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Crisi d’impresa: a rischio otto su cento

Riteniamo utile segnalare il Rapporto Cerved sui Bilanci 2018 poichè, da un’attenta analisi del documento, si evince che i nuovi Allert aziendali introdotti dalla Riforma sulla crisi d’impresa, colpiscono in misura rilevante soprattutto le microimprese e le Pmi.

Si conferma di conseguenza l’esigenza che gli imprenditori, soprattutto quelli che gestiscono le aziende di minori dimensioni, si attivino ed organizzino in quanto è necessario un “cambio culturale” nella gestione delle imprese, che deve avvenire anche attraverso investimenti in formazione sia finanziaria che gestionale.

https://www.ilsole24ore.com/art/allerta-crisi-d-impresa-rischio-otto-societa-100-ACy32LGB

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Una bomba a orologeria contro gli Amministratori

Segnaliamo un interessante articolo che mette in evidenze i rischi che, a seguito delle riforma sulla crisi d’impresa, corrono gli Amministratori delle società che sono esposti a possibili azioni di risarcimento danni dai creditori della società stessa. Praticamente oggi amministrare una società significa mettere a rischio il proprio patrimonio e la propria casa. L’argomento è sottovalutato e poco conosciuto e per questo motivo costituirà uno Focus su cui Consulting For Innovation incentrerà i prossimi corsi di formazioni per Imprenditori

Fonte

https://www.italiaoggi.it/news/una-bomba-a-orologeria-contro-gli-amministratori-2420250

La Legge ha abolito il fallimento! Come è possibile anticipare la crisi?

Il “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza” è stato definitivamente approvato, il 10 gennaio 2019.  Riguarda un Testo Unico sulla crisi d’impresa e d’insolvenza composto da 391 articoli, suddiviso in quattro parti, che sostituirà tutte le disposizioni contenute nel R.D. 267/1942 e nella L. 3/2012 in materia di composizione della crisi da sovra-indebitamento.

Il tema è piuttosto vario e complesso ma l’aspetto fondamentale è che viene richiesto alla nuova Legge una soluzione che consenta di anticipare la crisi, dei campanelli d’allarme che si accendano man mano che la crisi aziendale va peggiorando.

Masinelli precisa “Il software che si sceglie può essere di grande supporto. Possedere un software che possa prevedere le crisi interne è vitale. L’aspetto principale è l’immediatezza: in tempo reale avere un sistema integrato nell’intera gestione aziendale che possa supportare le decisioni e le analisi del Cfo, o della persona responsabile della direzione finanziaria, risulta una soluzione pratica per poter essere in compliance con l’attuale legge, quanto meno sul tema della prevedibilità. Il rischio di utilizzare Excel, con l’attuale legge, è manifesto. Facciamo un esempio semplice: usando Excel, idealmente, il manager (poniamo il Cfo, ma non sempre questa figura è disponibile in una Pmi) dovrà aggiornare il suo foglio di calcolo. Un’operazione che si dovrebbe fare ogni mese ma che, in vero, è improbabile venga svolta sempre con tempi precisi”.

Secondo Turani “Un software predittivo permette di ovviare alle possibili lacune di un manager finanziario, che potrebbe aggiornare un foglio Excel in modo discontinuo. In più aggiungo che Excel è una soluzione reattiva. Per spiegarla in modo semplice: se vi sono delle criticità, o indicatori di pericolo come menzionati dalla legge vigente, Excel non farà nulla. Un software predittivo integrato nell’intero processo e nella gestione finanziaria, invece, sarà personalizzabile dal suo utilizzatore (sia esso un Cfo o un amministrativo) per attivarsi e segnalare i rischi in tempo utile, con anticipo di mesi, in modo da poter evitare una crisi interna.

“Esiste una via di fuga”, continua Grossi, “al comma 3 Articolo 13. Bene inteso non si parla di un metodo per evitare questa legge o fare i furbetti. Il comma fa riferimento ad una soluzione personalizzata che ogni azienda può affrontare. Il comma in questione dice che, semplificando, ogni azienda può costruire un proprio sistema di indici capace di misurare i due principali tipi di crisi che la legge chiede di saper prevenire: la sostenibilità dei debiti per i sei mesi successivi e le prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso”.

