industria 4.0

PMI e crescita: il comun denominatore è la digitalizzazione!

Dando uno sguardo alle ultime statistiche la crescita delle PMI sembra aver ricevuto un colpo d’arresto, il fattore determinante si può rintracciare nella mancata innovazione.
Nel 2017 circa 150 mila imprese italiane con 50 milioni di euro di fatturato segnalavano un trend di crescita di ricavi e occupazione in forte ripresa rispetto agli anni precedenti, una crescita che oggi invece sembra rallentare nuovamente.

Come si è giunti a questa situazione? Ci sono meno PMI, ma soprattutto meno PMI che puntano sull’innovazione, il comun denominatore determinante per la crescita delle PMI italiane che crescono di più in Europa. A dimostrarlo è la classifica rilasciata dal Financial Times, nella quale sono presenti molte PMI Italiane che hanno in comune il fattore più importante che permette loro di conquistarsi un posto in classifica: la digitalizzazione.

I benefici della digitalizzazione sono ormai ampliamenti dimostrati, stiamo vivendo un’epoca di cambiamento dove il digitale non è più una novità ma un elemento indispensabile, ma le piccole e medie imprese evidenziano ancora grandi difficoltà nell’investire in tecnologie digitali, dimostrandosi restie al cambiamento e poco fiduciose.

È necessario abbandonare la logica tradizionale guardando a nuovi modelli di business ormai affermati, orientati alla trasformazione digitale, accogliendo il cambiamento che consente la crescita.

Consulting for Innovation supporta le imprese a 360° e si impegna da sempre nel sostenere i processi di digitalizzazione come elemento fondamentale di cambiamento che rende un’azienda competitiva sul mercato.

E’arrivato il momento di innovarsi: Il 5G perchè è importante per le Pmi

Se ne parla ormai da diverso tempo, il 5 G è una vera e propria rivoluzione in molti settori, non solo in quello della comunicazione, come si può ben immaginare.

Le macchine potranno comunicare in tempo reale tra loro su più livelli, e con questa prospettiva si intuisce come il 5 G sia un elemento chiave per la competitività futura di molte nazioni.

Per l ‘Italia questo aspetto è molto importante per far capire come la competitività del mercato si baserà sempre più sull’innovazione tecnologica, non solo come mezzo e strumento, ma vere e proprie strategie che uniscono la lavorazione ed il prodotto finale.

Ciò che occorre attenzionare è quindi la preparazione necessaria per fa fronte a questo cambiamento ormai imminente ed inevitabile.

Le innovazioni digitali e tecnologiche possono essere quel surplus che permette di fare la differenza, ma ciò accade soltanto quando si hanno le competenze per poter sfruttare questi strumenti, senza le competenze adeguate si rischia di perdere la grande opportunità offerta e rimanere indietro in un mercato ormai sempre più evoluto.

Il 5G giocherà un ruolo fondamentale per le aziende che vogliono migliorare le proprie competenze di mobile e remote working, consentendo ai dipendenti di lavorare in modo più veloce, efficiente e produttivo sia che si trovino a casa sia presso un cliente”, ha dichiarato Massimo Arioli, Head of B2B Sales&Marketing, Toshiba Client Solutions Italy.

 

Consulting for Innovation supporta le imprese a 360° e si impegna da sempre nel sostenere una formazione continua come elemento fondamentale di cambiamento che rende un’azienda competitiva sul mercato.

 

Fonte SOLE 24 ORE

L’Era del Cliente: come avere successo!

L’importanza della Customer Experience

Per le piccole aziende, soprattutto in una fase iniziale, è molto facile avere un buon rapporto con il cliente, riuscire a gestirlo in modo accurato stando attento ad ogni sua esigenza. Quando un’azienda inizia a crescere la cura di questo rapporto inizia a richiedere molto più impegno.

L’aumento degli affari, e quindi dei clienti, rende la cura di quest’ultimo più complicata e spesso si rischia di non porci molta attenzione. Molte aziende sottovalutano questo aspetto, cercando di incrementare e inglobare nuovi clienti, trascurando coloro i quali invece lo sono già da tempo.

Grave errore da non dover commettere. Nonostante un’azienda possa crescere è necessario che continui a mantenere l’empatia con i propri clienti, quella qualità che riesce a fare la differenza in un mercato sempre più concorrenziale.

È la cosiddetta Customer centricity, ossia la centralità del cliente.

