Dalla Cig alle politiche attive, ecco come saranno i nuovi ammortizzatori

Dalla Cig alle politiche attive, ecco come saranno i nuovi ammortizzatori

#ammortizzatorisociali 

” In questi giorni è in discussione anche l’allungamento dell’attuale Cig Covid-19 almeno fino a Natale. Il prolungamento potrebbe essere selettivo, nel senso che interesserà le aziende che ne hanno veramente bisogno, anche facendo riferimento al calo del fatturato subito.

Per le imprese, invece, che rinunciano alla Cig Covid-19, e fanno quindi rientrare a pieno ritmo i lavoratori, si ipotizza, anche, un incentivo, sotto forma di decontribuzione di 2-3 mensilità, a condizione però che non licenzino per i successivi 6-9 mesi. “

Fonte: sole24ore
Articolo completo: https://lnkd.in/dz9evZn

COME FINANZIARE E RICEVERE LIQUIDITA’ IMMEDIATA PER LA TUA IMPRESA IN QUESTO MOMENTO DI EMERGENZA

La mappa delle misure per il sostegno finanziario alle imprese

Gentile Imprenditore,

riteniamo utile in questa situazione di emergenza porre alla sua attenzione alcuni degli strumenti messi in campo a supporto delle PMI, iniziative avviate per aiutare gli imprenditori a far fronte a pagamenti ed impegni finanziari.

Di seguito le principali misure che riguardano le PMI:

11 MARZO 2020

ADDENDUM ALL’ ACCORDO ABI PER IL CREDITO 2019

 SOSPENSIONE MUTUI E LEASING IN FAVORE DELLE IMPRESE DANNEGGIATE DALL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA “COVID – 19” – ISTRUZIONI PER LE IMPRESE

Due sono le richieste possibili:

  • SOSPENSIONE pagamento quota capitale delle rate fino ad un anno: applicabile ai finanziamenti a medio lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni leasing.
  • ALLUNGAMENTO MUTUI FINO AL 100% della durata residua dell’ammortamento (quindi può raddoppiare). Per il credito a breve termine e agrario di conduzione il massimo è pari rispettivamente a 270 giorni e a 120 giorni.

Con riferimento a questa iniziativa deve evidenziarsi che alcune Banche già si erano mosse in maniera autonoma con l’estensione all’emergenza Coronavirus di altre misure adottate per i casi di calamità e terremoto che prevedevano Moratorie senza alcuna preventiva valutazione di merito creditizio.

Si segnala che è indispensabile ottenere anche una modifica delle attuali disposizioni di vigilanza riguardo le moratorie (cosiddetta Forbearance).

Le concessioni Forbearance sono modifiche delle condizioni originali del contratto di finanziamento / mutuo / leasing stipulato tra la Banca ed il Cliente che, in condizioni normali, riguardano clienti in difficoltà o in stato di deterioramento e, per tale motivo, sono chiare indicatrici della difficoltà del debitore e le banche hanno indicazioni di non concedere Nuova finanza per un dato arco temporale non inferiore a 12 mesi.

Nella situazione attuale la Moratoria non scaturisce da difficoltà del Cliente (l’imprenditore) ma dall’emergenza Coronavirus per cui la concessione della Moratoria non deve precludere la possibilità di concedere Nuova Finanza

11 MARZO 2020

DELIBERA DEL CONSIGLIO DI GESTIONE DEL FONDO CENTRALE DI GARANZIA

Il Consiglio di gestione, preso atto dell’Addendum all’Accordo ABI per il credito 2019, ha deliberato di adottare la conferma automatica della garanzia – senza valutazione del merito di credito – da parte del Fondo centrale sui finanziamenti per i quali venga comunicata da banche e confidi la variazione in aumento della durata del finanziamento garantito, connessa sia alla sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti a medio-lungo termine sia all’allungamento della durata ai sensi di quanto previsto dall’Accordo e dall’Addendum.

