atto di pignoramento, con la conseguenza che dovrebbe applicarsi il principio, proprio delle esecuzioni ordinarie, secondo cui gli adempimenti fiscali restano a carico del debitore-esecutato.
L’Agenzia delle Entrate, con la risposta 10.12.2018, n. 104, ha evidenziato che, con il decreto di apertura della procedura (equiparato all’atto di pignoramento, con determinazione di un’indisponibilità relativa dei beni da liquidare), il giudice ordina anche lo spossessamento degli stessi in favore del liquidatore.
Per effetto di tale spossessamento il debitore perde il potere di disposizione e di amministrazione del suo patrimonio, ma ne conserva la titolarità giuridica e, conseguentemente, la soggettività passiva d’imposta, finché non si perfeziona la cessione dei singoli beni a favore di soggetti terzi. Ciò, troverebbe conferma, ad avviso dell’Agenzia delle Entrate, nel fatto che la legge n. 3/2012 non riconosce espressamente in capo al liquidatore una soggettività, anche fiscale, diversa e alternativa a quella del sovraindebitato o, comunque, non gli attribuisce una rappresentanza fiscale dello stesso.
Pertanto, l’Agenza delle Entrate ha concluso che il soggetto legittimato all’esercizio dell’opzione per l’imponibilità Iva è il debitore-sovraindebitato, in quanto titolare del diritto di proprietà sul bene oggetto di cessione.

Con la legge sul sovraindebitamento le persone fisiche e le famiglie possono risanare la propria condizione debitoria cercando un accordo con i creditori dinanzi al giudice. L’accordo in questione può essere molto vantaggioso per giungere ad un saldo e stralcio delle singole posizioni debitorie con società finanziarie, banche, Fisco, Equitalia e qualsiasi altro tipo di creditore. La Consulting for innovation assiste persone fisiche e soggetti economici attraverso soluzioni professionali e orientate al cliente.

 

Data Pubblicazione: 08/01/2019

Scritto da: Andrea Guerra

Pubblicato su: RATIO QUOTIDIANO

Fonte https://www.ratio.it/ratioquotidiano/nella-liquidazione-del-patrimonio-lopzione-iva-e-del-sovraindebitato

GUIDA ALLA MANOVRA/3. «Saldo e stralcio», salvagente per chi è in difficoltà economiche

Arriva la definizione a “saldo e stralcio” dei debiti iscritti a ruolo per i soggetti in difficoltà economica. A prevederla è la legge di Bilancio 2019 che introduce così una ulteriore sanatoria rispetto a quelle già incluse nella “pace fiscale” del decreto fiscale (Dl 119/2018, convertito dalla legge 136/2018).

Il perimetro: esclusi i «bonari»

I debiti definibili sono quelli risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento di imposte indicate nelle dichiarazioni annuali. Si tratta pertanto di imposte già dichiarate dal contribuente ma non versate che vengono normalmente riscosse in esito ai controlli automatizzati (articolo 36-bis Dpr 600/73 per le imposte dirette e articolo 54-bis Dpr 633/72 per l’Iva). Il debito deve già essere iscritto a ruolo e perciò, pur non essendo necessaria la notifica della relativa cartella, non è sufficiente il solo avviso bonario recapitato al contribuente. Possono poi essere estinti i debiti affidati all’agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento dei contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps. In proposito occorrerà comprendere se siano inclusi tutti i contributi dei lavoratori autonomi e quindi sia di professionisti iscritti alla gestione separata Inps, sia di artigiani e commercianti. Dovrebbero, invece, essere esclusi i contributi dovuti per il lavoro dipendente e quelli derivanti da eventuali accertamenti subiti.

La situazione di difficoltà

L’estinzione dei debiti interessa solo per i soggetti che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica. La norma ritiene grave e comprovata la situazione di difficoltà economica allorché l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare non sia superiore a 20mila euro. L’unica eccezione a tale regola riguarda i soggetti in stato di sovraindebitamento che hanno presentato la domanda per la liquidazione di tutti i propri beni (articolo 14-ter della legge 3/2012), i quali, indipendentemente dall’Isee, possono estinguere i debiti iscritti a ruolo.