I clienti, da sempre sono il bene più prezioso di un’azienda, ma anche quello maggiormente bisognoso di cure e attenzioni. Si pensa spesso erroneamente che il passo più difficile sia quello di attirare potenziali clienti, convincerli che la nostra azienda è migliore rispetto alle altre, ma in realtà quella è solo la fase iniziale, la parte più complessa avviene dopo, con la cura e l’attenzione ai clienti che ci hanno scelto.

Con lo sviluppo sempre maggiore delle tecnologie digitali il cliente sviluppa consapevolezza ed acquisisce sempre più informazioni sui relativi prodotti e servizi ai quali è interessato. In questo scenario il suo potere decisionale è in continuo aumento diventando il centro dell’esperienza d’acquisto, dando luogo alla cosiddetta “Era del Cliente”, dove sono le aziende a dover entrare in sintonia con quest’ultimo. Come dimostra una ricerca sulla Customer Experience la top 10 è dominata da brand internazionali, con Amazon al 1 posto che ha messo al centro di tutta la sua strategia la cura del cliente, con una stretta correlazione tra la soddisfazione del cliente e la crescita dei ricavi.

La Consulting for Innovation ha posto da sempre al centro della sua filosofia la cura del cliente, ascoltando le sue esigenze e supportandolo, grazie al suo team di professionisti, nelle scelte delle migliori strategie da compiere.

 

 

innovazione

PMI ITALIANE : INVESTIRE NEL DIGITALE

Come dimostra uno studio Nielsen, le Piccole e Medie imprese italiane, in un periodo non proprio in crescita ricercano nella sfera del digitale uno strumento in grado di fornire loro una visione più chiara sull’andamento del proprio business. Allo stesso tempo i professionisti all’interno del mondo imprenditoriale indicano sempre più spesso la digitalizzazione come un aspetto necessario per far evolvere il proprio ruolo.

<< Le PMI italiane confidano, infatti, nel digitale per poter collaborare con fornitori e clienti (86%), in particolare per scambiare ordini elettronici (79%) e gestire pagamenti (80%), ma anche per avere immediato accesso alle informazioni sullo stato dei pagamenti dei propri clienti (86%) o per visualizzare lo stato di evasione degli ordini (83%). Avere un quadro esaustivo della situazione, permette alle imprese di essere più agili e di prendere decisioni in modo più rapido e consapevole >>

Federico Leproux, CEO di TeamSystem “Dalla ricerca emergono dati particolarmente interessanti, che descrivono un approccio chiaro del nostro tessuto imprenditoriale e dei professionisti italiani”, ha sottolineato “C’è la consapevolezza diffusa che il digitale stia funzionando e che innovare il processo passando al digitale porti con sé un salto di qualità significativo, in grado di rendere l’azienda più competitiva attraverso la leva tecnologica. Con il digitale è possibile rendere i processi più semplici e controllati, ridurre errori, raccogliere molte più informazioni, lavorare in modo integrato, collaborando in modo più sinergico con tutta la filiera, dai clienti ai fornitori, passando per i partner. Tuttavia, per continuare a crescere in tema di produttività e poter competere ancora di più sui mercati globali nel corso dei prossimi anni, bisogna accompagnare l’innovazione tecnologica, evolvendo le competenze e investendo sulle persone. La trasformazione digitale, infatti, sarà è veramente efficace se valorizzerà pienamente il talento e le potenzialità delle persone.

Consulting for Innovation supporta le imprese a 360° e si impegna da sempre nel sostenere i processi di digitalizzazione come elemento fondamentale di cambiamento che rende un’azienda competitiva sul mercato.

Pmi: l’innovazione fa la differenza?

Come emerge da numerose ricerche il mondo delle Pmi di tutta Europa sta attraversando, ormai da tempo, un periodo di cambiamenti che non accenna a fermarsi. Il fulcro di queste trasfomazioni riguarda le innovazioni tecnologiche, considerate ormai una condizione necessaria per avere successo in un mercato sempre più evoluto.

Come riporta in un intervista Edward Gower-Isaac, Vice President, Business Process & Application Services, Ricoh Europe

<< Il mercato si muove velocemente e non aspetta nessuno. Temo quindi che molte Pmi si stiano attardando eccessivamente e pertanto non riusciranno a reagire ai cambiamenti in atto. Così facendo, rischiano però di perdere il controllo sul proprio futuro. È dunque necessario che queste aziende si trasformino rapidamente e in modo efficace per riuscire a stare al passo con le nuove esigenze dei clienti e del mercato >>.