16 MARZO 2020

DECRETO “CURA ITALIA”

SINTESI DI ALCUNI ARTICOLI DEL TITOLO III

“MISURE A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITA’ ATTRAVERSO IL SISTEMA BANCARIO”

ART. 49: “FONDO CENTRALE DI GARANZIA PMI”

Si riportano di seguito alcune delle principali misure che, per la durata di 9 mesi dalla data di entrata in vigore del Decreto, saranno applicabili alle imprese:

  1. La garanzia del Fondo centrale PMI viene concessa a titolo gratuito;
  2. L’importo massimo della garanzia per ciascuna impresa viene elevato a 5 milioni di euro;
  3. Sono ammesse, alla garanzia del Fondo, anche le operazioni di rinegoziazione del debito a condizione che la Banca concede ulteriore Finanza per almeno il 10% dell’importo del debito residuo;
  4. La durata della garanzia del Fondo centrale PMI viene estesa in automatico ai finanziamenti per i quali le banche hanno accordato, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate di ammortamento o della sola quota capitale;
  5.  Per le operazioni di investimento immobiliare nel settore turistico – alberghiero e delle attività immobiliari con durata minima di 10 anni e di importo superiore ad € 500.000,00 la garanzia del Fondo centrale PMI può cumularsi con altre forme di garanzia per cui può superare l’80%.

ART. 54: “ATTUAZIONE DEL FONDO SOLIDARIETA’ MUTUI PRIMA CASA”; COSIDDETTO “FONDO GASPARINI”

Questo articolo prevede la sospensione dal pagamento dei mutui prima casa per un periodo di 9 mesi dalla data di entrata in vigore del Decreto.

L’agevolazione è prevista per i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti che autocertificano ex art. 46 e 47 DPR 445/2000 di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo di fatturato superiore al 33% rispetto a quello conseguito nell’ultimo trimestre del 2019.

Calo di fatturato che deve essere diretta conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus. Per l’accesso al Fondo non è richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

ART. 55: “MISURE DI SOSTEGNO FINANZIARIO ALLE IMPRESE”

Questo articolo consente alle imprese   che cedono – a titolo oneroso ed entro il 31 dicembre 2020 – dei crediti verso clienti che sono “inadempienti” di trasformare le perdite fiscali scaturenti da detta cessione in crediti d’imposta.

L’inadempienza si ha in presenza del mancato pagamento del credito per il decorso di 90 giorni dalla scadenza.

Detti crediti d’imposta non possono essere superiori al 20% dei Crediti verso clienti ceduti a titolo oneroso e sono immediatamente utilizzabili in compensazione e non concorrono alla formazione del reddito d’impresa o dell’IRAP.

Lo scopo di questo intervento è quello di dare “liquidità indiretta” alle imprese attraverso il mancato esborso finanziario che si sarebbe verificato ove le PMI non avessero potuto utilizzare il credito per compensare le proprie imposte, ritenute e contributi.

ART. 56: “MISURE DI SOSTEGNO FINANZIARIO ALLE PMI COLPITE DALL’EPIDEMIA COVID 19”

Si riportano di seguito alcune delle principali misure contenute nell’articolo in esame.

Previa comunicazione – accompagnata da un’autocertificazione di cui all’art. 47 DPR 445/2000 – le microimprese e le PMI che ritengono di aver subito dei danni dall’epidemia COVID 19 possono richiedere che:

  1. Tutte le linee di credito a revoca (ad es: fido di cassa) ed a fronte di anticipi su crediti (ad es: anticipo fatture, anticipo POS, anticipo export, anticipo RIBA, ecc.) in essere alla data del 29 febbraio 2020 non vengano revocate fino al 30 settembre 2020;
  2. Il pagamento delle rate di tutti i mutui, finanziamenti rateali e delle operazioni di leasing venga  automaticamente sospeso fino al 30 settembre 2020 senza alcuna formalità;
  3. Tutti i finanziamenti non rateali (ad es: fin – import, finanziamenti bullet, ecc.) con scadenza prima del 30 settembre 2020 vengano automaticamente prorogati fino a tale data senza alcuna formalità.

