Credito d’imposta per i beni strumentali nuovi. Due le possibili scelte

Con l’istituzione dei codici tributo, da parte dell’Agenzia delle Entrate è possibile effettuare la compensazione dei crediti d’imposta sugli investimenti in beni strumentali da utilizzare nel modello F24. I crediti nello specifico fanno riferimento alle disposizioni della Legge 160/2019 e alla Legge 178/2020. Per la prima disposizione si tratta dei codici 6932 (beni materiali non-Industria 4.0), 6933 (beni materiali Industria 4.0) e 6934 (beni immateriali Industria 4.0), per la seconda invece abbiamo il 6935 (beni materiali e immateriali non-Industria 4.0), il 6936 (beni materiali Industria 4.0) e il 6937 (beni immateriali Industria 4.0).

I crediti riferiti alla Legge 160/2019, si possono utilizzare in cinque quote annuali (tre per i beni immateriali 4.0) dall’anno successivo a quello di entrata in funzione (beni non-Industria 4.0) o di interconnessione (Industria 4.0).

Con riferimento alla Legge 178/2020 fanno invece riferimento gli investimenti effettuati dal 16 novembre 2020, la compensazione è prevista in tre quote annuali a partire in questo caso dallo stesso anno di entrata in funzione o di interconnessione.

Prima di procedere con la compensazione, si dovrà scegliere per i beni acquistati dal 16 novembre 2020 ed entrati in funzione o interconnessi entro il 31 dicembre scorso, quale agevolazione sfruttare visto che per tale arco temporale le diposizioni previste dalla Legge di Bilancio dello scorso anno coesistono con le novità della Legge n. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021).

Sarà probabilmente una scelta di mera convenienza fiscale che si rifletterà anche sugli aspetti documentali previsti dalle due disposizioni in commento, dovendo a tal fine procedere con le adeguate annotazioni nelle fatture di acquisto.

Le due diverse disposizioni, determinano dunque un sovrapposizione dell’applicazione delle stesse, in particolare mentre per gli investimenti fino al 15 novembre vale solo la legge 160, per il periodo che va dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2020 scatta una sovrapposizione tra le due norme. Gli investimenti effettuati in questo periodo, possono essere collocati nell’una o nell’altra agevolazione a scelta del contribuente, infatti la Legge 178/2020 non prevede, alcun divieto o vincolo nella scelta.

E’ probabile che si valuti di utilizzare la nuova disposizione che ha modalità di determinazioni del credito più favorevoli, ma anche modalità di utilizzo.

Per la prima tipologia di agevolazione (Legge n. 160/2019) il credito d’imposta potrà essere utilizzato solo a decorrere dall’esercizio successivo a quello di acquisto e di entrata in funzione o interconnessione del bene, mentre per la seconda tipologia di crediti d’imposta (Legge n. 178/2020), il beneficio potrà essere utilizzato già a decorrere dall’anno di entrata in funzione o interconnessione del bene.

Anche il numero delle quote annuale in cui tale agevolazione è suddivisa potrebbe fare la differenza nella scelta verso la Legge 178/2020 che prevede un minore numero di quote di utilizzo (tre invece che cinque).

Nel caso di investimenti di importo considerevole, con possibile superamento dei diversi plafond di utilizzo previsti dalle due disposizioni, occorrerà fare anche altre considerazioni sulla necessità di utilizzare entrambe le agevolazioni.

Anche la possibilità di utilizzare subito il credito d’imposta, previsto solo dalla legge n. 178/2020, potrebbe avere un suo particolare appeal nella scelta fra le due disposizioni agevolative. La scelta dell’una o l’altra disposizione come detto si riflette sugli obblighi documentali del contribuente, in particolare si deve prestare attenzione alla dicitura nella fattura di acquisto del bene.