I consumatori sono l’indice fondamentale del cambiamento, perciò la maggioranza delle aziende vede l’innovazione tecnologica come una priorità. È necessario, però, considerare quelli che sono gli obiettivi di una Pmi ed il contesto nel quale si trova, per poter sfruttare a proprio vantaggio le tecnologie a disposizione. Ogni settore ha le proprie esigenze, ma il cambiamento è presente ormai in ogni ambito. Dal settore amministrativo, che con il supporto adeguato consente una riduzione sostanziale delle tempistiche a quello produttivo con una riduzione dei costi.

L’impresa, quindi, ha sempre più necessità di una consulenza specializzata. La differenza sostanziale sta nei professionisti, oltre che essere preparati e specializzati devono soprattutto essere aggiornati costantemente, in linea con i cambiamenti in continua evoluzione.

La Consulting for innovation considera la formazione come un momento fondamentale per ogni Pmi. Con il suo team di professionisti, specializzati e in continuo aggiornamento, fornisce supporto alle imprese, sviluppando per ognuna di esse, la strategia più adatta per ogni esigenza.

 

Fonte https://www.lineaedp.it/news/40252/perche-le-pmi-dovrebbero-puntare-allinnovazione/#.XH5dxrpKhPY

 

 

La rivoluzione 5G è iniziata: come privati e aziende potranno sfruttare le sue potenzialità.

Se ne parla ormai da tempo, il 5G è fortemente atteso. La possibilità di un mondo iperconnesso sta diventando reale. Ciò che importa adesso, però, è riuscire a cogliere le enormi potenzialità che il 5G può offrire, contribuendo all’accelerazione dei processi industriali e di business. Il 5G giocherà un ruolo fondamentale anche e soprattutto per le aziende che vogliono migliorare le proprie competenze, consentendo ai dipendenti di lavorare in modo più veloce, funzionale e produttivo, sia che si trovino in ufficio, a casa o da un cliente, stravolgendo la nozione canonica di lavoro, cambiamento ormai in atto da tempo. I settori di applicazione sono davvero molti come l’automazione industriale, smart city, comunicazione, media e molti altri. Una capacità di banda così ampia sarà una grande opportunità per le PMI con soluzioni di automazione in tempo reale e a controllo remoto, servizi video in alta risoluzione, piattaforme di monitoraggio di produzione e tracking, gestione dei veicoli connessi (come le auto autonome e tutto l’ambiente urbano che sboccerà loro intorno), controllo della sicurezza negli ambienti di lavoro, sorveglianza, robotica avanzata, interventi in realtà aumentata e molto altro.

Tra le imprese è ormai fondata la consapevolezza dell’importanza di un iperconnessione, l’unica preoccupazione è quella di non essere adeguatamente preparati ad affrontarla. Come ogni cambiamento è necessario un processo di formazione, che consenta ai fruitori di sfruttare al massimo le potenzialità delle innovazioni tecnologiche proposte. La Consulting for innovation ritiene da sempre la formazione un aspetto centrale all’interno di un’azienda, passaggio fondamentale, senza il quale non si può trarre vantaggio dal cambiamento e sfruttare al meglio le innovazioni.

 

 

Fonte https://www.pmi.it/tecnologia/infrastrutture-it/293604/5g-in-italia-novita-e-applicazioni.html

PMI.IT

Il balzo del Crowdfunding, raddoppio in un anno

Il termine crowdfunding, che letteralmente significa “trovare fondi attraverso la folla“; è un micro-finanziamento dal basso, che usufruisce dell’aiuto di persone le quali scelgono di investire liberamente in un progetto, in cui credono o da cui si sentono ispirati.

Si tratta di una forma di finanziamento veloce in quanto viene veicolato attraverso il web, dove l’informazione si diffonde rapidamente, basato sui principi di sharing economy. Negli ultimi anni, quindi, alle fonti tradizionali di finanza si stanno sostituendo forme alternative, come il Crowdfunding.  Soltanto nell’ultimo anno questa forma di finanziamento ha raggiunto i 112,5 milioni di euro, partendo da appena 65 milioni nel 2015.   Soprattutto grazie alla consistente crescita del comparto regolamentato, un Trend incentivato, quindi, anche dall’entrata in vigore del nuovo regolamento Consob, che ha allargato a tutte le piccole e medie imprese italiane la possibilità di raccogliere capitali attraverso l’equity crowdfunding (possibilità prima limitata a startup e a Pmi innovative).