Grossi conclude “Gli indici ovviamente dovranno essere asseverati da un professionista indipendente. Esiste tuttavia un rischio: se gli indici asseverati sono troppo blandi e lontani dalle famose (e pericolose) migliori prassi nazionali e internazionali, e l’azienda fallisce a causa di essi, il professionista dovrà rendere conto. Se per il primo tipo di crisi da misurare, l’unica soluzione è un sistema serio di previsione dei flussi di cassa a sei mesi, per il secondo si sta parlando di un robusto sistema di rating, cioè di previsione di probabilità di default a un anno. A tale proposito, è bene ricordare che un rating non è un sistema di indici con un punteggio in base a delle soglie.  Nessuno può farsene uno da solo, se poi non lo può testare su un campione ampio e profondo (per molti anni), al fine di calcolare la probabilità statistica di averci azzeccato”.

 

La Consulting for innovation assiste l’impresa a 360° e con il suo team di professionisti supporta da sempre gli imprenditori. Offre loro la possibilità di usufruire di uno strumento fondamentale come il cruscotto di controllo aziendale, che dà la possibilità di iniziare a confrontarsi con indicatori strategici e scientifici, di grande supporto, necessari per poter seguire un percorso di corretta gestione aziendale e di controllo utile ed efficace come mai in questo momento. La CFI organizza periodicamente Corsi per Imprenditori fondamentali per la conduzione dell’azienda trattando anche le principali novità riguardanti la Legge 155/2017.

 

Crisi d’impresa: i professionisti indispensabili per non fallire!

Due sono le importanti novità che interessano tutti gli imprenditori dal 16 Marzo: la tempestiva rilevazione dei sintomi della crisi e la conseguente attivazione della procedura di «early warning», novità introdotte dalla riforma del Codice della crisi d’impresa (Dlgs 14/2019). Ora l’allerta poggia su due pilastri fondamentali da osservare:

  1. Il legislatore obbliga da subito l’imprenditore ad istituire un assetto organizzativo che monitori la situazione aziendale e si attivi tempestivamente nel caso di crisi, utilizzando gli strumenti previsti. È inoltre obbligatoria la presenza di soggetti qualificati che segnalino possibili elementi di crisi;
  2. Il legislatore deve indicare quali sono i soggetti interessati ad intercettare i segnali di crisi l’organo di controllo societario (collegio sindacale o sindaco unico) e il revisore legale.

Ogni imprenditore dovrà, quindi, inserire nella propria impresa una sorta di cruscotto di controllo per monitorare costantemente lo stato di salute dell’impresa, e tutti i parametri che la compongono quali la redditività, pagamenti, liquidità, ecc

La Consulting for innovation assiste l’impresa a 360°, con il suo team di professionisti offre la possibilità di usufruire di uno strumento fondamentale come il cruscotto di controllo aziendale, utile ed efficace come mai in questo momento per prevedere lo stato di salute della propria azienda. Il 05 Aprile a Lamezia Terme la CFI terrà inoltre un Corso di formazione per imprenditori, durante il quale ci sarà la grande opportunità di conoscere tutti i dettagli che riguardano la rivoluzionaria riforma della Legge fallimentare 155 del 2017, entrata in vigore dal 16 Marzo 2019.

Fonte Il SOLE 24 ORE

 

Gli “Indicatori della crisi”: l’art. 13 del nuovo Codice sulla crisi d’impresa e l’insolvenza

 

 