La somma da versare

L’importo da versare per l’estinzione dei debiti dipende dalla situazione economica del contribuente.

La norma prevede, innanzitutto, l’integrale annullamento di sanzioni ed interessi di mora, inoltre a seconda dell’Isee, è dovuta una percentuale delle somme affidate alla Riscossione a titolo di capitale e interessi, in misura pari:

 

  • al 16% qualora l’Isee del nucleo familiare risulti non superiore a 8.500 euro;

 

  • al 20%, qualora l’Isee del nucleo familiare risulti superiore a 8.500 euro e non superiore a 12.500 euro;

 

  • al 35%, qualora l’Isee del nucleo familiare risulti superiore a 12.500 euro.

Sono inoltre dovuti gli aggi e il rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento. I soggetti, invece, in stato di sovraindebitamento possono estinguere i carichi a ruolo versando il 10% delle somme iscritte alla riscossione a titolo di capitale e interessi, oltre ad aggi, spese per procedure esecutive e di notifica. Tali percentuali valgono anche per contributi (delle casse previdenziali professionali e delle gestioni Inps dei lavoratori autonomi) e il versamento sarà poi utilizzato ai fini assicurativi secondo le norme che regolano la gestione previdenziale interessata.

Le vecchie rottamazioni

Da evidenziare, ancora, la possibilità di estinzione agevolata dei debiti già oggetto delle precedenti rottamazioni per le quali il debitore non ha perfezionato la relativa definizione con l’integrale e tempestivo pagamento delle somme dovute. Occorre che sussistano i requisiti richiesti per l’estinzione agevolata (Isee, stato di sovraindebitamento e altri) e le somme già versate saranno scomputate. Nell’ipotesi in cui per i debiti oggetto di definizione sia pendente un giudizio, il contribuente deve impegnarsi a rinunciare alla lite contestualmente alla presentazione della dichiarazione per aderire alla sanatoria. Deve poi depositare copia della relativa documentazione della definizione nel fascicolo e nelle more del pagamento delle somme dovute, il processo è sospeso dal giudice. L’estinzione del giudizio è subordinata all’effettivo perfezionamento della definizione.

La legge 3 consente di accedere ad una procedura che facilita il risanamento dei debiti, attraverso un piano di rientro che permetterà al debitore di ridurre il debito. I professionisti della Consulting for innovation hanno maturato esperienza nel campo che riguarda la legge del sovraindebitamento, con l’obiettivo di supportare persone fisiche e soggetti economici attraverso soluzioni professionali e orientate al cliente.

 

 

 

Data Pubblicazione: 31/12/2018

Scritto da: Laura Ambrosi e Antonio Iorio

Pubblicato su: Quotidiano del Fisco del Il sole 24 ore

Fonte: http://www.quotidianofisco.ilsole24ore.com/art/accertamento-e-contenzioso/2018-12-28/saldo-e-stralcio-salvagente-chi-e-difficolta-economiche-195700.php?uuid=AELExW6G

 

 

Effetti penali e tributari: il perimetro delle misure premiali per la «gestione precoce»

Il parere della commissione permanente giustizia sul decreto attuativo di riforma della disciplina di crisi ed insolvenza interviene, invitando il Governo a precisare il perimetro di contenimento degli effetti penali della crisi, anche sulle misure premiali, concepite come incentivo alla gestione precoce della crisi e quindi riconosciute ai soli debitori che tempestivamente ricorrano ad uno degli strumenti codificati di composizione. Entro sei mesi dal verificarsi di talune circostanze, il debitore deve aver fatto ricorso ad una delle procedure previste dal nuovo codice, incluse quelle di allerta. Si tratta di debiti per retribuzioni scaduti da più di sessanta giorni, di debiti nei confronti di fornitori scaduti da più di centoventi giorni e superiori al non scaduto, e del superamento nel bilancio o comunque per tre mesi, degli indici di cui all’articolo 13, funzionali alla identificazione dei fondati indizi di crisi. L’impostazione è apprezzabile per oggettività, anche se spesso il dato dello scaduto conclama una condizione di crisi già consolidata e prossima all’insolvenza che dovrebbe, perlomeno nelle intenzioni, divergere dalle elaborazioni informative più sofisticate richiamate dall’articolo 13, che quella condizione sarebbero chiamate ad anticipare. Si tratterà quindi di capire come i tre indici convivano. Con riferimento alla natura delle misure premiali, l’attuale testo del decreto prevede benefici in termini di responsabilità personale del debitore, di riduzione di sanzioni ed interessi sul debito tributario, ed infine processuali. Il debitore tempestivo beneficerebbe della non punibilità per i reati di bancarotta e ricorso abusivo al credito se il danno cagionato è di speciale tenuità, o della riduzione sino alla metà della pena ove il valore dell’attivo superi il quinto dei debiti. Sul punto il parere della commissione invita a prevedere un limite massimo del danno (2 milioni di euro), ed a precisare come il quinto debba riferire ai creditori chirografari.