L’ascesa del Crowdfunding è sintomo e rappresentanza di un forte cambiamento che sta caratterizzando anche il mondo bancario.

Nonostante i numeri siano positivi resta alla base un problema di conoscenza. Le forme innovative sono il risultato di un mondo in continua evoluzione e cambiamento, ma per trarre vantaggio dalle innovazioni è necessario essere costantemente aggiornati. La Consulting for innovation, per facilitare il percorso di avvicinamento tra banche e imprese, utilizza anche approcci innovativi, grazie al suo pool di professionisti specializzati, mediante strumenti come crowdfunding, peertopeer, landing, alternativi al sistema creditizio tradizionale.

 

 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2019-01-31/il-crowdfunding-raddoppia-un-anno-e-arriva-245-milioni-143248.shtml?uuid=AFDiUmD

iL SOLE 24 ORE

 

 

INDUSTRIA 4.0 La quarta rivoluzione industriale, per l’Italia la sfida più difficile

La rivoluzione digitale in ambito lavorativo è avviata ormai da tempo. Le nuove tecnologie sono presenti in ogni settore, con macchinari che supportano il lavoro umano. Adesso è il momento delle competenze, sono le persone che devono seguire questo cambiamento ri-aggiornandosi continuamente, per stare al passo delle innovazioni tecnologiche e permettere ad esse di rappresentare quel quid in più. Ma vediamo una panoramica sugli strumenti presenti nel programma Industry 4.0 dopo l’ultima Legge di stabilità. Non può che commentarsi con favore l’avvio del credito d’imposta per la formazione 4.0 mentre lo stesso non può dirsi per la riduzione della percentuale applicabile ad alcune voci di spesa nell’ambito del Credito d’imposta per ricerca e sviluppo che sembrano più dettate da esigenze di spostamento di risorse che da una volontà politica di avvantaggiare le PMI rispetto alle grandi imprese. Inoltre se gli incentivi alla digitalizzazione (Voucher per i Manager dell’Innovazione 4.0) sicuramente sono attuali nel contempo si deve evidenziare che, forse, analoghi strumenti di incentivazione andavano inseriti per migliorare e rafforzare la cultura finanziaria dei piccoli imprenditori. Infatti gli investimenti devono finanziarsi sia con mezzi propri che di terzi ed, oggi, spesso la difficoltà dei “piccoli” è rappresentata dal l’incapacità di individuare gli strumenti creditizi più adatti alle loro esigenze. La Consulting for innovation considera da sempre la formazione e l’aggiornamento continuo come un tassello fondamentale nel mondo del lavoro. Grazie al suo team di professionisti si impegna ad aiutare gli imprenditori e sostenere le Pmi, accompagnandole nella individuazione dei migliori strumenti più adatti alle loro esigenze.

 

 

Fonte https://www.agendadigitale.eu/industry-4-0/preparare-i-lavoratori-alla-quarta-rivoluzione-industriale-per-litalia-la-sfida-piu-difficile/

Pubblicato il 31/01/ 2019

Scritto da: Gianni Potti

presidente CNCT – Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici

Preparare i lavoratori alla quarta rivoluzione industriale, colmare il gap di competenze, convivere con l’intelligenza artificiale e aumentare la percentuale di donne impiegate in ambito tecnologico. Sono queste le nuove vere grandi sfide globali che anche l’Italia deve affrontare per farsi trovare pronta alla società 5.0, quella del nuovo umanesimo digitale in cui avranno successo le aziende che avranno cura del capitale umano e che comprenderanno che le tecnologie sono un abilitatore al servizio delle persone e non un loro sostituto. Per governare questo cambiamento, la parola d’ordine – se ne è parlato anche nel corso del forum economico mondiale di Davos – sarà quindi “reskilling“, ovvero la responsabilità di imprenditori e manager di occuparsi delle proprie persone, accompagnandole verso le nuove frontiere professionali dell’era digitale. Lo sviluppo di competenze dunque come capacità di leadership, pensiero laterale e creatività, per contrastare la riduzione dei posti di lavoro legata alla crescente automazione. Tradotto significa che la formazione digitale, l’alfabetizzazione come si usa dire, diventa “reskill”, la parola d’ordine per restare competitivi sul mercato del lavoro. Certamente urgono maggiori regolamentazioni mirate a conservare i posti di lavoro e il livello salariale, e va governata con equilibrio l’avanzata disruptive della tecnologia mixando con l’esigenza di una società più equa e sostenibile. Per questo ritengo che il cambio di approccio impresso dal Governo ai temi di Industria 4.0rispetto al precedente piano Calenda/Renzi, come vedremo di seguito, sia molto interessante e, spero, solo l’inizio di ulteriori provvedimenti, magari con dotazioni economiche di investimento maggiori a favore delle imprese. Solo rinforzando gli investimenti potremo infatti riportare l’impresa al centro del dibattito e sviluppo del Paese. Invece stiamo ancora vedendo segnali deboli, anche se nella giusta e da noi ripetutamente auspicata direzione.