Massimo Talone ODCEC di Milano

Già in miei diversi interventi, da ultimo quello postato l’8 dicembre 2018, avevo affrontato “l’annoso problema” degli “indicatori della crisi” previsti dall’art. 13 del nuovo Codice sulla crisi d’impresa e l’insolvenza di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (le ultime indiscrezioni parlano della prima settimana di marzo per una banale carenza di spazio tipografico). Ingarbugliato problema esegetico, la definizione di questi “indicatori” e degli “indici segnaletici” che ne dovrebbero costituire lo strumento quantitativo di misurazione, stanno producendo, tra gli addetti ai lavori e cultori della materia, le più stravaganti e fantasiose proposte operative: da “alberi decisionali” (privi però di ogni stima su base probabilistica e quindi strutturati su base meramente euristica) alla più svariata pletora di indici di bilancio la cui significatività, in termini discriminanti dell’evento insolvenza, è paragonabile alle viscere d’agnello utilizzate nell’antica Roma per anticipare infausti presagi. Mi trovo quindi costretto, ahimè, ha ritornare in argomento per fare chiarezza su un punto di fondamentale importanza nei processi di diagnosi e monitoraggio del rischio d’insolvenza (attività di controllo a cura degli organi amministrativi) e nella correlata procedure d’allerta interna (attività di monitoraggio a cura degli organi di controllo). Bisogna certamente convenire che il tenore dell’articolo 13 del decreto appare oggettivamente infelice nella sua costruzione letterale e fonte di un’interpretazione forviante, soprattutto da parte di un pubblico di non esperti. Il richiamo infatti, nell’ambito della procedura di allerta interna, ad “appositi indici che diano evidenza della sostenibilità del debito per almeno sei mesi e della continuità aziendale per l’esercizio in corso …” contraddice in termini la loro finalità che, per espressa indicazione della legge delega (art. 4 primo comma legge n. 155/2017) è quella di“incentivare l’emersione anticipata della crisi” attraverso il tempestivo riscontro di “un significativo aumento della probabilità di futura insolvenza”. In realtà, l’interpretazione sostanziale della norma è quella di adottare appositi indici segnaletici (contabili, extra contabili ed andamentali) che diano evidenza della scarsa sostenibilità dei debiti per “almeno i sei mesi successivi” (nel senso che, per periodi temporali inferiori ai sei mesi consecutivi, le situazioni di illiquidità sono considerate fisiologiche e transitorie) e delle incerte prospettive di continuità aziendale (nel senso che al momento della valutazione deve persistere una ragionevole attesa di continuità aziendale se pur con bassa probabilità). In realtà, aldilà del tenore della norma, la questione esegetica e di facile e banale soluzione. È lo stesso legislatore, infatti, che, nell’esplicitare all’art. 2 i principi generali della legge delega, definisce con chiarezza ed in modo inconfutabile quale debba essere l’unico indicatore significativo della crisi d’impresa: la probabilità di futura insolvenza. La procedura di allerta deve quindi inevitabilmente attivarsi (si ripete, prima per iniziativa degli amministratori e poi eventualmente degli organi di controllo) solo quando la probabilità d’insolvenza (calcolata, come si dirà in seguito, su base forward- looking) subisce un significativo aumento tale da superare la “soglia l’allerta” definita a priori con apposito regolamento interno o stabilita nel piano aziendale (è la risk tollerance nel Risk Appetite Framework che deve costituire parte integrante del piano aziendale). È quindi la PD (Probability of Default) ovvero la probabilità di futura insolvenza e non altre misure che deve esprimere in modo sintetico ed univoco il rischio d’insolvenza. Il problema allora è stabilire in termini operativi: a) Quali e quante informazioni utilizzare dal punto di vist c) Conseguentemente, quale evento futuro considerare e come definirlo puntualmente ovvero insolvenza giudiziaria, insolvenza bancaria, interruzione di continuità aziendale, partendo dal presupposto che si tratta di eventi diversi con scadenze temporali diverse. d) Quale metrica temporale considerare: mono-periodale o multi-periodale e quale intervallo temporale utilizzare: semestre, anno, triennio, quinquennio. Problemi di risk management non banali ma neanche insormontabili (ovviamente, per chi ne conosca la logica). Risolto in questi termini il problema, la definizione dei “famigerati” indici a cui pure il legislatore fa riferimento “suggerendone” tre considerati