La Legge ha abolito il fallimento! Come è possibile anticipare la crisi?

Il “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza” è stato definitivamente approvato, il 10 gennaio 2019.  Riguarda un Testo Unico sulla crisi d’impresa e d’insolvenza composto da 391 articoli, suddiviso in quattro parti, che sostituirà tutte le disposizioni contenute nel R.D. 267/1942 e nella L. 3/2012 in materia di composizione della crisi da sovra-indebitamento.

Il tema è piuttosto vario e complesso ma l’aspetto fondamentale è che viene richiesto alla nuova Legge una soluzione che consenta di anticipare la crisi, dei campanelli d’allarme che si accendano man mano che la crisi aziendale va peggiorando.

Masinelli precisa “Il software che si sceglie può essere di grande supporto. Possedere un software che possa prevedere le crisi interne è vitale. L’aspetto principale è l’immediatezza: in tempo reale avere un sistema integrato nell’intera gestione aziendale che possa supportare le decisioni e le analisi del Cfo, o della persona responsabile della direzione finanziaria, risulta una soluzione pratica per poter essere in compliance con l’attuale legge, quanto meno sul tema della prevedibilità. Il rischio di utilizzare Excel, con l’attuale legge, è manifesto. Facciamo un esempio semplice: usando Excel, idealmente, il manager (poniamo il Cfo, ma non sempre questa figura è disponibile in una Pmi) dovrà aggiornare il suo foglio di calcolo. Un’operazione che si dovrebbe fare ogni mese ma che, in vero, è improbabile venga svolta sempre con tempi precisi”.

Secondo Turani “Un software predittivo permette di ovviare alle possibili lacune di un manager finanziario, che potrebbe aggiornare un foglio Excel in modo discontinuo. In più aggiungo che Excel è una soluzione reattiva. Per spiegarla in modo semplice: se vi sono delle criticità, o indicatori di pericolo come menzionati dalla legge vigente, Excel non farà nulla. Un software predittivo integrato nell’intero processo e nella gestione finanziaria, invece, sarà personalizzabile dal suo utilizzatore (sia esso un Cfo o un amministrativo) per attivarsi e segnalare i rischi in tempo utile, con anticipo di mesi, in modo da poter evitare una crisi interna.

“Esiste una via di fuga”, continua Grossi, “al comma 3 Articolo 13. Bene inteso non si parla di un metodo per evitare questa legge o fare i furbetti. Il comma fa riferimento ad una soluzione personalizzata che ogni azienda può affrontare. Il comma in questione dice che, semplificando, ogni azienda può costruire un proprio sistema di indici capace di misurare i due principali tipi di crisi che la legge chiede di saper prevenire: la sostenibilità dei debiti per i sei mesi successivi e le prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso”.

Grossi conclude “Gli indici ovviamente dovranno essere asseverati da un professionista indipendente. Esiste tuttavia un rischio: se gli indici asseverati sono troppo blandi e lontani dalle famose (e pericolose) migliori prassi nazionali e internazionali, e l’azienda fallisce a causa di essi, il professionista dovrà rendere conto. Se per il primo tipo di crisi da misurare, l’unica soluzione è un sistema serio di previsione dei flussi di cassa a sei mesi, per il secondo si sta parlando di un robusto sistema di rating, cioè di previsione di probabilità di default a un anno. A tale proposito, è bene ricordare che un rating non è un sistema di indici con un punteggio in base a delle soglie.  Nessuno può farsene uno da solo, se poi non lo può testare su un campione ampio e profondo (per molti anni), al fine di calcolare la probabilità statistica di averci azzeccato”.

 

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