Come ogni euro investito in formazione fa aumentare fino a tre volte il fatturato delle aziende

Le innovazioni tecnologiche sono ormai una realtà quotidiana, in ogni ambito lavorativo si sono instaurate tecnologie che supportano i compiti quotidiani dei lavoratori. Si parla di rivoluzione tecnologica 4.0, ma in Italia le competenze non riescono a stare al passo delle innovazioni. L’avanzamento della tecnologia, senza il supporto di adeguate skill, rischia di essere un’arma a doppio taglio soprattutto per le piccole e medie imprese. La soluzione per evitare il problema è concentrarsi sulla formazione del capitale umano.

L’Italia rispetto agli altri Paesi è al di sotto della media Europea, soprattutto per quanto riguarda l’aggiornamento professionale e l’apprendimento di nuove competenze.

Come spiega Donato Ferri – Mediterranean People Advisory Services Leader di EY – al Sole 24 ore

 << Investendo 1 euro sulla formazione e lo sviluppo di certi tipi di skill ottengo un aumento nel fatturato da 2 a 3 volte il valore investito in un anno, a seconda se parliamo rispettivamente di aziende grandi o medio-piccole. Oggi a cambiare è il metodo di lavorare sulle persone, e a durare non è la competenza che si impara negli anni. Non si può pensare di non lavorare sulla psicologia e la capacità di un manager di motivare e di motivarsi.. >>

La trasformazione tecnologica in atto necessità di un equilibrio tra le nuove tecnologie, a supporto del lavoratore, e le competenze necessarie per poter sfruttare al meglio il loro potenziale. Senza una formazione adeguata il mercato del lavoro rischia di non riuscire a far fronte ai cambiamenti in atto. Le competenze che possiede oggi un lavoratore tra un paio di anni saranno già obsolete e necessiteranno di un aggiornamento, considerando la rapidità con la quale si evolvono le innovazioni tecnologiche.

Quello che emerge, quindi, dai numerosi studi realizzati è che l’Italia si trova in una situazione non proprio favorevole, ciò che manca sono soprattutto le competenze nel campo dell’industria 4.0.

Le tecnologie senza le adeguate competenze non producono risultati positivi, portando all’effetto contrario.

È fondamentale, quindi, per le imprese concentrarsi sulla formazione, considerandola un aspetto centrale sulla quale investire risorse, e non più un optional da rimandare, proponendo un aggiornamento continuo e costante.

 

La Consulting for Innovation, operando anche con partner esterni, eroga alle imprese la formazione che necessita loro a più livelli, pratica e attuale, considerandola da sempre un aspetto centrale, un processo senza il quale con le continue innovazioni, il mondo del lavoro non può sopravvivere.  

 

Fonte Il sole 24 ORE

 

 

 

Da INDUSTRIA 4.0 a IMPRESA 4.0: a un passo dalla quarta rivoluzione industriale. Ma cosa ci manca?

Impresa 4.0, è il termine che, nel piano governativo italiano 2018, ha sostituito la dizione di Industria 4.0

 

Alcuni osservatori sono dell’opinione che il mondo della produzione industriale e artigianale, di fronte a Impresa 4.0 si trovi sulla linea di partenza di un cambiamento profondo, che ha assunto i caratteri tipici della quarta rivoluzione industriale,che prevede l’integrazione delle tecnologie digitali nei processi manifatturieri.

Cos’è Impresa 4.0?

Per comprendere cosa sia Impresa 4.0 dovremmo partire da Industria 3.0, cioè dalla terza rivoluzione industriale del secolo scorso, contraddistinta con il termine rivoluzione dell’informazione; in pratica corrisponde a tutto ciò che si riesce a fare mediante lo smartphone o un telecomando a distanza.

Partiamo, per capirci meglio, dal servizio bancario che ci offre come modello lo sportello bancomat. Vale a dire:

  • possiamo prelevare contanti senza passare dalla cassa. Un apparecchio elettronico riceve l’ordine e conta i tagli delle banconote che la macchina distribuisce. Quell’ordine parte da molto più lontano rispetto alla filiale alla quale ci rivolgiamo.
  • al supermercato utilizziamo una pistola laser per leggere i prezzi degli oggetti che infiliamo nel carrello e contemporaneamente quelle informazioni finiscono ad una cassa automatica lontana, dove andremo a pagare l’ammontare della spesa
  • mediante le App scarichiamo (o inviamo) fotografie e filmati, impostiamo operazioni bancarie, scarichiamo le carte di imbarco, prenotiamo il posto in treno.
  • sempre mediante App apriamo o chiudiamo lo sportello della nostra automobile con il telefono, chiudiamo le serrande di casa all’approssimarsi di un temporale o accendiamo il riscaldamento della casa di montagna il venerdì sera, prima della partenza.

