Crescita delle imprese: si punta sulle forme di finanza alternative

Tra gli interlocutori delle imprese, quando si tratta di trovare forme di finanziamento siamo abituati a pensare alle banche. Eppure non ci sono solo loro, esistono diverse forme alternative per poter finanziare una PMI. Metodi che nel resto d’Europa sono già noti e sfruttati.

Tra cui:

  • il private equity

Consiste nell’investimento in una società non quotata a medio termine, sottoscrivendo azioni di nuova emissione, apportando nuovi capitali all’interno della stessa.

  • il venture capital;

Consiste nell’ apporto di capitale da parte di un investitore per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. Forma di matrice tipicamente anglosassone, ha ricevuto un nuovo impulso in Italia con la legge di Bilancio 2019

  • il private debt.

Ricorso al debito alternativo rispetto al bancario, attraverso forme semplici quali minibond, sono ormai per convenzione i titoli obbligazionari di dimensioni sino ai 50 milioni emessi dalle classiche pmi, ma anche titoli obbligazionari più strutturati e direct lending, cioè l’attività di erogazione diretta di finanziamenti da parte di soggetti che non sono banche e che sono invece fondi di investimento alternativi specializzati.

 

L’accesso al credito alle imprese è difficoltoso soprattutto a causa di una forte asimmetria informativa tra i nuovi criteri di valutazione del merito creditizio e le metodologie di gestione delle relazioni da parte del sistema imprenditoriale, figlie di un metodo di fare e gestire l’impresa ormai superato. L’accesso al credito alle imprese va dunque programmato, pianificato, curato nei minimi dettagli.

Consulting for innovation, con il proprio Team di professionisti, punta ad eliminare queste asimmetrie per  facilitare il percorso di avvicinamento delle imprese attraverso due tipologie di approccio: una più tradizionale rivolto al dialogo con il sistema bancario; l’altra mediante l’utilizzo di strumenti di origine anglosassone (crowfunding, peer to peer landing, ecc) alternativi al sistema creditizio tradizionale.

Fonte: il SOLE 24 ORE

 

Pmi, il crowdfunding si affianca ai minibond

Dalle pieghe della Manovra appena approvata dal Parlamento italiano spunta un’alternativa per tutte le piccole e medie imprese italiane che cercano l’accesso al mercato dei capitali attraverso strumenti di debito. La Legge di bilancio 2019 estende infatti il crowdfunding – la raccolta di capitali via web attraverso piattaforme che facilitano l’incontro fra domanda e offerta di finanziamento – alle obbligazioni o ad altri strumenti di debito, oltre che alle emissioni di azioni come già possibile.

Quella che sulla carta rappresenta in teoria un’opportunità in più per chi è a caccia di finanziamenti in un momento non certo semplice sui mercati porta però con sé una serie di dubbi che saranno in parte affrontati e risolti anche dalla Consob, già all’opera per preparare un regolamento che dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane. Primo fra tutti la possibile sovrapposizione con i Mini-bond: strumenti in teoria rivolti alla stessa platea di emittenti che, dopo un avvio difficoltoso, sembrano finalmente aver trovato la propria strada.

Arriva il crowdfunding dedicato alle piccole e medie imprese

La questione rischia in questo caso di essere legata al tipo di adempimenti e di documentazione che il regolatore intenderà richiedere in caso di ammissione e negoziazione del nuovo strumento sul mercato: dovesse essere più snella rispetto ai requisiti già semplificati applicati ai Mini-bond gli emittenti potrebbero essere incentivati a dirigersi verso i portali di crowdfunding. L’idea generale fra gli addetti ai lavori resta però che più di uno strumento alternativo, l’intervento miri a creare una vera e propria forma di mercato differente, in grado di svilupparsi in parallelo a quelli esistenti, Mini-bond compresi: «È probabile che il portale online verrà inteso come un canale di vendita ulteriore, ma che per il resto la documentazione e la maggior parte dei soggetti generalmente coinvolti in questo tipo di vendite resteranno invariati, anche se tutto ciò dovrà trovare conferma nella prassi che si svilupperà attorno alla nuova piattaforma», conferma Alessandra Pala, counsel del dipartimento International Capital Markets di Allen & Overy.

