Banche, per alzare la redditività servono nuovi modelli di Rating

I modelli di determinazione di Rating, al fine di avere una valenza predittiva, devono oculatamente sovra-pesare l’assetto finanziario della azienda oggetto di valutazione. Infatti, solo un solido assetto finanziario consente forza competitiva e quindi possibilità di sviluppo; entrambi fattori che assicurano il perdurare nel tempo di un progetto imprenditoriale e quindi funzionali a ridurre il rischio di default. Il modello di valutazione proposto dai professionisti della Consulting for innovation è caratterizzato per una capacità proattiva di analisi che risponde a pieno alle nuove esigenze del sistema bancario di valutare efficacemente i propri clienti. 

 

Fonte https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2019-01-09/banche-alzare-redditivita-servono-nuovi-modelli-rating-160159.shtml?uuid=AEwAXHBH

Pubblicato il 09/01/2019

scritto da Francesco Ciampi

su: SOLE 24 ORE

Il modello di rating è lo strumento che consente alla banca di valutare il grado di affidabilità dei propri clienti, decidere se affidare o meno un nuovo cliente, determinare il tasso di interesse da applicare agli affidamenti in essere e a quelli di nuova concessione.

Il management bancario fa bene il proprio mestiere se presta denaro a chi sarà in grado di restituirglielo e se applica un tasso di interesse coerente con il grado di rischio assunto. Il vantaggio competitivo e, di conseguenza, la redditività della banca, trovano dunque un fondamento essenziale nella capacità di progettare, sviluppare, aggiornare un modello in grado di valutare efficacemente la probabilità di default dei propri clienti (attuali e potenziali).

Negli ultimi 30 anni le regole di Basilea, le indicazioni scritte e la moral suasiondelle Banca d’Italia e della Bce hanno orientato gli istituti di credito verso l’impiego di modelli basati su variabili predittive di natura prevalentemente quantitativa (soprattutto indici di bilancio e indici di misurazione dell’andamento passato della relazione di fido) e incentrati su valutazioni di tipo automatico.

La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 ha dimostrato che tali modelli hanno una efficacia predittiva limitata. In primo luogo perché sono rivolti al passato, mentre ciò che devono misurare (la probabilità di default del cliente) riguarda il futuro: quando i valori di bilancio vengono processati è in media trascorso quasi un anno da quando i relativi fatti gestionali hanno avuto luogo; è inoltre stata dimostrata la tendenza delle imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, a posticipare l’emersione contabile dei propri squilibri economici, proprio per ritardarne il più possibile l’impatto negativo sul rating. In secondo luogo i modelli automatici non sono in grado di pesare, se non in misura limitata, gli aspetti qualitativi della gestione e della governance aziendale, quali la coerenza della strategia competitiva, l’efficacia dei comportamenti gestionali, la solidità dell’assetto organizzativo, la qualità dei piani industriali.

Numerose indagini empiriche hanno dimostrato che proprio per queste ragioni i modelli incentrati su valutazioni automatiche e quantitative risultano poco performanti e finiscono per indurre la banca a non concedere credito a imprese che invece lo meriterebbero, oppure ad affidare imprese solide da un punto di vista finanziario ma deboli dal punto di vista strategico e/o della qualità del proprio management e, quindi, poco affidabili nel medio periodo. In altre parole, l’adozione di sistemi di rating polarizzati sulla componente quantitativa impatta negativamente sulla capacità della banca di misurare correttamente i propri rischi creditizi e, di conseguenza, riduce la sua capacità di produrre valore.

In Borsa le principali banche europee quotano con uno sconto medio superiore al 30% rispetto al patrimonio netto contabile. Ciò significa che i mercati finanziari valutano fortemente inadeguata l’attuale redditività del sistema bancario. Il taglio dei costi operativi attraverso la razionalizzazione degli sportelli e la riduzione del personale trova un limite naturale nella necessità di non superare la soglia critica oltre la quale la banca perderebbe contatto con il proprio territorio e, comunque, dovrà prima o poi necessariamente arrestarsi; il margine di interesse resterà basso ancora per diversi anni (la Bce manterrà i tassi nulli o negativi per almeno altri due anni); la crescita delle commissioni non può essere da sola sufficiente (poco sopra l’1% quella prevista per l’anno prossimo).

Il ripristino di una redditività adeguata passerà dunque soprattutto dallo sviluppo di nuovi modelli di rating, che consentiranno di selezionare meglio i clienti da affidare, riducendo così le perdite su crediti. Il management bancario dovrà a tal fine investire nella progettazione di sistemi di rating “esperti”, in grado di pesare adeguatamente anche le variabili di natura qualitativa che connotano l’assetto gestionale e strategico dell’impresa cliente, quali la forza e la sostenibilità del vantaggio competitivo, l’efficacia delle politiche gestionali adottate (a livello di produzione, marketing, ricerca e sviluppo, ecc.), la coerenza tra assetto organizzativo e comportamenti strategici, le competenze e l’affidabilità del management, la capacità di innovazione, la capacità da attivare relazioni efficaci con gli stakeholder, la qualità e la solidità complessiva della filiera produttiva di riferimento.

Si tratta di un cambiamento difficile da realizzare, che richiede un salto di qualità nella capacità della banca di sentire, leggere e pesare le proprie esperienze di relazione con imprese, imprenditori e progetti imprenditoriali. Un cambiamento che implica una nuova valorizzazione del ruolo del responsabile della filiale e dei suoi collaboratori, in quanto soggetti naturalmente deputati a vivere direttamente e continuativamente tali esperienze.