Il passo in più nell’Impresa 4.0

Pochi esempi per dire quanto sia diventato abituale gestire il flusso di informazioni di Industria 3.0. Tale flusso però oggi può essere raccolto in un grande serbatoio, analizzato, processato, trasformato in linguaggi capaci di interagire con un sistema in grado di fare funzionare una linea di produzione di beni di consumo installata in fabbrica: appunto Impresa 4.0.

In questa nuova fabbrica, all’uomo resterà il compito essenziale di progettare, controllare e correggere i parametri di produzione mentre tecnologie e automatismi consentiranno di portare a termine i processi di lavorazione (oggi si direbbe in tempo reale).

In pratica succede che saranno cancellati i vecchi distretti industriali, dove spesso alcuni artigiani aiutavano gli altri a produrre parti di mobili destinate all’industria assemblatrice che successivamente li avrebbe montati e commercializzati con il proprio marchio.

Oggi quei distretti territoriali, nati spontaneamente (in passato erano vere e proprie concentrazioni produttive site nella Brianza mobiliera, nel Pesarese, in Toscana, nella Puglia dei divani), non esistono più, quindi per non fare morire esperienze di enorme valore tecnico ci vorrebbe una politica di impronta dirigista per imporre un cambio di paradigma radicale: dalla produzione centralizzata verso la produzione decentralizzata.

Una delle maggiori difficoltà per il cambiamento nel nostro Paese dipende dal fatto che spesso le imprese italiane producono prodotti personalizzati su commessa, in cui il “servizio al cliente” gioca un ruolo determinante sulle vendite.

E’ invece la ripetitività delle lavorazioni che agevola gli investimenti nel cambiamento. Ikea insegna.

La Formazione…il problema principale di Impresa 4.0

Che il problema principale di Impresa 4.0 sia la formazione ad ogni livello, lo sottolineano gli allarmi che nel recente passato sono stati lanciati da alcuni leader dei Paesi più industrializzati del mondo, da Barack Obama a Bill Gates, e nel presente da Emmanuel Macron che nel programma elettorale lanciò una mossa strategica promettendo alcuni miliardi di investimenti nella formazione. Addirittura Angela Merkel ha fatto della formazione uno dei punti cardine della sua campagna elettorale. Invece la politica italiana si è presa la solita pausa di riflessione.

Appunto, ma qual è la differenza fra Germania e Italia?
Mentre il governo tedesco, cosciente del fatto che interfacciare Enti di formazione con l’industria di trasformazione è impresa complessa, ha affidato tale compito alla fondazione di ricerca e sviluppo Fraunhofer Gesellchaft, (presente anche in Italia precisamente a Bolzano) che si occupa di meccatronica e automazione. Un Ente ponte tra università e impresa con un bilancio di 2,1 miliardi di Euro.

Il ruolo della formazione invece, a quanto si legge nel sito del Ministero dello Sviluppo Economico, in Italia sembra demandato alle nostre Università, contro il parere di molte imprese che preferirebbero rivolgersi alle Società di consulenza di provata capacità, già impegnate sui temi relativi a Impresa 4.0 in campo internazionale. Ancora una volta stiamo rischiando di promuovere economicamente due binari (Università-Impresa) che lavorando su linee parallele non si incontrerebbero mai, quindi doppi incentivi e doppi finanziamenti che alimenterebbero un modello vecchio di collaborazione che non ha mai funzionato.

Quindi servirebbero infrastrutture e centri dell’innovazione sul modello tedesco, in grado di “mettere insieme” le competenze delle imprese, delle Università più attive, dei centri di ricerca nazionali, per vincere la sfida della quarta rivoluzione industriale. Ma non li abbiamo. Il Ministero dello Sviluppo Economico, intanto, ha fatto un piccolo passo avanti: considera le “uscite” per la formazione come spese da finanziare con il credito di imposta, alla stregua degli investimenti. Obiettivo: gestire il rischio della disoccupazione tecnologica e massimizzare le nuove opportunità lavorative legate alla quarta rivoluzione industriale agevolando nuove competenze digitali.