Sotto l’aspetto dei soggetti coinvolti, le modifiche approvate con la Finanziaria restringono peraltro l’accesso agli strumenti di debito ai soli investitori professionali. Una decisione questa che fa discutere, perché se da una parte stride con il principio letterale del crowdfunding di prodotto legato alla «folla», dall’altra solleva più di un dubbio sull’accoglienza da parte dei soggetti qualificati «i quali – avverte Pala – sono soliti utilizzare canali differenti e in particolare avvalersi di advisor finanziari che ne assecondano esigenze e preferenze». La Consob ha per la verità la possibilità di estendere il bond crowdfunding a «particolari categorie di investitori» da lei individuate, ma appare decisamente improbabile un’apertura al retail (gli stessi Mini-bond sono del resto destinati a un pubblico professionale e qualificato), mentre non è in teoria da escludere l’accesso in qualche forma a soggetti intermedi, quale il tipico cliente del private banking.

Se il crowdfunding incontra i fondi europei

Altre questioni da risolvere riguardano il possibile ruolo nel caso di successiva quotazione dei nuovi strumenti riservato a ExtraMot Pro, il mercato di Borsa italiana che già ospita anche i Mini-bond, oltre a quello di Monte Titoli nell’eventuale gestione accentrata delle emissioni. Il tema, occorre inoltre ricordare, si inserisce in un contesto di armonizzazione a livello europeo inquadrato nella Capital Markets Union. Sul crowdfunding è infatti al momento allo studio una proposta di regolamento da parte della Commissione Ue che introdurrebbe una nuova disciplina da aggiungere al regime nazionale e utilizzabile in via alternativa a quest’ultimo. L’obiettivo è di creare una sorta di «passaporto», in modo da agevolare la concessione di prestiti e il collocamento di valori mobiliari (categoria più ampia dell’attuale equity già presente in Italia) tramite portali che si dovranno iscrivere su un registro curato dall’Esma, l’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. E di portare la raccolta di denaro tramite web, se non proprio ai vertici irraggiungibili degli Stati Uniti, almeno su livelli di un certo significato. Se si guardano ai dati più recenti raccolti dal Politecnico di Milano, in Italia il crowdfunding in tutte le sue diverse declinazioni (equityrewardbasedcrowdfunding e sociallending) è stato in grado di raccogliere poco meno di 37 milioni di euro nell’intero 2017 e 46 milioni nei primi sei mesi dello scorso anno: le proverbiali «briciole», anche se paragonate agli oltre 1,8 miliardi emessi negli stessi 18 mesi attraverso Mini-bond.

 

Nella Legge di bilancio 2019 troviamo una Manovra, approvata dal Parlamento Italiano, che riguarda un’alternativa importante per le piccole e medie imprese italiane interessate all’accesso al mercato dei capitali. Il futuro delle Pmi inizia a delinearsi in modo molto chiaro anche qui in Italia. Da strumento innovativo di Finanza Alternativa sembra che, il crowdfunding lo si voglia far diventare una vera e propria forma di mercato, portando la raccolta di denaro tramite web a livelli rilevanti, come lo è già negli Stati Uniti. La Consulting for innovation, per facilitare il percorso di avvicinamento tra banche e imprese, utilizza anche approcci innovativi mediante strumenti come crowdfundingpeertopeerlanding, alternativi al sistema creditizio tradizionale.

 

Pubblicato il 28/01/2019

Scritto da: Maximilliano Cellino

Dal: SOLE 24 ORE

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-01-25/pmi-crowdfunding-si-affianca-minibond-195623.shtml?uuid=AEZo9vLH

 

PMI: Finanza alternativa per pochi. Ma il cambiamento è in atto.