L’approccio del nuovo Governo a Industria 4.0

Nei capitoli dedicati al digitale che figurano nella legge di bilancio 2019, i punti interessanti sull’innovazione (venture capital, web tax) sono diversi, ma il nostro interesse va qui a focalizzarsi su Industria 4.0 Non solo e non tanto per quanto viene detto e finanziato, ma per cercare di comprendere la nuova visione – notevolmente differente rispetto alla precedente – sulle politiche governative rivolte a questo settore. Ad una prima analisi le misure dedicate alla digitalizzazione delle imprese vanno in continuità con il vecchio piano Calenda/Renzi sul 4.0. Come si disse all’epoca il primo vero tentativo governativo di avere un progetto industriale sul Paese, puntando, ai tempi della digital transformation, sulla manifattura intelligente. Il piano tra il 2017 e il 2018 ha dato buoni risultati con la ripresa degli investimenti destinati ai beni strumentali e un’espansione significativa della produzione, poco meno di 50 miliardi di euro, contestualmente vi è stata una forte sostituzione del parco macchinari nelle industrie, portando il consumo interno di macchinari per due anni di fila ben oltre il 10% di crescita degli investimenti. Ora il Ministro Di Maio ha deciso, con il Governo, di eliminare il superammortamento, salvo che per i beni strumentali immateriali, tra cui ad esempio il cloud computing, dimezzare dal 50 al 25% il credito d’imposta per la ricerca per alcune voci di spesa, ma soprattutto (e questo a mio avviso è molto interessante!) spostare dalle grandi imprese alle PMI l’asse principale degli interventi.

Riassumendo i provvedimenti:

  • credito d’imposta sulla ricerca, limite di spesa dimezzato da 20 a 10 milioni euro,
  • iperammortamento viene aumentato di 20 punti percentuali per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro e poi abbassato di 50 punti percentuali per la fascia 2,5-10 milioni di euro e di 100 punti percentuali per quella compresa tra 10 e 20 milioni di euro, soglia oltre la quale non viene prevista alcuna maggiorazione del costo.

 

Formazione 4.0 e voucher per i manager dell’innovazione

Un capitolo a sé riguarda la formazione 4.0, con agevolazione aumentata dal 40 al 50% per le piccole imprese, confermata al 40% per le medie (sempre con un massimo spendibile di 300 mila euro) e ridotta al 30% per le grandi imprese, penalizzate anche dalla riduzione del limite di spesa (a 200 mila euro).

Quindi un cambio di rotta deciso a favore delle PMI, vera ossatura del sistema Paese! Mentre il piano iniziale di Calenda era quasi esclusivamente indirizzato alle grandi imprese multinazionali, oggi alle spalle c’è un interessante, diverso pensiero.

Ma ci sono ulteriori agevolazioni nella legge di bilancio per le piccole imprese, come il voucher per i manager dell’innovazione 4.0. Un sostegno fino a 40mila euro per le PMI che si faranno assistere da un consulente (persona fisica o giuridica) per la trasformazione digitale, opportunamente certificato. Cifra raddoppiabile se a farlo è una rete di impresa. È evidente che questa misura aiuta tutti coloro che da piccoli imprenditori colgono l’importanza e urgenza di adeguarsi alle esigenze della digital transformation, ma magari non hanno né le risorse, né la vision necessaria. Ecco quindi che il Governo interviene a supportare il piccolo imprenditore che potrà avere in azienda chi lo aiuterà ad intervenire nei processi, la vera sfida del 4.0.