Modesti invece gli effetti in termini di riduzione degli oneri sul debito tributario. Non sembrano decisivi ed efficaci il contenimento al tasso legale degli interessi maturati nel corso della procedura di allerta, la riduzione al minimo delle sanzioni se la domanda di accesso ad una delle procedure di regolamentazione della crisi sia depositata entro il termine di pagamento che ne consentirebbe l’applicazione in misura ridotta e la riduzione alla metà di interessi e sanzioni quando il debito trattato con uno degli strumenti codificati sia stato precedentemente oggetto della procedura di composizione assistita. Lo schema non prevede, purtroppo, la semplificazione dell’accesso alla rateazione straordinaria in centoventi mesi di cui all’articolo 19, comma 1-quinquies, Dpr 602/1973, da più parti auspicata in quanto foriera di un alleggerimento finanziario che molto spesso nella soluzione della crisi pesa più della riduzione dell’onere.

Dal punto di vista processuale, il debitore tempestivo potrà beneficiare del raddoppio dei termini della proroga della fase prenotativa del concordato o della richiesta di omologa di accordo di ristrutturazione del debito, e della riduzione al venti per cento della soddisfazione offerta ai creditori chirografari che escluda le proposte concorrenti.

 

CONSULTING FOR INNOVATION si propone di essere un partner per le imprese e i cittadini, operando con professionalità e affidabilità al fine di accompagnare il cliente in un percorso con l’obiettivo di vederne riconosciuti i diritti.

 

 

 

Data Pubblicazione: 31/12/2018

Scritto da: Claudio Ceradini

Pubblicato su: Quotidiano del Lavoro, del Sole 24 ore

 

I privati saranno liberi da tutti i debiti anche senza contropartita ai creditori

La «procedura di sovraindebitamento», intesa come procedura finalizzata a regolare la crisi dei soggetti esclusi dal fallimento (in primis dei cosiddetti debitori civili, cioè di coloro che non possono fallire perché non sono imprenditori commerciali: comuni cittadini che si siano indebitati per qualunque motivo e non riescano più a far fronte ai loro debiti), è stata introdotta nel nostro ordinamento solo attraverso la legge n. 3 del 2012 , e dunque non appartiene alla nostra tradizione, come appartiene invece a quella di altri Paesi (quali ad esempio gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Germania). Questo spiega forse più di ogni altra considerazione perché la legge sul sovraindebitamentonon abbia ricevuto negli anni passati la diffusione che ci si aspettava.

Ora però non solo la disciplina contenuta nella legge del 2012 risulta integralmente importata all’interno del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza che sta per diventare legge, ma vi risultano anche inserite, accanto ad alcune novità solo nominali, altre importanti novità di carattere sostanziale, che da un lato dovrebbero chiarirne delle zone d’ombra e da un altro lato dovrebbero servire a renderla più appetibile. Ciò significa che il legislatore della riforma intende scommettere sull’assimilazione culturale della procedura di sovraindebitamento da parte del sistema, non solo confermandola quale procedura concorsuale a tutti gli effetti, ma provando anche a favorirla dove possibile.
La più importante delle novità funzionali a favorire una maggior diffusione della procedura di sovraindebitamento è senza dubbio quella consistente nella concessione al debitore della facoltà di godere dell’esdebitazione anche quando «non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura». Vero è che questa facoltà viene in qualche modo temperata sia dal fatto di poter essere invocata «solo per una volta», sia dalla previsione dell’ipotesi in cui, dopo la concessione dell’esdebitazione da parte del giudice, «sopravvengano utilità rilevanti, che consentano il soddisfacimento dei creditori in misura non inferiore al dieci per cento», perché in questa ipotesi il debitore dovrà assolvere ai propri obblighi di pagamento entro i successivi quattro anni.