 

Regole bancarie, PMI alla sfida dei nuovi canali di finanziamento

La sostenibilità del modello di business è divenuto un punto di crescente attenzione nelle scelte strategiche delle banche e anche delle autorità di vigilanza. Discutere della sostenibilità del modello di business di una banca, implica una riflessione sulla combinazione delle aree di affari e dei segmenti di clientela, sulle modalità con le quali essa organizza i processi produttivi e articola i propri assetti distributivi. L’intermediazione creditizia tradizionale è divenuta sempre meno redditizia. Per questo motivo da più parti ci si chiede se le eventuali modifiche nel modello di business spingeranno le banche a ridurre drasticamente l’offerta di credito tradizionale per spostarsi verso aree di business maggiormente redditizie. Nell’attuale contesto bancario italiano sembra opportuno interrogarsi su come le banche dovranno riorganizzare o stanno già riorganizzano la loro attività di credito. E’ certo che la pressione che le banche subiscono abbia già sollecitato una riconsiderazione delle modalità di gestione del credito. Le regole definite dalla Bce comportano che, le banche dovranno dimostrarsi in grado di gestire in modo efficiente i nuovi crediti, attraverso processi di valutazione rigorosi e attivare processi altrettanto rigorosi di monitoraggio.

Questi elementi regolamentari interessano tutte le banche europee, applicandosi allo stesso modo alle banche più grandi e alle banche minori. Pensando al mercato bancario italiano non dimentichiamo anche che la creazione dei gruppi delle banche di credito cooperativo, trasformerà a breve quella componente del sistema bancario nazionale tradizionalmente considerata vicina ai territori e la costringerà ad adeguarsi alle prescrizioni applicate alle banche di più grandi dimensioni. Non è possibile dire se tutto ciò finirà per determinare una contrazione dell’offerta di credito, ma certamente ha l’effetto di introdurre in capo alle banche elementi di selettività maggiori e approcci più rigorosi alla gestione del credito. Benché la quota del debito bancario sul totale delle passività finanziarie per la generalità delle imprese sia scesa dal 2011 al 2017 dal 25% al 19%, tale quota resta significativamente più elevata rispetto al dato per le imprese europee. Lo scenario che si prospetta potrebbe determinare una crescita della competizione tra canali di finanziamento alternativi a quelli bancari, anche in conseguenza della maggiore selettività delle banche.

Il nuovo scenario regolamentare che si sta delineando comporterà una profonda evoluzione culturale in termini di approccio al sistema creditizio. Le PMI che riusciranno ad adattarsi per tempo al cambiamento in corso saranno in grado di intercettare e beneficiare delle risorse finanziarie che il sistema metterà a loro disposizione.

Il dossier rating, strumento proposto da CONSULTING FOR INNOVATION SRL, consente una periodica valutazione del merito creditizio della PMI in linea con i criteri applicati dal sistema creditizio

 

Data Pubblicazione: 07/09/2018
Scritto da: Rossella Locatelli
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

Anomalie bancarie

Anomalie bancarie con Consulting for Innovation

Consulting for Innovation si occupa di anomalie bancarie, assiste e accompagna la clientela in tutte le fasi giudiziali e stragiudiziali del processo.

Le anomalie bancarie sono diventate uno dei principali problemi che permeano la relazione fra cliente e sistema bancario / finanziario. Tale problematica è divenuta sempre di maggiore attualità a causa della forte pressione competitiva che permea i mercati e che ha ridotto i margini operativi delle aziende, che hanno così visto aumentare – proporzionalmente – l’impatto dei costi legati alla fruizione dei vari prodotti bancari.

Tali fattori, unitamente alla profonda e lunga crisi economica, hanno creato una situazione di enorme difficoltà per le imprese e per le famiglie, generando delle grosse problematiche nei rapporti con gli istituti di credito.

La relazione che intercorre fra cliente e sistema bancario / finanziario è caratterizzata da una pressoché totale disinformazione che genera un’ASIMMETRIA INFORMATIVA a favore delle banche. Tutto ciò consente agli istituti di Credito di poter mettere in campo dei servizi e dei prodotti con vantaggi e garanzie quasi sempre in loro favore, applicando contratti ed interessi che spesso vanno anche al di là dei limiti e delle regole giuridiche e facendo sorgere anomalie bancarie.

Tale situazione è individuabile nella scarsità di controlli nel settore, che – sia in passato che tutt’oggi – è ascrivibile solo a Banca d’Italia.

Va ricordato, a tal proposito, che trattandosi di un organo privato e non pubblico – il 95 % della proprietà è delle stesse banche che sono al contempo sia il controllore che il controllato – diventa difficile effettuare una vigilanza corretta e puntuale. Questo fa sì che la possibilità di trovarsi di fronte ad anomalie bancarie sia crescente.

CONSULTING FOR INNOVATION, attraverso l’operato professionale, eticamente consapevole e profondamente affidabile, consente alla clientela di stabilire, in prima istanza, se sia stata violata la normativa esistente da parte degli istituti di credito individuando tutte le irregolarità attuate, in seconda battuta, si propone di accompagnare il cliente attraverso tutte le fasi processuali ed extra – processuali con l’obbiettivo di vederne riconosciuti i diritti.

Lo studio delle problematiche dei clienti e la definizione e individuazione delle soluzioni da mettere in campo è realizzata dalla Consulting for Innovation a titolo non oneroso.

Il cliente sarà chiamato a investire delle risorse solo dopo aver preso conoscenza della soluzione alle sue difficoltà operative / gestionali / finanziarie. A quel punto il soggetto potrà liberamente e autonomamente decidere se procedere o meno acquistando il servizio, non avendo contratto in precedenza alcun tipo di vincolo contrattuale per la prima analisi di studio.