 

Pmi sempre meno dipendenti dalle banche grazie alla digital trasformation

Sono in calo le Pmi che dipendono in modo importante dai prestiti bancari. Questo cambiamento è dovuto agli strumenti offerti dalla digital trasformation, che le imprese iniziano ad apprezzare, iniziando a sfruttare il loro potenziale. Sono in crescita, infatti, l’utilizzo degli strumenti di finanziamento alternativi come i mini-bond, Peer-to-peer lending, Invoice trading, Equity/Leding Crowdfuding ecc, che hanno registrato trend positivi nel 2018. Altro dato da sottolineare è la progressiva uscita dal mercato delle imprese più fragili a fronte di un sistema di Pmi più ristretto ma con un profilo più solido. Nonostante il debito bancario rimanga, tutt’ora, una delle forme più utilizzate, non rappresenta più l’unica fonte di finanziamento.

Le diverse forme di finanza alternativa al sistema creditizio tradizionale sono tra gli approcci che la Consulting for innovation utilizza per sostenere le Pmi, accompagnandole nella individuazione dei migliori strumenti

 

 

Fonte https://www.tempi.it/le-pmi-si-rafforzano-e-accedere-al-credito-non-e-piu-cosi-difficile/

Pubblicato il 25/01/2019

scritto da Francesco Megna

su: Tempi

 

Piccole imprese in progressivo aumento di numero e di solvibilità. E sempre meno dipendenti dalle banche. Il sistema si è ristretto ma ora è più solido

Le Pmi rappresentano il fulcro del tessuto produttivo (98,9 per cento del totale delle imprese presenti sul territorio e generano il 69,7 per cento del valore aggiunto). Gli indici di solidità finanziaria sono decisamente migliorati: dal 2007 la percentuale di imprese solvibili è cresciuta di circa 12 punti percentuali, parallelamente a una riduzione di quelle a rischio di oltre il 9 per cento; solo il 7 per cento delle Pmi considera l’accesso al credito un problema (a fronte del 18 per cento nel 2007). Inoltre diminuiscono le piccole imprese che dipendono in modo importante dai prestiti bancari (il 21 per cento delle Pmi non fa ricorso a tale strumento a fronte di un 14 per cento nel 2009). Sono in decisa crescita strumenti di finanziamento alternativi a supporto delle Pmi (il programma Elite di Borsa Italiana, la diffusione dei mini-bond, nuovi strumenti Fintech- Peer-to-peer lending, Invoice trading, Equity/Leding Crowdfuding): tutti strumenti che hanno fatto registrare trend positivi nel 2018 e sono in forte ascesa. Sfruttare al massimo il potenziale offerto dalla digital transformation e dall’Industria 4.0 per favorire l’inclusione finanziaria delle Pmi sarà una delle sfide che attende gli operatori di settore.

RAFFORZAMENTO DI NUMERO E DI CAPITALE Le nostre Pmi sono in progressivo aumento: a seguito di un progressivo trend in diminuzione del numero delle piccole aziende nel corso degli anni, nel 2017 è possibile evidenziare un trend in crescita (+3,1 per cento), rafforzato nel 2018 (+3,5 per cento). Molte società del segmento hanno intrapreso un percorso progressivo di rafforzamento del capitale proprio che, abbinato a un aumento dei debiti finanziari proporzionalmente inferiore, ha prodotto una riduzione del leverage ratio, passato dal 112 per cento del 2007 al 79 del 2017. Dal 2008 la percentuale di piccole imprese solvibili è cresciuta di oltre 16 punti percentuali, parallelamente a una riduzione di quelle a rischio di oltre il 12 per cento. È possibile evidenziare un processo di selezione dovuto alla progressiva uscita dal mercato delle aziende più fragili: il sistema delle Pmi risulta più ristretto ma con un profilo più solido. Dal 2014 è possibile riscontrare un effettivo miglioramento del profilo di rischio (non dovuto alla progressiva selezione degli anni precedenti), dal momento che il sistema delle Pmi è rimasto sostanzialmente invariato.