La misura si applica alle micro, piccole e medie imprese ed anche ai professionisti ed alle ditte individuali appartenenti a tutti i settori produttivi (Chiarimento MEF)

L’impresa deve essere in bonis, vale a dire che non ha posizioni debitorie classificate come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. In particolare, non deve avere rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni (Chiarimento MEF)

Le misure previste nel Decreto Legge «Cura Italia» non vengono considerate come misure di forbearance (tolleranza) nell’accezione utilizzata della Autorità di vigilanza europee e quindi può ricorrere alle moratorie anche l’impresa che comunque è in bonis anche se ha già ottenuto misure di sospensione o ristrutturazione dello stesso finanziamento nell’arco dei 24 mesi precedenti (Chiarimento MEF.)

MISURE FINANZIARIE MESSE IN CAMPO DA ALCUNI ISTITUTI DI CREDITO

INTESA SANPAOLO STANZIA 15 MILIARDI DI EURO

  1. 5 MILIARDI DI NUOVO PLAFOND PER LINEE DI CREDITO AGGIUNTIVE

Le nuove linee di credito aggiuntive rispetto a quelle preesistenti avranno una durata di 18 mesi (meno un giorno), di cui 6 di pre-ammortamento, con condizioni favorevoli, a partire dalle spese di istruttoria.

Tali linee possono essere concesse a clienti e non clienti che al momento non beneficiano di linee di credito disponibili.

In base alle informazioni in nostro possesso rientrano tutte le imprese con un Rating fino a M4 e la decisione sulla concessione del credito può dipendere anche dal settore di appartenenza delle imprese.

E’ possibile altresì che le Spese di istruttoria vengano azzerate.

  • 10 MILIARDI DI LIQUIDITA’ PER LA GESTIONE DEI PAGAMENTI URGENTI

Trattasi di linee di credito già deliberate a favore dei clienti Intesa Sanpaolo per le loro esigenze di liquidità con finalità ampie e flessibili, quali la gestione dei pagamenti urgenti.

  • MORATORIA “INTESA”

La “Moratoria di Intesa Sanpaolo” è stata annunciata il 24 febbraio, e prevede la sospensione per 3 mesi delle rate dei finanziamenti in essere (per la sola quota capitale o per l’intera rata) prorogabile per altri 3/6 mesi in funzione della durata dell’emergenza.

MONTE DEI PASCHI DI SIENA STANZIA 5 MILIARDI DI EURO

  1. PROROGA ANTICIPI

L’intervento prevede, a favore dei clienti performing MPS, che hanno affidamenti sul capitale circolante (Anticipi fatture, import, export, pos, RIBA) la proroga fino a 12 mesi delle linee di credito.

  • FINANZIAMENTI A MEDIO LUNGO TERMINE

L’intervento prevede, a favore dei clienti performing MPS, un finanziamento:

  1. Chirografario a 7 anni con 12 mesi di pre – ammortamento;
  2. Ipotecario a 10 anni con 12 mesi di pre – ammortamento

Il finanziamento viene concesso per le esigenze di liquidità delle aziende colpite dall’emergenza COVID 19 e rientrano tutti i clienti fino al Rating D1.

Non rientrano le operazioni di consolidamento di debiti bancari di terzi ed è prevista la gestione diretta della Banca che deposita le somme su un conto dedicato al fine di utilizzarle per saldare i debiti verso i terzi (fornitori in primis).

  • MORATORIA “MPS”

L’intervento, a favore dei clienti performing MPS, prevede:

  1. La sospensione della quota capitale di tutti i mutui, finanziamenti rateali e delle operazioni di leasing  fino al 30 settembre 2020 senza alcuna formalità;
  2. Allungamento della durata dei finanziamenti rateali e delle operazioni di leasing in scadenza fino al 30 settembre 2020.