Nuova “mini” proroga della riscossione. Sulla strada di una nuova rottamazione

L’ultimo intervento legislativo che si è occupato di riscossione, è il D.L. n. 3 dello scorso 15 gennaio, con il quale è stato deciso un “mini” differimento fino al 31 gennaio prossimo per le notifiche di atti di accertamento e cartelle, nonché dei versamenti dovuti, già oggetto di sospensione fino al 31 dicembre 2020, con i diversi decreti che sono stati adottati lo scorso anno a seguito della pandemia per il Covid-19 e in particolare dal D.L.125/2020.

È probabile che alla mini proroga seguirà un pacchetto più ampio di misure, quali una possibile nuova rottamazione o saldo e stralcio, altri possibili rinvii, e nuove possibilità di rateizzare il debito, misure che potrebbero essere contenute nel prossimo (quinto) decreto “Ristori”.

Rinviati i pignoramenti di stipendi e pensioni, differiti i termini previsti per la notifica degli atti di accertamento, delle cartelle esattoriali, degli atti di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, nonché degli altri atti tributari elencati dall’art. 157 del decreto “Rilancio” (D.L. 34/2020).

Differito a fine gennaio anche il termine di scadenza dei versamenti derivanti da cartelle di pagamento ed avvisi esecutivi, relativi alle entrate tributarie e non, sospesi dall’art. 68, comma 1, del decreto “Cura Italia” (D.L. 18/2020).

I versamenti sospesi dovranno essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, e quindi entro la fine di febbraio.

Tra i temi rilevanti sui cui incide il D.L. n. 3/2021, vi è quello dei termini di notifica di alcuni atti tributari, tematica che è fonte di notevoli incertezze operative tra gli operatori del settore.

Il mini-rinvio al 31 gennaio, potrebbe costituire una prima fase di un nuovo capitolo che si dovrebbe occupare di riscossione, e che potrà trovare spazio nel prossimo decreto “Ristori”.

Sono allo studio nuove “edizioni” di definizione agevolata, con l’obiettivo di ridurre la pressione su cittadini e le imprese già finanziariamente colpite dalla crisi scaturita dalla pandemia, in particolare si dovranno trovare soluzioni per andare incontro ai contribuenti per quando ripartiranno le attività di riscossione, ormai da troppo tempo bloccate dalle varie sospensioni.

Si è parlato di una possibile nuova rottamazione per il ruolo 2018 e 2019, puntando a non aggravare le “tasche” già provate di contribuenti e imprese, senza l’aggravio delle sanzioni e gli interessi di mora.

Sul tema della riscossione, tra i problemi che si presenteranno nei prossimi mesi, vi è sicuramente la gestione dell’arretrato determinato dalle numerose cartelle sospese ormai dallo scorso 8 marzo, è stata anche ipotizzata la possibilità di una riammissione dei contribuenti decaduti dalle precedenti edizioni della rottamazione per aver saltato il pagamento delle rate.

Altra incognita è la gestione della scadenza del prossimo 1° marzo, delle rate relative alla vecchia rottamazione più volte prorogate.

Il decreto di metà gennaio dunque traghetterà una situazione già complicata fino al prossimo decreto “Ristori”, con il quale sarà necessario definire una strategia idonea nella gestione della riscossione considerato il fatto che ancora la crisi economia non è finita, e tante sono ancora le imprese e le famiglie in difficoltà, il tutto alla luce anche delle ultime vicende politiche che sottraggono tempo ed energie necessari per la definizione di una soluzione ad una tema cruciale sia per i contribuenti che per le casse dello Stato.

Clienti in default. Nuove norme EBA per le banche

Il 1° gennaio, sono entrate in vigore le nuove regole europee introdotte dall’EBA (European Banking Authority) per gli intermediari finanziari. Con la nuova disciplina sarà ancora più importante per i titolari di conto corrente, onorare con puntualità le proprie scadenze di pagamento previste contrattualmente, e rispettare i piani di rimborso dei debiti per non rischiare di essere classificati in default dalla banca.