particolarmente significativi (oneri finanziari/ flussi di cassa, capitale di rischio/posizione finanziaria netta e giorni di ritardato pagamento), costituisce null’altro che un “di cuius” del più generale problema della stima della probabilità di futura d’insolvenza calcolata quindi su base forward-looking (significa che le informazioni e quindi i correlati indici significativi devono essere calcolati su base prospettica e non solo storica come accade nei sistemi di rating interni delle banche). Ma il legislatore non si limita a definire la misura della “funzione obiettivo” dei sistemi di monitoraggio del rischio d’insolvenza e della correlata procedura d’allerta. Esso pone al valutatore (amministratore, sindaco o revisore che sia) un “vincolo” di breve periodo costituito dalla verifica forward-looking, oltre un orizzonte temporale futuro di sei mesi (considerato limite di possibile temporanea illiquidità) del ripristino della piena sostenibilità finanziaria. Quest’ultima intesa quale capacità dei flussi di cassa operativi attesi di coprire, nell’intervallo temporale considerato, gli impegni finanziari inderogabili, per definizione, derivanti dal servizio del debito finanziario ed erariale. Se quindi il mantenimento al disotto della soglia di tolleranza della probabilità d’insolvenza è sicuramente indicatore di continuità aziendale, la periodica verifica della sostenibilità finanziaria nel breve periodo (misurabile ad esempio attraverso il DSCR – Debt Service Coverage Ratio) è indicatore di capacità di rimborso del debito finanziario ed erariale. Come si traducono tutte queste prescrizioni normative in termini di concreti protocolli operativi (presumibilmente, formalizzati in un regolamento interno)? a) In primis, le aziende dovranno introdurre idonee procedure di pianificazione, controllo e monitoraggio del rischio d’insolvenza. Il documento sociale che formalmente ne esprime il contenuto è il piano aziendale che quindi diventa documento indispensabile per la tempestiva e precoce rilevazione dello stato di crisi ed esimente di responsabilità per amministratori, sindaci e revisori. Il piano aziendale dovrà anche contenere il sistema degli obiettivi di rischi accettabili (RAF) compreso, la soglia di rischio d’insolvenza tollerabile. b) A cura degli organi di controllo, periodicamente, dovrà essere effettuata il monitoraggio, su base backward-looking e reattiva, delle anomalie rilevanti (trigger event) attraverso la procedura dell’adeguata verifica (vedi Quaderno SAF n. 71) nell’ambito delle procedure di allerta interna (Early Warning System). c) A cura degli amministratori dovrà essere effettuata periodicamente, almeno su base semestrale, il programma di valutazione del rischio d’insolvenza (diagnosi del rischio a breve e outlook a 3 anni) su base proattiva e forward-looking. d) Il caso di significativo aumento della probabilità d’insolvenza oltre la soglia di tolleranza (risk tolerance indicata nel piano aziendale) ovvero anche qualora si dovesse verificare una situazione di non sostenibilità finanziaria oltre i sei mesi, dovrebbe essere attivata la procedura d’allerta ed attivate le idonee misure correttive (action plan). e) In caso di perdurare delle situazioni di squilibrio finanziario e/o illiquidità, gli amministratori dovranno attivare senza indugio, su input degli organi di controllo (revisori e sindaci), la procedura di recovery planning (piano di risanamento) e implementare le relative azioni di risanamento (recovery action). Da ultimo, un richiamo implicito a predisporre preventivamente un piano di risanamento(della serie, preparalo e tienilo nel cassetto) e relative misure correttive da attivare in caso di allerta e ricorso alle procedure di composizione assistita della crisi. Il piano dovrebbe essere predisposto sulla base di uno stress test ovvero di una simulazione economicofinanziaria definita sulla base di uno scenario di worst case (personalmente, consiglio di valutare uno scenario costruito su base endogena utilizzando, quale ipotesi base, un valore dei ricavi di vendita pari al break-even point di tesoreria). L’articolo 17 del Codice infatti stabilisce un termine estremamente limitato per trovare una soluzione concordata con i creditori. Tre mesi prorogabili di ulteriori tre mesi solo in caso di positivo riscontro delle trattative con le controparti. Oltre tale termine, la partita passa al pubblico ministero che, verificata la sussistenza degli elementi concordati indicatori dello stato d’insolvenza, avvia l’istanza di liquidazione giudiziaria (tradotto, il fallimento).