Ma la novità rimane ugualmente molto importante, perché aggiunge al beneficio dell’esdebitazione, cioè della liberazione del debitore da tutti i debiti rimasti insoddisfatti nella procedura, di cui il debitore può già godere in virtù della legge del 2012, un vantaggio ulteriore, quale appunto quello della possibile liberazione da tutti i debiti anche quando tali debiti non possano essere pagati neppure in parte. E questo al duplice scopo di permettere al debitore un nuovo inizio (a fresh start in life, secondo l’espressione della letteratura giuridica anglo-americana) e di recuperarlo al ciclo produttivo: il che del resto corrisponde alle finalità storiche dell’istituto.

Sempre in tema di esdebitazione, la riforma prevede inoltre la sua estensione dalle persone fisiche, alle quali la legge del 2012 la circoscrive, alle persone giuridiche, e la sua applicazione di diritto in ipotesi di liquidazione controllata, semplicemente a seguito della chiusura della procedura, o addirittura anche prima della chiusura una volta decorsi tre anni dalla sua apertura. Ne gioverà la disciplina del sovraindebitamento, in termini di una sua maggior diffusione? È lecito immaginare di sì, ma molto dipenderà, come si diceva, anche dall’acquisizione di una consapevolezza e di una confidenza cui solo il tempo potrà dar vita, se si avranno la pazienza e la cura (per usare qui una suggestione proveniente da una recente opera di Gabrio Forti, «La cura delle norme») che ogni processo di assimilazione di per sé richiede.

 

La legge 3 consente di accedere ad una procedura che facilita il risanamento dei debiti, attraverso un piano di rientro che permetterà al debitore di ridurre il debito. La persona prima sovraindebitata potrà riprendere una nuova attività commerciale e potersi reinserire nella società. I professionisti della Consulting for innovation hanno maturato esperienza nel campo che riguarda la legge del sovraindebitamento, con l’obiettivo di supportare persone fisiche e soggetti economici attraverso soluzioni professionali e orientate al cliente.

 

 

Data Pubblicazione: 17/12/2018

Scritto da: Niccolò Nisivoccia

Pubblicato su: Quotidiano del Fisco del Il sole 24 ore

 Fonte  http://www.quotidianofisco.ilsole24ore.com/art/societa-e-bilanci/2018-12-14/i-privati-saranno-liberi-tutti-debiti-anche-senza-contropartita-creditori-155128.php?uuid=AEdEp6zG

Gli alert per le aziende aprono nuovi sbocchi

Se per i dottori commercialisti si aprono nuove prospettive di lavoro, per gli avvocati la riforma del codice delle crisi d’impresa può, invece, portare un restringimento degli spazi d’azione. I primi potranno, infatti, beneficiare dell’allargamento degli obblighi di revisione anche a società finora escluse, mentre i legali devono convincere il Governo a far marcia indietro sulla mancata previsione della difesa tecnica nei casi di proposta di concordato per i debitori in stato di sovraindebitamento.

Le due categorie una certezza, tuttavia, ce l’hanno: entreranno a far parte del nuovo albo nazionale da cui l’autorità giudiziaria potrà attingere per affidare gli incarichi di curatore, commissario giudiziale o liquidatore. Elenco da cui, invece, sono stati esclusi i consulenti del lavoro, che reclamano il loro diritto a farvi parte.