Andando ad analizzare cosa prevede il nuovo regolamento europeo, questo riguarda in particolare il modo in cui gli enti creditizi e le imprese di investimento, dovranno valutare i loro clienti in un’ottica prudenziale, decidendo quando questi non sono più in grado di restituire quanto anticipato dalla banca.

Il regolamento EBA stabilisce i criteri secondo cui un debito da parte del cliente della banca, e quindi anche uno “scoperto” sul conto, può essere valutato come un credito non recuperabile, e di conseguenza il   cliente può esser messo in default.

Secondo il regolamento, il debitore può essere considerato in default, se in arretrato da oltre 90 giorni (in alcuni casi, come per le amministrazioni pubbliche di 180) nel pagamento di una obbligazione rilevante, e se la banca giudica improbabile che il debitore possa pagare il suo debito.

L’EBA stabilisce che un debito scaduto da 90 giorni vada considerato “rilevante” quando il valore dell’arretrato supera due soglie: una assoluta (100 euro per i privati, e 500 euro per le imprese) e una relativa, cioè l’1% dell’esposizione totale nei confronti della banca.

Con la dichiarazione di default, la banca potrebbe (anche se non vi è un obbligo) procedere alla segnalazione del cliente alla Centrale dei Rischi (CR), con tutte le conseguenze relative alla classificazione di “cattivo pagatore”

Le regole dell’EBA stabiliscono inoltre che non sarà più possibile come in passato compensare il debito scaduto con altre linee di credito che il cliente può avere nei confronti della banca.

Le nuove regole sono sicuramente più stringenti rispetto alle norme in vigore in Italia, in particolare per il fatto che stabiliscono soglie precise in base alle quali la banca può considerare il cliente in default.

Nell’ambito delle nuove delle nuove disposizioni, dovrà essere sicuramente rivalutato il rapporto banca-cliente, in un’ottica di sensibilizzazione e informazione sui rischi, sarà importante come anche consigliato dalla Banca d’Italia, valutare con i clienti maggiormente a rischio le soluzioni più opportune per prevenire le conseguenze di un default.

La stessa Banca d’Italia ha invitato gli istituti di credito ad attivarsi per assicurare la piena consapevolezza dei clienti sull’entrata in vigore delle nuove regole e sulle conseguenze che possono produrre nell’ambito dei rapporti contrattuali.

Le banche dovranno inoltre adottare presìdi organizzativi e di controllo, per assicurare che i clienti abbiano prodotti pienamente adeguati alla loro effettiva situazione economica e finanziaria.

Le nuove regole come anche precisato dalla Banca D’Italia, riguardano il modo con cui le banche dovranno classificare i clienti ai fini prudenziali, e non vietano in concreto la concessione di uno sconfinamento potendo, nel rispetto delle proprie politiche (che possono variare da banca a banca), consentire o meno ai clienti di sconfinare oltre la disponibilità presente sul conto o in caso di affidamento, oltre il limite di fido.

E’ plausibile affermare che anche con le nuove e stringenti regole, la dichiarazione di default avverrà solo quando i clienti verranno concretamente giudicati impossibilitati a pagare il debito, e nel dover comunque valutare con maggiore rigidità gli scoperti, si potrà tenere conto di situazioni che si possono giudicare temporanee, nelle quali un cliente può sforare le soglie previste dal regolamento perché ad esempio è in attesa di ricevere lo stipendio o un pagamento, ovviamente ogni istituto di credito può decidere di seguire linee più rigide nell’ambito di applicazione della nuova definizione di default.      

AZIENDE IN DIFFICOLTA’: COSA PREVEDE LA LEGGE DI BILANCIO 2021

L’art. 1 co. 207 della Legge n. 178 del 30 dicembre 2020 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”, ha sospeso fino al 31.01.2021 i termini di scadenza relativi a cambiali e altri titoli di credito, nonché ad ogni altro atto avente efficacia esecutiva.