In Italia solo 1.800 pmi, nel 2017-2018, si sono affidate a strumenti diversi dal credito bancario quali mini-bond, invoice trading e così via. Quindi l’Italia conferma la sua vocazione banco-centrica e la minore propensione a diversificare le fonti finanziarie.

Nonostante la finanza alternativa sia una grande opportunità per le pmi, in Italia solo 1.800 imprese, nel 2017-2018, si sono affidate a strumenti diversi dal credito bancario quali mini-bond (51% del mercato), private equity e venture capital (22%) e invoice trading, lo strumento più utilizzato in assoluto. Ancora minoritari ma in crescita il crowdfunding (dall’1 al 3%) e le ico, initial coin offer (dall’1 al 2%), marginale il direct lending (dallo 0,2 allo 0,6%). Stando ai dati dell’indagine, i mini-bond, cioè i titoli di debito come obbligazioni e cambiali finanziarie, si sono imposti come il primo canale alternativo col 51% del mercato (contro il 28% del periodo 2008-2018), generando 1,840 miliardi di finanziamenti. Le imprese emittenti sono state 221 (36 delle quali si sono affacciate sul mercato per la prima volta quest’anno), per un valore di 3,545 miliardi di euro suddivisi in 335 emissioni. Partito in sordina, ha poi fatto registrare un buon tasso di crescita: è il crowdfunding, trainato dall’estensione a tutte le pmi di questa opportunità, inizialmente riservata a startup e pmi innovative, e che consiste nella possibilità di raccogliere capitale su portali Internet, rivolgendosi direttamente alla «folla» di internauti. Fino al 30 giugno 2018 erano 214 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sul web, ma l’ultimo biennio ha visto una crescita anche dei prestiti erogati alle pmi dalle piattaforme di lending, costituite, anche in questo caso, da una pluralità di prestatori privati. Completa il quadro il reward-based crowdfunding, cioè campagne di piccolo importo che le imprese italiane in fase di avvio hanno condotto per raccogliere denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. La ricerca ha stimato in 7 milioni di euro i finanziamenti raccolti. Non trascurabili (anzi) i risultati messi a segno dall’invoice trading, che consiste nella cessione di una fattura commerciale in cambio di un anticipo in denaro attraverso una piattaforma on-line. Adottato da 900 pmi, cresciuto dal 5 al 16%, è stato in grado di generare finanziamenti quasi pari a quelli dell’ultimo decennio (580,8 milioni di euro su 612,2), divenendo il terzo segmento del mercato. Mentre è aumentato l’interesse verso le criptovalute e la tecnologia blockchain, tanto che molti imprenditori si sono lanciati nel mercato delle Initial coin offerings (Icos), che raccolgono capitali su internet offrendo in sottoscrizione token digitali e disintermediando completamente piattaforme terze e circuiti di pagamento tradizionali. Ultimo settore analizzato sono gli investimenti effettuati da soggetti professionali nel campo del private equity e del venture capital, che sottoscrivono capitale di rischio di imprese non quotate per contribuire alla loro crescita per poi ottenere una plusvalenza al momento dell’uscita (la cosiddetta exit).

Prendendo in considerazione i dati sopraelencati si registra un cambiamento di rotta per le Pmi nell’ultimo anno, grazie alle numerose opzioni della finanza alternativa.Un cambiamento partito un po’ a rilento rispetto agli altri Paesi, ma che delinea ottime prospettive future.
CONSULTING FOR INNOVATION, con il proprio Team di professionisti, agisce attraverso due tipi di approcci
un0 più tradizionale rivolto al dialogo con il sistema bancario; l’altro mediante l’utilizzo di strumenti di origine anglosassone (crowfunding, peer to peer landing, ecc) alternativi al sistema creditizio tradizionale.

 

Data Pubblicazione: 19/11/2018
Scritto da: Roxy Tomasicchio
Pubblicato su: ItaliaOggi

Fonte: https://www.italiaoggi.it/news/finanza-alternativa-per-pochi-ma-il-cambiamento-e-in-atto-2314532