Sul versante dell’occupazione le nuove tecnologie e le tecnologie dell’automazione, si dice, non scalzeranno i lavoratori, ma porranno i presupposti per la creazione di nuove attività lavorative.

Intanto nel novembre 2018 Vincenzo Colla, Segretario confederale Cgil, intervenendo all’iniziativa “Il mio collega robot” promosso da Legacoop ha affermato: “Il paese è in ritardo sull’innovazione e rischia di vedere insidiata la seconda posizione che detiene in Europa sulla manifattura. Abbiamo già perso un quarto della nostra capacità produttiva – ha quantificato con preoccupazione il dirigente della Cgil – specificando che: “si tratta prevalentemente di imprese che non hanno saputo cogliere la sfida competitiva. Lo dimostra il fatto che il 30 per cento delle imprese che ha investito in innovazione e internazionalizzazione ha ottenuto straordinari risultati. Ma adesso occorre guardare alle imprese che sono rimaste indietro, pertanto il governo deve stimolarle con infrastrutture efficienti che colmino alcune criticità e ritardi come i costi dell’energia e la logistica. Inoltre si deve riconfermare l’impegno di risorse su industria 4.0 a partire da quelle per la formazione”.

Più occupazione nelle imprese tecnologicamente più avanzate

Proprio dal Veneto arriva il primo studio territoriale sull’impatto che industria 4.0 avrà sull’occupazione: il risultato eclatante è che le imprese della Regione (arredamento compreso) che usano le tecnologie digitali non solo non hanno ridotto i dipendenti, ma da sole hanno creato il 75% dei posti di lavoro in più rispetto a quelle meno tecnologiche, soprattutto tra gli addetti più istruiti.  Lo studio presentato dalla CGL a Treviso indica che su un campione di 900 aziende di settori diversi, la crescita occupazionale netta è stata di 1149 posti, di cui 870 posti di lavoro attribuibili alle imprese utilizzatrici di robot. La crescita più alta si è verificata per lavori che richiedono un’alta specializzazione (+10%) e la laurea (+16%). E a parità di altri fattori, le imprese con un’alta percentuale di laureati hanno una probabilità cinque volte superiore di utilizzare il digitale rispetto a imprese che hanno dipendenti poco qualificati nelle proprie fila. «I casi studio», scrivono i ricercatori, «mostrano come non sia il puro numero di laureati o lavoratori qualificati a determinare l’utilizzo delle tecnologie, perché ben più importante è il mix dei diversi gruppi di lavoratori, che permetta uno sfruttamento intelligente delle risorse e delle competenze».

Anche i meno qualificati, insomma, possono non restare indietro. La parola chiave è “formazione”.

Infine una ricerca dell’università di Padova su 600 Pmi del Nord rivela che l’adozione di tecnologie tipiche dell’Industria 4.0, partita alcuni anni fa, non ha portato a licenziamenti e ha fatto aumentare la redditività d’impresa. Il primo obiettivo segnalato è stato il miglioramento del rapporto con i clienti e la diversificazione di prodotti. Ma non tutti sono d’accordo sulla crescita degli occupati.
Il passato ci insegna che le trasformazioni non avvengono velocemente. Quindi è presumibile che anche la quarta rivoluzione industriale sarà un processo graduale di medio lungo termine. In ogni caso, mentre alcune occupazioni sembra possano sparire dal mercato del lavoro, altre ne sorgeranno in sostituzione o in combinazione.

Le nuove tecnologie richiederanno l’inserimento di altrettanto nuove figure professionali più tecniche e qualificate per gestire i nuovi sistemi, comunque la formazione dei lavoratori sarà centrale. La Consulting for innovation punta da sempre sull’innovazione e formazione, due capi saldi della sua filosofia imprenditoriale, è necessario in-formarsi costantemente per non farsi travolgere dal cambiamento.

 

Data Pubblicazione: 16/01/2019

Scritto da: Almerico Ribera

Pubblicato su: Ingenio Formazione Tecnica e Progettuale

Fonte https://www.ingenio-web.it/22326-da-industria-40-a-impresa-40-a-un-passo-dalla-quarta-rivoluzione-industriale-ma-cosa-ci-manca