La sospensione opera a favore dei debitori e obbligati, anche in via di regresso o di  garanzia (salva la facoltà degli stessi di rinunciarvi espressamente), non solo sui termini per la presentazione al pagamento, ma anche sui termini per la levata del protesto o delle constatazioni equivalenti, nonché sui termini previsti all’art. 9, co. 2, lett. a) e  b), della L. n. 386/1990 sulla revoca delle autorizzazioni ed al successivo art. 9 bis, co. 2 sul preavviso di revoca, e, infine, sul termine per il pagamento tardivo dell’assegno, previsto dall’art. 8, co. 1, della stessa L. n. 386/1990 cit.

Dunque, sino al 31.01.2021, i creditori non potranno procedere con l’esecuzione di protesti o contestazioni equivalenti.

Per quanto attiene, invece, a tutti i protesti levati dall’01.09.2020 – che, quindi, risultano privati retroattivamente di ogni efficacia – gli stessi non dovranno essere trasmessi dai pubblici ufficiali alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Ove già pubblicati, le Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura provvederanno d’ufficio alla loro cancellazione dal relativo registro informatico.

Tanto per come previsto dall’articolo 11 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, che trova, dunque, nuova ed ulteriore applicazione.

Per effetto, i titoli di credito, la cui scadenza risulta sospesa fino al 31.01.2020, dovranno essere nuovamente presentati all’incasso e, poi, protestati allo spirare di tale nuova scadenza, nel caso di infruttuoso recupero del credito.

Si precisa infine che il debitore, qualora avesse già provveduto al pagamento degli importi sottesi ai diversi titoli di credito, non potrà richiedere il rimborso di quanto corrisposto. Ciò in quanto l”assegno presentato al pagamento durante il periodo di sospensione è comunque pagabile nel giorno di presentazione.

Avv. Giulio Fortunato Tescione

Dalla Cig alle politiche attive, ecco come saranno i nuovi ammortizzatori

Dalla Cig alle politiche attive, ecco come saranno i nuovi ammortizzatori

#ammortizzatorisociali 

” In questi giorni è in discussione anche l’allungamento dell’attuale Cig Covid-19 almeno fino a Natale. Il prolungamento potrebbe essere selettivo, nel senso che interesserà le aziende che ne hanno veramente bisogno, anche facendo riferimento al calo del fatturato subito.

Per le imprese, invece, che rinunciano alla Cig Covid-19, e fanno quindi rientrare a pieno ritmo i lavoratori, si ipotizza, anche, un incentivo, sotto forma di decontribuzione di 2-3 mensilità, a condizione però che non licenzino per i successivi 6-9 mesi. “

Fonte: sole24ore
Articolo completo: https://lnkd.in/dz9evZn

Garanzia del Fondo PMI al 100% fino a 30.000 euro con durata a 10 anni

“Garanzia al 100% su finanziamenti fino a 30.000 euro con durata fino a 10 anni e, per le rinegoziazioni di debito, obbligo di erogazione di credito aggiuntivo in misura pari almeno al 25%.

Queste le principali novità all’art. 13 del DL 23/2020, approvate ieri dalla Camera in sede di conversione del decreto liquidità (che passerà ora all’esame del Senato).”

La “nuova” lett. m), post passaggio alla Camera, chiarisce anzitutto che tra i soggetti beneficiari rientrano anche le associazioni professionali e le società tra professionisti (non soltanto, quindi, gli esercenti arti e professioni in forma individuale), nonché gli agenti e subagenti di assicurazione e i broker, dopodiché:

– alza da 25.000 a 30.000 euro il tetto massimo del finanziamento;

– sostituisce il parametro unico del 25% dei ricavi risultanti dall’ultimo bilancio depositato o dichiarazione fi- scale presentata, con i due parametri di cui ai num. 1) e 2) della lett. c), ossia, alternativamente, il doppio della spesa salariale annua del 2019 o dell’ultimo anno disponibile o il 25% del fatturato 2019;

– consente di ricorrere a idonea documentazione, di- versa dall’ultimo bilancio depositato o dichiarazione fi- scale presentata (anche mediante autocertificazione), alla generalità dei beneficiari e non più soltanto a quel- li costituiti dopo il 1° gennaio 2019.