BPER BANCA

  1. FINANZIAMENTI A MEDIO LUNGO TERMINE

BPER Banca stanzia la prima tranche di un plafond e di 100 milioni di euro per finanziare privati, liberi professionisti, artigiani, commercianti e piccoli operatori economici:

  1. Il tasso di interesse applicato per finanziamenti fino a 10.000 euro è dello 0% nei primi sei mesi, dai mesi successivi si applica il tasso dell’1%
  2. Per finanziamenti di importi superiori ai 10.000 euro il tasso di interesse è dell’1% sia sul preammortamento che sulla durata residua

Non sono previste spese di istruttoria. La durata dei finanziamenti è di 36 mesi.

  • MORATORIA “BPER BANCA”

PRIVATI: la clientela che ha subito dei danni, anche di carattere economico – potrà richiedere la sospensione delle rate, per un massimo di 12 mesi, optando tra la sospensione dell’intera rata e quella della sola quota capitale.

IMPRESE: sarà possibile richiedere la sospensione delle rate, per un massimo di 12 mesi, dei finanziamenti oppure allungarne la scadenza, attraverso il ricorso all’Accordo per il Credito 2019 previsto dall’ABI. La misura è valida per aziende che hanno subito un danno, anche di carattere economico.

BANCO BPM

  1. FINANZIAMENTI A BREVE TERMINE

BPM metterà a disposizione delle imprese colpite dall’Emergenza COVID 19 delle nuove linee di credito aggiuntive rispetto a quelle preesistenti che avranno una durata di 24 mesi di cui 9 di pre-ammortamento, con condizioni favorevoli.

In base alle informazioni in nostro possesso tali linee di credito verranno concesse per sostenere l’attività caratteristica delle imprese.

La Consulting for Innovation, in questo momento di emergenza, vuole offrire un supporto gratuito alle imprese, attraverso il confronto con il proprio team di professionisti, aiutando l’imprenditore a scegliere le giuste soluzioni e gli strumenti finanziari adatti.

Per maggiori informazioni clicca qui: https://consultingforinnovation.it/covid19

Come ogni euro investito in formazione fa aumentare fino a tre volte il fatturato delle aziende

Le innovazioni tecnologiche sono ormai una realtà quotidiana, in ogni ambito lavorativo si sono instaurate tecnologie che supportano i compiti quotidiani dei lavoratori. Si parla di rivoluzione tecnologica 4.0, ma in Italia le competenze non riescono a stare al passo delle innovazioni. L’avanzamento della tecnologia, senza il supporto di adeguate skill, rischia di essere un’arma a doppio taglio soprattutto per le piccole e medie imprese. La soluzione per evitare il problema è concentrarsi sulla formazione del capitale umano.

L’Italia rispetto agli altri Paesi è al di sotto della media Europea, soprattutto per quanto riguarda l’aggiornamento professionale e l’apprendimento di nuove competenze.

Come spiega Donato Ferri – Mediterranean People Advisory Services Leader di EY – al Sole 24 ore

 << Investendo 1 euro sulla formazione e lo sviluppo di certi tipi di skill ottengo un aumento nel fatturato da 2 a 3 volte il valore investito in un anno, a seconda se parliamo rispettivamente di aziende grandi o medio-piccole. Oggi a cambiare è il metodo di lavorare sulle persone, e a durare non è la competenza che si impara negli anni. Non si può pensare di non lavorare sulla psicologia e la capacità di un manager di motivare e di motivarsi.. >>

La trasformazione tecnologica in atto necessità di un equilibrio tra le nuove tecnologie, a supporto del lavoratore, e le competenze necessarie per poter sfruttare al meglio il loro potenziale. Senza una formazione adeguata il mercato del lavoro rischia di non riuscire a far fronte ai cambiamenti in atto. Le competenze che possiede oggi un lavoratore tra un paio di anni saranno già obsolete e necessiteranno di un aggiornamento, considerando la rapidità con la quale si evolvono le innovazioni tecnologiche.

Quello che emerge, quindi, dai numerosi studi realizzati è che l’Italia si trova in una situazione non proprio favorevole, ciò che manca sono soprattutto le competenze nel campo dell’industria 4.0.