LE SFIDE E LE FONTI DI FINANZIAMENTO Quali sono, invece, le maggiori preoccupazioni per le nostre aziende? I principali problemi in sintesi sono: l’aumento dei costi di produzione o dei costi del lavoro, la disponibilità di personale qualificato o manager con esperienza, la pressione regolamentare e i nuovi scenari competitivi. Le principali fonti di finanziamento per le Pmi sono le linee di credito (rilevanti per il 56 per cento), i sussidi (50 per cento) e i prestiti bancari (49 per cento). Il finanziamento con capitale proprio è rilevante solamente per il 2 per cento. Un forte distacco rispetto alla media europea si ha verso l’area del credito commerciale, che è rilevante per il 46 per cento delle Pmi contro il 34 di media Ue, probabilmente a causa dei prolungati tempi necessari a ricevere un pagamento. Oltre a credito commerciale e sussidi, anche il leasing vede una grande differenza rispetto alla media europea, più alta di 20 punti percentuali.

VERSO L’INDIPENDENZA DAL DEBITO BANCARIO Nonostante rimanga tutt’ora una delle principali fonti di finanziamento, il trend conferma le tendenze di calo dell’importanza del debito bancario. Si tratta di una variazione lieve, ma costante. Come sopra accennato, il prestito bancario non rappresenta più l’unica fonte di finanziamento: il 39 per cento del totale delle Pmi non ricorre al capitale bancario per finanziare la propria attività. Quota in netto aumento rispetto al 2008 (27 per cento). In particolare, il 27 per cento fa affidamento a capitale proprio e fondi interni, mentre il 7 per cento si appoggia a risorse non bancarie. Diminuiscono inoltre le Pmi molto dipendenti da finanziamenti bancari (ovvero per le quali tali strumenti rappresentano più del 50 per cento del totale attivo) pari a 7,5 per cento, a fronte di un 12.5 nel 2008. Parallelamente, la possibilità di accedere al credito sembra essere tornata su livelli pre crisi.

 

Alternative Finance: I fattori di successo dell’Invoice trading

Alternative Finance e Fintech stanno mostrando grande vivacità grazie al sorgere di nuove piattaforme specializzate ed una crescente fiducia degli investitori, sia “crowd” che istituzionali. All’interno della dimensione Fintech, il fenomeno dell’Invoice Trading (o Invoice Financing, o ancora in italiano “anticipo fatture”) sta destando molto interesse, realizzando un’importante crescita in termini di volumi investiti e di nuove piattaforme attive.

CHE COS’È

Sinteticamente, si tratta della cessione di fatture commerciali dei propri clienti (debitori ceduti), attraverso una piattaforma online specializzata, da parte di una PMI (cedente) ad un investitore terzo (cessionario), il quale anticipa alla PMI il saldo al netto della sua remunerazione. Il profilo tipico delle imprese finanziate è quello delle PMI. Il vantaggio si concretizza nel veloce smobilizzo del capitale circolante, che rappresenta un fattore critico in Italia dove i tempi medi di liquidazione delle fatture sono oltre i 90 giorni (più del doppio rispetto alla media tedesca) e l’accesso al credito è limitato solo a chi può offrire un certo numero di garanzie sui canali tradizionali (come banche e istituti specializzati nel factoring).

COME FUNZIONA

Idealmente, l’Invoice Trading prevede che la PMI registrata sul portale possa offrire la vendita di una o più fatture commerciali (in attesa di saldo da parte del cliente che la piattaforma analizzerà attentamente sotto il profilo del merito creditizio) direttamente a più investitori in competizione. All’investitore selezionato verrà garantito un rendimento pari alla differenza tra il valore totale del saldo della fattura ed il prezzo di acquisizione della stessa. La piattaforma fa sì che l’investitore anticipi entro 48 ore l’85-90% del valore della fattura alla PMI, mentre il resto del saldo sarà trattenuto in forma di garanzia e poi liquidato al momento dell’effettiva scadenza della fattura, al netto della remunerazione dell’investiore. Le caratteristiche distintive dell’ Invoice Trading rispetto all’offerta tradizionale di factoring sono:

flessibilità del credito per qualsiasi tipo di PMI senza necessità di garanzie o collaterale senza segnalazione alla Centrale Rischi del circuito bancario; semplicità di utilizzo del servizio; velocità di collocamento della fattura (infatti, una volta accettata l’offerta dalla piattaforma, l’acquisto è liquidato in genere entro 48 ore); trasparenza dei costi in un mercato con più investitori che competono sul valore dell’investimento. I punti di debolezza che possono essere individuati, ma che non ne hanno limitato la diffusione, sono: un tasso di interesse non necessariamente competitivo rispetto a quello applicato dal circuito bancario, sono accettate solo fatture inviate a società di capitali, mentre sono rifiutate quelle inviate alla P.A. (modello previsto da quasi tutte le piattaforme). Non è possibile dividere il valore di una fattura fra più investitori e l’importo minimo delle fatture accettate varia tra 1.000 e 10.000 euro (non è crowdinvesting). Come nel factoring tradizionale, anche nell’Invoice Trading la cessione del credito potrebbe essere fatta attraverso due soluzioni diverse (disciplina ex artt. 1260 e ss. c.c.): pro-solvendo (il cedente rimane responsabile del mancato pagamento del saldo totale da parte del suo cliente nei confronti del cessionario) o pro-soluto (il credito viene ceduto al cessionario che si accolla anche il rischio di insolvenza del cliente senza poter esercitare il regresso verso il cedente). Nella realtà operativa delle piattaforme italiane si è diffuso e consolidato il modello pro-soluto, con l’attivazione di meccanismi di garanzia ed assicurazione da parte delle piattaforme per coprire i rischi. Questo aspetto rappresenta un ulteriore vantaggio rispetto ai canali tradizionali, dai quali è applicata più comunemente la cessione pro-solvendo.

LE PIATTAFORME

Le piattaforme italiane si sono dotate di appositi partners strategici per l’analisi del merito creditizio e per la gestione del rischio di insolvenza. Il processo di rating viene affidato a providers quali CRIBIS D&B, Cerved Raiting Agency, Modefinance. Il meccanismo di cessione segue in genere lo schema dell’offerta competitiva, ad esempio tramite asta al rialzo, ovvero tramite un Marketplace di comparazione, o ancora partendo da una quotazione “suggerita” dalla piattaforma, sulla base della quale si effettuerà la contrattazione. Le principali piattaforme attive nell’Invoice Trading in Italia a fine 2018 sono:

-Workinvoice

-CashMe

-Cash Traiding

-Crowdcity

-Fifty

-Credimi

-CashInvoice

Le piattaforme non hanno adoperato un’orientamento “crowd”. Infatti, Fifty accetta solo investitori istituzionali e solo PMI già contrattualizzate con GROUPAMA SGR. Credimi è un vero e proprio intermediario, autorizzato dalla Banca d’Italia, che acquista direttamente le fatture, poi cartolarizzate in asset back securities. E infine, CashInvoice è aperta solo a quegli investitori registrati all’albo dei factors tenuto dalla Banca d’Italia.

RENDIMENTI E COSTI

Questo tipo di investimento è adatto a quegli investitori che ricercano profili di rischio rendimento attrattivi. Infatti, nonostante il modello preveda la competizione degli investitori su un vero e proprio mercato, il numero degli investitori registrati sulle piattaforme non è molto elevato e le caratteristiche dell’Invoice Trading (velocità di anticipo fatture, cessione pro-soluto, asimmetrie informative, etc.) fanno sì che il rendimento rimanga alto. Allo stesso tempo, il peso del costo per la PMI (cedente) è mitigato dall’assenza dei costi fissi e dai risparmi sui costi amministrativi che genera la gestione dell’anticipo fattura attraverso il canale elettronico. Senza tralasciare il costo-opportunità dello sblocco del capitale circolante: i pagamenti in ritardo portano molto spesso ad una perdita di reddito per le imprese.

Il fenomeno dell’Invoice Trading è sicuramente una delle più importanti sorprese del panorama Fintech italiano, che porta un grande beneficio all’economia delle PMI (soprattutto piccole società di capitali, e altre imprese che possono offrire solo garanzie limitate). Il trend italiano segue di pari passo quello internazionale che ha visto crescere molto questo settore nell’ultimo anno. Come riportato nell’ultimo report dell’Osservatorio PoliMi, le stime riguardanti il mercato parlano di valori molto importanti: ben € 612mln raccolti dall’inizio dell’attività, di cui oltre € 490mln solo nell’ultimo anno. Ci si aspetta quindi un’ulteriore crescita del settore digitale, considerando il mercato potenziale dell’anticipo fatture in Italia. La Consulting for innovation utilizza forme innovative di finanza alternativa al sistema creditizio tradizionale.

Data Pubblicazione: 16/12/2018

Scritto da: Pasquale Sergi

Pubblicato su: Italian Crowdfunding

Fonte: http://italiancrowdfunding.it/alternative-finance-2-i-fattori-di-successo-dellinvoice-trading/