L’estratto dell’articolo sopra riportato riassume le principali modifiche apportate dalla Camera in sede di conversione del Decreto Liquidità (che passerà ora all’esame del Senato). Sono sicuramente utili ed interessanti quelle relative all’incremento sia dell’importo – da 25.000 a 30.000 – dei finanziamenti garantiti al 100%, sia della durata da 6 a 10 anni, in quanto riguardano una platea molto ampia di PMI e professionisti; al riguardo le modifiche consentono anche ai soggetti già finanziati di chiedere l’adeguamento del finanziamento alle nuove condizioni.

“Per le operazioni di “rinegoziazione del debito” di cui alla lett. e), non comprese, come accennato, tra quelle per le quali il rilascio delle garanzie può estendersi a beneficiari con le predette esposizioni, le novità consi- stono invece nel fatto che, per fruire della garanzia pubblica nella misura dell’80% rilasciata dal Fondo PMI, non basta più l’erogazione di credito aggiuntivo in misura pari al 10%, bensì al 25%, fermo restando che ta- le maggiore percentuale varrà solo per i finanziamenti deliberati in data successiva all’entrata in vigore della legge di conversione del DL 23/2020 (fino ad allora continua a valere la regola del 10% di credito aggiuntivo).

Leggendo attentamente le ulteriori modifiche, riteniamo sia molto più interessante la modifica apportata alla lett. e) dell’art. 13 del D.L. Liquidità poiché sarà possibile, per le operazioni di rinegoziazione del debito, ottenere Finanza aggiuntiva in misura pari non al 10% bensì al 25%.

Questa modifica consentirà di facilitare le rinegoziazione delle linee di credito di moltissime PMI mettendo a loro disposizione anche quel minimo di Finanza necessaria per la loro ripartenza.

Fonte articolo https://www.eutekne.info/Sezioni/Articolo.aspx?ID=788127

Difendere i contratti commerciali dal virus Covid – 19

L’Impresa e le misure per far fronte all’emergenza

L’emergenza Coronavirus rischia di diffondersi esponenzialmente sul mondo dell’Impresa, ripercuotendosi – anzitutto – sui contratti commerciali e generando un sicuro effetto a catena di responsabilità.

È inevitabile, infatti, che possa risultare compromessa la conclusione o l’esecuzione di rapporti contrattuali; nonché il profilarsi più di un’ipotesi di inadempimento da parte di quelle imprese che, in buona fede, abbiano in precedenza assunto impegni e che, oggi, a causa della crisi epidemiologica, non siano più in grado di rispettarli.

Sono innumerevoli le ipotesi prospettabili: drastico calo di fatturato nel settore alberghiero; il maturare di penali da ritardo sulle consegne; cancellazione di prenotazioni e/o ordini per delle società impegnate, a loro volta, da contratti verso terzi già firmati; riduzioni di personale; aggravio della gestione per l’attività di import/export a seguito dei maggiori controlli approntati dalla autorità pubbliche.

Le aziende certamente non intendono sottrarsi ai contratti, semplicemente oggi, le condizioni sono diverse da quelle che c’erano al momento dell’accordo e ciò non per volontà propria. Pertanto, è necessario che si dimostrino reattive, azionando subito le opzioni presenti nell’ordinamento nazionale e nella prassi del commercio internazionale, per evitare – o quanto meno contenere – i danni e le pretestuose richieste da parte di terzi.