Le tecnologie senza le adeguate competenze non producono risultati positivi, portando all’effetto contrario.

È fondamentale, quindi, per le imprese concentrarsi sulla formazione, considerandola un aspetto centrale sulla quale investire risorse, e non più un optional da rimandare, proponendo un aggiornamento continuo e costante.

 

La Consulting for Innovation, operando anche con partner esterni, eroga alle imprese la formazione che necessita loro a più livelli, pratica e attuale, considerandola da sempre un aspetto centrale, un processo senza il quale con le continue innovazioni, il mondo del lavoro non può sopravvivere.  

 

Fonte Il sole 24 ORE

 

 

 

Digital skills nelle imprese italiane, aggiornarsi, ormai, non è più un’opzione

Nel mondo del lavoro si parla ormai da tempo delle digital skills, le competenze digitali richieste in quasi tutti i settori lavorativi, necessarie quotidianamente per poter svolgere anche compiti di routine. Anche se sono ormai un argomento consolidato sono ancora pochi coloro i quali le possiedono davvero. Come sottolinea una ricerca riportata dal quotidiano IL SOLE 24 ORE, anche se le innovazioni digitali vengono considerate positive per il mondo del lavoro, un’alta percentuale di dipendenti si sente sottopressione riguardo alle proprie competenze e richiede al datore di lavoro corsi di formazione per sopperire alle mancanze. Il dato interessante che emerge riguarda le imprese, solo il 41% attua corsi di formazione adeguati, a fronte di un 50% che ritiene che le Università forniscano già le competenze necessarie. Senza piani di formazione molte aziende rischiano di rimanere fuori da un mercato sempre più digitale, poiché a differenza di qualche tempo fa, oggi aggiornarsi non è più un’opzione. La Consulting for innovation considera da sempre la formazione come fondamentale nel mondo del lavoro e grazie al suo team di professionisti si impegna ad aiutare gli imprenditori con strategie adatte a diminuire il divario tra l’innovazione tecnologica e le reali competenze.

 

 

Fonte https://www.ilsole24ore.com/art/management/2019-01-29/digital-skills-imprese-italiane-formazione-solo-4-aziende-10-183021.shtml?uuid=AEvqRDLH

Pubblicato il 30/01/2019

scritto da Alberto Magnani

su: SOLE 24 ORE

 