Il coinvolgimento della categoria nelle tante nuove procedure è molto ampio: il sindaco unico sarebbe obbligatorio, secondo le stime di Bankitalia, in oltre 180mila aziende, per gli Ocri (organismi di composizione delle crisi di imprese) da attivare ai primi segnali di allerta potrebbero servire dai 180mila ai 210mila esperti, a fronte di 60-70mila imprese colpite dal procedimento di allerta. «I commercialisti potranno assumere anche l’incarico di attestatori» spiega Andrea Foschi, che nel Consiglio nazionale ha la delega per le crisi e il risanamento di impresa – ed entreranno in gioco se l’azienda che ha sviluppato indici di rischio allarmanti decide comunque di non attivare il procedimento presso l’Ocri».  «In questo caso è obbligatoria, appunto, l’attestazione di un professionista indipendente che si farà carico di responsabilità penali e civili». Tutte professionalità da “pescare” dal nuovo Albo di esperti per i ruoli di liquidatore, commissario giudiziale e curatore, cui, secondo l’attuale schema di decreto, possono accedere commercialisti e avvocati.

Dal Consiglio nazionale dei commercialisti è arrivata la preoccupazione per questa massa di incarichi. In audizione quindi il 4 dicembre il Cndcec ha chiesto un’entrata in vigore scaglionata. «Serve più tempo per le imprese sotto i 5 milioni di fatturato» precisa Foschi. Secondo i commercialisti occorrerebbe almeno un anno in più per la nomina dei sindaci e 18 mesi (in aggiunta agli attuali 18 validi per tutti) per far scattare le nuove procedure di allerta anche per loro.

Tralasciando i rilievi di carattere procedurale e soffermandosi su quelli che possono avere una ricaduta sull’attività, il Consiglio nazionale forense chiede al Governo di eliminare dalla norma sul concordato relativo alle imprese in stato di sovraindebitamento il divieto di farsi assistere da un difensore. «Va considerato – sottolinea Carlo Orlando, consigliere del Cnf – che quelle procedure si concludono di solito con un procedimento giurisdizionale, per cui non si può escludere la difesa tecnica. E poi, la legge delega non dice nulla al riguardo». Altro aspetto delicato è l’istituzione degli Ocri. «Sono – aggiunge Orlando – nuovi contenitori che dovranno garantire la massima riservatezza. La commissione Rordorf, che ha lavorato alla riforma, aveva previsto che le procedure di allerta venissero trattate dalle attuali camere di compensazione, che funzionano bene».

L’esclusione dall’albo dei curatori e commissari giudiziali non va giù ai consulenti del lavoro. «Tra i principi della legge delega – afferma Sergio Giorgini, vicepresidente del Consiglio nazionale della categoria – c’è la tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori delle imprese in crisi. Il consulente del lavoro ha le competenze per intervenire. Dunque, abbiamo i titoli per stare nell’albo. Il decreto, invece, si rifà a requisiti fissati nel 1946. Ma a quell’epoca non c’era alcuna normativa sulla tutela dei diritti dei lavoratori».

 

Di sovente la Consulting for Innovation si trova a doversi confrontare con soggetti economici che stanno subendo procedure esecutive sui beni, come pignoramenti o fermi amministrativi. Il pool di professionisti della Consulting assiste il debitore in tutte le fasi della procedura, mettendo a disposizione i suoi professionisti che valuteranno le singole posizioni e assisteranno i consumatori e le aziende nell’iter da avviare.

 

Data Pubblicazione: 10/12/2018

Scritto da: Antonello Cherchi e Valeria Uva

Pubblicato su: Quotidiano del Lavoro, del Sole 24 ore Norme e Tributi

Fonte : http://quotidianolavoro.ilsole24ore.com/art/agevolazioni-e-incentivi/2018-12-07/la-crisi-d-impresa-apre-nuovi-sbocchi-122129.php?uuid=AECovVvG&fromSearch

 

In crisi per troppi debiti? Ecco chi ti aiuta a ridurli

In aumento le famiglie che non riescono a pagare le spese e le rate del mutuo. Camere di Commercio e Unioncamere sostengono privati e aziende