Per far fronte a tali difficoltà ed al fine di uscire da situazioni di rischio e, dunque, contenere gli effetti negativi della crisi, occorre approntare, quanto prima, un’accurata analisi dei singoli contratti in corso, al fine di farne emergere con tempestività le diverse criticità, nonché adottare ogni e più opportuna soluzione che il diritto offre.

Grande attenzione va, dunque, oggi rivolta alle clausole di forza maggiore e salvaguardia, di eccessiva onerosità sopravvenuta, ai termini essenziali, al diritto di recesso e alle penali da ritardo.

Far valere eccezioni quali impossibilità sopravvenuta, forza maggiore, eccessiva onerosità sopravvenuta dipende dalla specificità delle singole imprese.

 Occorre però distinguere tra diverse ipotesi, a seconda della concreta ricaduta dell’epidemia sull’attività dell’impresa.

In primo luogo, se l’epidemia coronavirus ha reso impossibile una determinata prestazione, si rientra nell’ipotesi della forza maggiore (force majeure). Diversamente, nel caso in cui il coronavirus non incida sul rapporto come caso di forza maggiore, si potrebbe rientrare nella causa di eccessiva onerosità sopravvenuta (hardship), la situazione in cui la prestazione è ancora possibile, ma non più conveniente.

La parola d’ordine nei rapporti commerciali dovrà essere rinegoziare, rivedere scadenze e impegni, agire con la dovuta diligenza per consentire l’adempimento.

Per concludere, solo da una preliminare, necessaria mappatura completa dei singoli contratti, l’interprete potrà ricavare il raggio di ampiezza delle eccezioni e dei comportamenti da suggerire all’impresa per salvaguardare l’interesse e, spesso, la sua stessa sopravvivenza nel contesto emergenziale che stiamo vivendo.

Proveremo ad approfondire tali questioni nella giornata di domani nel corso della diretta Facebook organizzata da Consulting For Innovation con l’intervento dell’Avv. Giulio Tescione

Per partecipare clicca qui:

COME FINANZIARE E RICEVERE LIQUIDITA’ IMMEDIATA PER LA TUA IMPRESA IN QUESTO MOMENTO DI EMERGENZA

La mappa delle misure per il sostegno finanziario alle imprese

Gentile Imprenditore,

riteniamo utile in questa situazione di emergenza porre alla sua attenzione alcuni degli strumenti messi in campo a supporto delle PMI, iniziative avviate per aiutare gli imprenditori a far fronte a pagamenti ed impegni finanziari.

Di seguito le principali misure che riguardano le PMI:

11 MARZO 2020

ADDENDUM ALL’ ACCORDO ABI PER IL CREDITO 2019

 SOSPENSIONE MUTUI E LEASING IN FAVORE DELLE IMPRESE DANNEGGIATE DALL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA “COVID – 19” – ISTRUZIONI PER LE IMPRESE

Due sono le richieste possibili:

  • SOSPENSIONE pagamento quota capitale delle rate fino ad un anno: applicabile ai finanziamenti a medio lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni leasing.
  • ALLUNGAMENTO MUTUI FINO AL 100% della durata residua dell’ammortamento (quindi può raddoppiare). Per il credito a breve termine e agrario di conduzione il massimo è pari rispettivamente a 270 giorni e a 120 giorni.

Con riferimento a questa iniziativa deve evidenziarsi che alcune Banche già si erano mosse in maniera autonoma con l’estensione all’emergenza Coronavirus di altre misure adottate per i casi di calamità e terremoto che prevedevano Moratorie senza alcuna preventiva valutazione di merito creditizio.

Si segnala che è indispensabile ottenere anche una modifica delle attuali disposizioni di vigilanza riguardo le moratorie (cosiddetta Forbearance).

Le concessioni Forbearance sono modifiche delle condizioni originali del contratto di finanziamento / mutuo / leasing stipulato tra la Banca ed il Cliente che, in condizioni normali, riguardano clienti in difficoltà o in stato di deterioramento e, per tale motivo, sono chiare indicatrici della difficoltà del debitore e le banche hanno indicazioni di non concedere Nuova finanza per un dato arco temporale non inferiore a 12 mesi.