Se ne parla, e scrive, ovunque. Ma in pochi sanno maneggiarle davvero: le digital skills, le competenze digitali sempre più richieste su un mercato del lavoro che mastica quotidianamente concetti come analisi dei dati, intelligenza artificiale e blockchain (la “catena dei blocchi” diventata nota come registro contabile dei bitcoin). La buona notizia è che i dipendenti italiani intravedono più benefici che danni dal fenomeno. Quella cattiva è che non si ritengono attrezzati, né seguiti a sufficienza per colmare una lacuna che potrebbe minacciarne la sopravvivenza professionale. I numeri del gap sono registrati da un report anticipato al Sole 24 Ore da Randstad, multinazionale olandese delle risorse umane, sulla penetrazione delle tecnologie digitali e di intelligenza artificiale nella propria routine. I risultati , estratti da un campione di circa 14.600 lavoratori internazionali (400 gli italiani), sono contradditori. L’80% dei dipendenti del nostro paese considera «positivamente il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro», con un occhio di riguardo per le potenzialità che potrebbero essere sprigionate dall’artificial intelligence. Peccato che una quota identica, l’80%, si senta «sotto pressione» sulle proprie competenze, delegando ai datori di lavoro il compito di «predisporre piani di formazione per consentire ai dipendenti di acquisire le competenze mancanti». Una speranza che rischia di essere delusa: sempre secondo Randstad, solo il 41% delle imprese è corso ai ripari con programmi di formazione specializzate, mentre appena il 50% degli intervistati ritiene che le università forniscano un pacchetto adatto di competenze. Una media pari al 18% in meno rispetto alla media globale e al -15% rispetto agli standard europei.«La partita per cogliere tutti i benefici dell’intelligenza artificiale – spiega Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia – si gioca sulla capacità del sistema formativo e delle imprese di sviluppare le competenze digitali di studenti e lavoratori e su questo piano la strada da fare è ancora lunga». Anche l’Aidp, l’Associazione italiana per la direzione del personale, si è accorta del ritardo e mette in guardia dagli effetti collaterali della digitalizzazione. Senza una risposta formativa , spiega la presidente Isabella Covili Faggioli,si rischia di favorire «l’esclusione dal mercato del lavoro di chi è meno scolarizzato e qualificato. La digitalizzazione non è mai solo una questione tecnologica ma strategica». Gli anticorpi, però, iniziano a emergere. Digital 360, gruppo specializzato in marketing e consulenza sul digitale, si è allertato «per sua natura» sull’alfabetizzazione tecnologica dei dipendenti. Nel 2018 l’azienda ha erogato un totale di 250 ore di formazione in aula su temi come cloud e Big Data, affiancate da moduli più specifici disponibili online e percorsi di formazione « on the job» che prevedono rotazione interna all’azienda e attività di ricerca in collaborazione con l’università. Per il 2019 lo sguardo è rivolto all’intelligenza artificiale: «Il piano di formazione prevede corsi sul machine learning e sulla predictive analytics» spiegano dall’azienda, dove un team di programmatori è al lavoro su una piattaforma capace di indirizzare in automatico gli utenti a seconda di interessi e ricerche svolte online. Gli obiettivi sono almeno tre: favorire le attitudini individuali dei lavoratori, aumentare la padronanza dei tool utili per il proprio lavoro (si veda il servizio a fianco) e rinforzare la comprensione stessa dei trend che animano il mercato. Kohler, multinazionale che produce (anche) motori per i macchinari agricoli, sta cambiando pelle da anni in direzione di industria 4.0 e internet of things. Quando si parla di formazione, l’azienda si affida soprattutto a itinerari di formazione dedicata a cura della sua Corporate academy, un centro di formazione interno al gruppo. I risultati del training vengono valutati con una serie di misure per stabilire il grado di padronanza raggiunto dai dipendenti. Un meccanismo di valutazione che risponde a un’urgenza avanzata dagli stessi lavoratori: “calcolare” il proprio grado di adeguatezza rispetto alle mansioni più innovative. L’indagine Randstad spiega che l’87% dei lavoratori intervistati ambisce ad aumentare le sue competenze, anche per garantire la propria occupabilità sul lungo termine. «I “tool” li fanno già le multinazionali del software, serve conoscerli e utilizzarli al meglio» commentano i responsabili del settore. In altri casi, poi, l’aggiornamento digitale dei dipendenti è più una scelta che una necessità. Un esempio arriva da Ruffino, azienda vitivinicola toscana acquisita nel 2011 dalla multinazionale californiana Constellation Brands. L’integrazione con la casa madre ha imposto un «cambio di mentalità abbastanza radicale», come lo definiscono i manager del gruppo. Nell’arco di meno di un decennio, i dipendenti sono stati costretti a formarsi su tecnologie che vanno dal digital mapping dei vigneti a un magazzino organizzato secondo la logica del QR code. «All’inizio è stato uno shock, oggi superato. I dipendenti sanno vivere senza diffidenza o recalcitranza questo rapporto» dicono da Ruffino, citando anche un valore aggiunto implicito al capitale umano dell’azienda: l’età. Oltre il 50% dell’organico è stato assunto dopo il 2011, abbassando l’asticella anagrafica dell’azienda. Le risorse giovani non possono che essere più elastiche nell’apprendimento di tecnologie integrate nella filiera di produzione. In una popolazione aziendale con un’età media sotto ai 40 anni, le «resistenze culturali» alle tecnologie sono meno radicate. O più facili da rimuovere. La ricetta è sempre la stessa: coltivare il capitale umano, svecchiando le competenze in chiave digitale. Aggiornarsi, ormai, non è più un’opzione.