Fabrizio, quarantenne di Pavia, la preoccupazione per i debiti aveva fatto perdere il sonno. Sul suo stipendio da impiegato pesavano le rate del mutuo sottoscritte con una banca e quelle di un prestito, stipulato con un’altra. Era convinto di vedere la sua casa finire all’asta. Invece, oggi vive ancora con la sua compagna, nel loro bilocale. Non ha appianato del tutto i debiti, ma potrà pagare il mutuo in tempi più dilazionati e contando su una riduzione sia del mutuo che del prestito. Fabrizio ha dimostrato di essere pronto a fare tutto il possibile per onorare i debiti. Occorreva, però, un piano per i pagamenti che fosse sostenibile. E la vendita del bilocale che lo avrebbe messo in mezzo a una strada non sarebbe stata conveniente neppure per le banche. Ada, invece, fino a qualche mese fa gestiva un bar a Milano, acquistato coi risparmi di anni di lavoro dipendente. Il giro d’affari, però, non si era rivelato quello sperato. Per pagare i fornitori era rimasta indietro con le tasse sul commercio, fino ad arrivare a un pesante debito con l’erario. Una situazione che sembrava senza vie d’uscita e che, invece, si è conclusa con un accordo che ha permesso a Ada, sostenuta economicamente dai genitori e da un’amica, di accordarsi coi creditori con una somma pari a circa il 10 per cento del debito. Non uno sconto, ma il massimo sforzo che Ada e la sua famiglia erano di grado di affrontare in quella situazione.

I casi di Ada e Fabrizio non sono rari. Secondo i dati di Banca d’Italia, nel 2000 le famiglie indebitate non superavano le 200 mila. Uno studio presentato a giugno dalla Consulta nazionale antiusura parla di 1 milione 959 mila casi nel 2017 con un aumento di 682 mila casi in 10 anni. Scarsa conoscenza della gestione delle proprie finanze. Una comprensione superficiale dei processi di pagamento a rate e del loro reale costo. Oppure, eventi avversi, come la perdita del lavoro, della salute o spese improvvise non rimandabili. Sono tanti i motivi per cui le famiglie possono arrivare alla «crisi da sovraindebitamento». Ada e Fabrizio hanno evitato di finire sul lastrico rivolgendosi all’Organismo per la composizione delle crisi da sovraindebitamento (Occ), istituito l’anno scorso dalle Camere di Commercio e Unioncamere Lombardia. Un servizio rivolto anche a semplici consumatori e lavoratori autonomi, oltre che a piccoli imprenditori e commercianti con attività escluse dalla procedura del fallimento. In un anno e mezzo di attività, lo sportello ha trattato 200 casi in Lombardia. All’Occ, i debitori vengono aiutati dal «gestore della crisi», ovvero un legale, a formulare una proposta di accordo con i creditori. Il debitore si impegna in un progetto con importi e tempi definiti per saldare in tutto o in parte i debiti e i creditori recuperano almeno in parte quanto dovuto. Tra i nuovi casi in esame a Milano c’è quello di Patrizia, 60 anni, piccola imprenditrice di Monza, che vorrebbe vendere la casa per pagare i debiti del mutuo e della sua impresa.

Per aiutare chi non riesce a pagare spese e rate, è stata varata nel 2002 una legge ad hoc: la legge 3/2012 «cancella debiti» che permette di ristrutturarli, ridurli o in alcuni casi addirittura estinguerli. Una norma poco conosciuta, ma importantissima. Sportelli come l’Occ vanno invece nella sua direzione, come spiega Elena Vasco, segretario generale di Unioncamere Lombardia: «L’Occ è un’iniziativa con un’importante valenza etica e sociale, indirizzata soprattutto alle micro-piccole aziende, che ha effetti concreti non solo sui diretti interessati, ma genera ricadute positive a beneficio dell’intero sistema economico».

 

I consulenti ed il pool di professionisti della CONSULTING FOR INNOVATION sono soggetti altamente qualificati nella risoluzione di controversie legate al debito, e accompagnano il cliente a intraprendere azioni che possano consentire allo stesso di riappropriarsi della vita in modo sereno.

 

Data Pubblicazione: 26/08/2018

Scritto da: Giovanna Maria Fagnani

Pubblicato su: Corriere della Sera

Fonte: https://www.corriere.it/buone-notizie/18_agosto_26/crisi-troppi-debiti-ecco-chi-ti-aiuta-ridurli-8cd4e230-a92f-11e8-ac75-03917cf6f044.shtml