 

Consulting for innovation attraverso la sua ampia e ramificata rete di professionisti, fornisce supporto alle imprese in crisi nel possibile percorso di riattivazione della capacità dell’impresa di produrre adeguati flussi reddituali e finanziari, analizza la situazione dei clienti e, successivamente, verifica l’eventuale applicazione dei principali strumenti per risolvere le situazioni di crisi d’impresa.

 

Fonte https://www.linkedin.com/pulse/gli-indicatori-della-crisi-come-va-correttamente-sul-piano-talone/

9 febbraio 2019

 

Bancarotta con sconto penale se si attiva la procedura di allerta

Primo Si alla Riforma della crisi d’impresa che punta ad anticipare l’allarme, in caso di mancata iniziativa il Pubblico Ministero può aprire la liquidazione

Sconto penale “pesante” per l’imprenditore che si attiva per segnalare la crisi d’impresa con l’obiettivo di risolverla prima di incappare nell’insolvenza. Lo prevede il decreto legislativo approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, che ora approda in Parlamento. Ma se la versione dell’incentivo penale messo in campo è più rilevante di quanto avrebbe autorizzato una lettura restrittiva della delega, è altrettanto vero che se invece l’imprenditore non si muove, allora può intervenire il pubblico ministero per l’apertura della procedura di liquidazione.
Il decreto definisce il presupposto della tempestività dell’iniziativa individuando, al contrario, i casi in cui l’iniziativa va considerata tardiva. In questa prospettiva sono stati selezionati come indicatori di crisi più significativi i ritardi nei pagamenti di salari e stipendi e dei debiti verso fornitori oltre al superamento degli indici di bilancio elaborati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti.

Per le due tipologie di crediti sono stabiliti diversi parametri quantitativi e temporali per determinare la decorrenza del termine di sei mesi oltre il quale l’iniziativa dell’imprenditore non è più tempestiva:
per salari e stipendi, un ammontare di debiti scaduti superiore alla metà del complessivo monte salari mensile e il protrarsi dell’inadempimento per 60 giorni;
per i debiti verso fornitori un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti e il protrarsi dell’inadempimento per 120 giorni.
Con riferimento al superamento degli indici di bilancio, il termine dei 6 mesi decorre dall’ultimo bilancio approvato o comunque per oltre 3 mesi. Il decreto, quanto al perimetro dello sconto penale, dà, rispetto alla delega, l’interpretazione più estensiva, comprendendo non solo la bancarotta semplice (che peraltro già permette l’applicazione della tenuità del fatto) ma anche le ipotesi di bancarotta fraudolenta.
Il ministero della Giustizia ha ritenuto di operare nel senso più ampio prevedendo norme premiali con riferimento alle condotte anche più gravi quando l’imprenditore ha azionato quei meccanismi di allerta di nuova introduzione che puntano proprio a controllare e mitigare il fenomeno dell’insolvenza.
E allora l’ombrello penale si apre per l’imprenditore che ha presentato tempestiva istanza all’organismo di composizione assistita della crisi, attuandone le prescrizioni, oppure ha presentato domanda di accesso a procedura di concordato preventivo o di omologazione di accordo di ristrutturazione a condizione, in questi casi, che la domanda non sia stata in seguito dichiarata inammissibile.
Per tutti i reati di bancarotta è prevista, quando si riscontrano le condizioni di tempestività dell’istanza e se risulta che il danno è di speciale tenuità, una causa di non punibilità. In questo modo viene significativamente ridotta, spiega il ministero della Giustizia, l’area del rischio penale perché è assai frequente che condotte di non corretta destinazione di beni dell’impresa, ma con effetti modesti di impoverimento del patrimonio e con incidenza minima se non quasi nulla sul soddisfacimento dei creditori, concretizzate anche in epoca assai risalente, assumano dopo l’apertura della procedura concorsuale rilevanza come reati di bancarotta fraudolenta.

 

Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza annovera tra le novità di maggior rilievo l’inserimento di procedura dall’allerta per una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle PMI. In presenza di determinati Indicatori della Crisi sono previsti obblighi di segnalazione a carico di specifici soggetti.

CONSULTING FOR INNOVATION attraverso la sua ampia e ramificata rete di professionisti, fornisce supporto alle imprese in crisi nel possibile percorso di riattivazione della capacità dell’impresa di produrre adeguati flussi reddituali e finanziari, analizza la situazione dei clienti e, successivamente, verifica l’eventuale applicazione dei principali strumenti per risolvere le situazioni di crisi d’impresa.

 

Data Pubblicazione: 09/11/2018

Scritto da: Giovanni Negri

Pubblicato su: SOLE 24 ORE

Fonte: http://iusletter.com/oggi-sulla-stampa/bancarotta-sconto-penale-si-attiva-la-procedura-allerta/