 

Crowdfunding, equity scatta e triplica raccolta

L’equity crowdfunding italiano esce dal perimetro degli investimenti per ‘pochi esperti’, triplica la raccolta e, fin dall’inizio di questo nuovo anno, mostra nel nostro Paese i segni di un interesse in crescita per l’economia e l’impresa reale. Stando agli ultimi dati dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano su portali autorizzati Consob, al 3 gennaio 2019 l’equity crowdfunding in Italia è balzato a 36,095 milioni di euro di raccolta fondi, un numero triplo rispetto al 2017 quando si contavano 11,8 milioni di euro. Lo studio dell’Osservatorio guidato da Giancarlo Giudici rileva inoltre che il capitale di rischio totale raccolto in Italia dall’avvio della legge ammonta ormai a oltre 55 milioni di euro. Novità dell’anno che si è appena chiuso è stata anche l’importante apertura del mercato a tutte le Pmi, non solo le startup e Pmi innovative. Cresciuta poi anche la platea di investitori passati dai 3.278 del 2017 ai 9.500 del 2018. Tutto questo quadro “è il segno che l’equity crowdfunding sta passando da fenomeno di nicchia a fenomeno più allargato e con un pubblico più eterogeneo e che sta crescendo la fiducia degli investitori nell’impresa e nell’economia reale” afferma all’Adnkronos Dario Giudici, Ceo di Mamacrowd, la piattaforma che nel 2018 si è confermata prima in Italia nell’equity crowdfunding con 32 campagne chiuse con successo e 10milioni di euro raccolti.

“L’equity crowdfunding sta confermando una forte crescita nel nostro Paese, sta diventando un fenomeno sempre più di massa” perchè si sta incrementando “la ricerca di investimenti alternativi ai settori tradizionali finanziari che faticano a dare rendimento”, osserva Dario Giudici. “In Italia ci sono tanti investitori e imprenditori vicini alle imprese” ed oggi l’equity crowdfunding, la raccolta di fondi via internet del capitale di rischio, “è una porta di accesso che si è aperta e che corrisponde a investire nell’economia reale”.

Il Ceo di Mamacrowd sottolinea che inoltre che “diversamente dagli investimenti nelle aziende quotate che sono suscettibili di mille fattori e si traducono in acquisti di azioni, l’equity crowdfunding porta fondi direttamente nelle casse dell’azienda ed i numeri in crescita vogliono dire che c’è fiducia nelle capacità dell’imprenditore di utilizzare con successo i soldi investiti per far crescere l’azienda e, quindi, il valore dell’investimento”. Come Mamacrowd, ricorda il manager, “siamo partiti nel 2016 e già nel 2017 abbiamo raggiunto il primo posto per campagne e raccolta fondi. Inoltre a dicembre scorso abbiamo registrato un fortissimo incremento di iscritti con 5.500 nuovi soggetti” e “guardiamo con ottimismo anche alle stime per il 2019: nei primi 15 giorni di gennaio abbiamo registrato 2.200 nuovi iscritti e ce ne aspettiamo un totale di 7.000 entro la fine del mese”.

Il Ceo della piattaforma gestita da SiamoSoci argomenta infine che “si capirà nel breve termine” se il boom dell’equity crowdfunding “si consoliderà” nel nostro Paese. Il crowdfunding è oggi tra le forme più diffuse ed efficaci di finanziamento di progetti imprenditoriali e creativi. Consulting for innovation, per facilitare il percorso di avvicinamento tra banche e imprese, utilizza anche approcci innovativi mediante l’utilizzo di strumenti come crowfundingpeertopeer, landing, alternativi al sistema creditizio tradizionale.

 

 

Data Pubblicazione: 15/01/2019

Scritto da: Andreana D’aquino

Fonte https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/01/15/crowdfunding-equity-scatta-triplica-raccolta_8kojsoZgrbzqulGMj6NBtK.html?refresh_ce