Nella situazione attuale la Moratoria non scaturisce da difficoltà del Cliente (l’imprenditore) ma dall’emergenza Coronavirus per cui la concessione della Moratoria non deve precludere la possibilità di concedere Nuova Finanza

11 MARZO 2020

DELIBERA DEL CONSIGLIO DI GESTIONE DEL FONDO CENTRALE DI GARANZIA

Il Consiglio di gestione, preso atto dell’Addendum all’Accordo ABI per il credito 2019, ha deliberato di adottare la conferma automatica della garanzia – senza valutazione del merito di credito – da parte del Fondo centrale sui finanziamenti per i quali venga comunicata da banche e confidi la variazione in aumento della durata del finanziamento garantito, connessa sia alla sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti a medio-lungo termine sia all’allungamento della durata ai sensi di quanto previsto dall’Accordo e dall’Addendum.

16 MARZO 2020

DECRETO “CURA ITALIA”

SINTESI DI ALCUNI ARTICOLI DEL TITOLO III

“MISURE A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITA’ ATTRAVERSO IL SISTEMA BANCARIO”

ART. 49: “FONDO CENTRALE DI GARANZIA PMI”

Si riportano di seguito alcune delle principali misure che, per la durata di 9 mesi dalla data di entrata in vigore del Decreto, saranno applicabili alle imprese:

  1. La garanzia del Fondo centrale PMI viene concessa a titolo gratuito;
  2. L’importo massimo della garanzia per ciascuna impresa viene elevato a 5 milioni di euro;
  3. Sono ammesse, alla garanzia del Fondo, anche le operazioni di rinegoziazione del debito a condizione che la Banca concede ulteriore Finanza per almeno il 10% dell’importo del debito residuo;
  4. La durata della garanzia del Fondo centrale PMI viene estesa in automatico ai finanziamenti per i quali le banche hanno accordato, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate di ammortamento o della sola quota capitale;
  5.  Per le operazioni di investimento immobiliare nel settore turistico – alberghiero e delle attività immobiliari con durata minima di 10 anni e di importo superiore ad € 500.000,00 la garanzia del Fondo centrale PMI può cumularsi con altre forme di garanzia per cui può superare l’80%.

ART. 54: “ATTUAZIONE DEL FONDO SOLIDARIETA’ MUTUI PRIMA CASA”; COSIDDETTO “FONDO GASPARINI”

Questo articolo prevede la sospensione dal pagamento dei mutui prima casa per un periodo di 9 mesi dalla data di entrata in vigore del Decreto.

L’agevolazione è prevista per i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti che autocertificano ex art. 46 e 47 DPR 445/2000 di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo di fatturato superiore al 33% rispetto a quello conseguito nell’ultimo trimestre del 2019.

Calo di fatturato che deve essere diretta conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus. Per l’accesso al Fondo non è richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

ART. 55: “MISURE DI SOSTEGNO FINANZIARIO ALLE IMPRESE”

Questo articolo consente alle imprese   che cedono – a titolo oneroso ed entro il 31 dicembre 2020 – dei crediti verso clienti che sono “inadempienti” di trasformare le perdite fiscali scaturenti da detta cessione in crediti d’imposta.

L’inadempienza si ha in presenza del mancato pagamento del credito per il decorso di 90 giorni dalla scadenza.

Detti crediti d’imposta non possono essere superiori al 20% dei Crediti verso clienti ceduti a titolo oneroso e sono immediatamente utilizzabili in compensazione e non concorrono alla formazione del reddito d’impresa o dell’IRAP.

Lo scopo di questo intervento è quello di dare “liquidità indiretta” alle imprese attraverso il mancato esborso finanziario che si sarebbe verificato ove le PMI non avessero potuto utilizzare il credito per compensare le proprie imposte, ritenute e contributi.

ART. 56: “MISURE DI SOSTEGNO FINANZIARIO ALLE PMI COLPITE DALL’EPIDEMIA COVID 19”

Si riportano di seguito alcune delle principali misure contenute nell’articolo in esame.

Previa comunicazione – accompagnata da un’autocertificazione di cui all’art. 47 DPR 445/2000 – le microimprese e le PMI che ritengono di aver subito dei danni dall’epidemia COVID 19 possono richiedere che:

  1. Tutte le linee di credito a revoca (ad es: fido di cassa) ed a fronte di anticipi su crediti (ad es: anticipo fatture, anticipo POS, anticipo export, anticipo RIBA, ecc.) in essere alla data del 29 febbraio 2020 non vengano revocate fino al 30 settembre 2020;
  2. Il pagamento delle rate di tutti i mutui, finanziamenti rateali e delle operazioni di leasing venga  automaticamente sospeso fino al 30 settembre 2020 senza alcuna formalità;
  3. Tutti i finanziamenti non rateali (ad es: fin – import, finanziamenti bullet, ecc.) con scadenza prima del 30 settembre 2020 vengano automaticamente prorogati fino a tale data senza alcuna formalità.

La misura si applica alle micro, piccole e medie imprese ed anche ai professionisti ed alle ditte individuali appartenenti a tutti i settori produttivi (Chiarimento MEF)

L’impresa deve essere in bonis, vale a dire che non ha posizioni debitorie classificate come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. In particolare, non deve avere rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni (Chiarimento MEF)

Le misure previste nel Decreto Legge «Cura Italia» non vengono considerate come misure di forbearance (tolleranza) nell’accezione utilizzata della Autorità di vigilanza europee e quindi può ricorrere alle moratorie anche l’impresa che comunque è in bonis anche se ha già ottenuto misure di sospensione o ristrutturazione dello stesso finanziamento nell’arco dei 24 mesi precedenti (Chiarimento MEF.)

MISURE FINANZIARIE MESSE IN CAMPO DA ALCUNI ISTITUTI DI CREDITO

INTESA SANPAOLO STANZIA 15 MILIARDI DI EURO

  1. 5 MILIARDI DI NUOVO PLAFOND PER LINEE DI CREDITO AGGIUNTIVE

Le nuove linee di credito aggiuntive rispetto a quelle preesistenti avranno una durata di 18 mesi (meno un giorno), di cui 6 di pre-ammortamento, con condizioni favorevoli, a partire dalle spese di istruttoria.

Tali linee possono essere concesse a clienti e non clienti che al momento non beneficiano di linee di credito disponibili.

In base alle informazioni in nostro possesso rientrano tutte le imprese con un Rating fino a M4 e la decisione sulla concessione del credito può dipendere anche dal settore di appartenenza delle imprese.

E’ possibile altresì che le Spese di istruttoria vengano azzerate.

  • 10 MILIARDI DI LIQUIDITA’ PER LA GESTIONE DEI PAGAMENTI URGENTI

Trattasi di linee di credito già deliberate a favore dei clienti Intesa Sanpaolo per le loro esigenze di liquidità con finalità ampie e flessibili, quali la gestione dei pagamenti urgenti.

  • MORATORIA “INTESA”

La “Moratoria di Intesa Sanpaolo” è stata annunciata il 24 febbraio, e prevede la sospensione per 3 mesi delle rate dei finanziamenti in essere (per la sola quota capitale o per l’intera rata) prorogabile per altri 3/6 mesi in funzione della durata dell’emergenza.

MONTE DEI PASCHI DI SIENA STANZIA 5 MILIARDI DI EURO

  1. PROROGA ANTICIPI

L’intervento prevede, a favore dei clienti performing MPS, che hanno affidamenti sul capitale circolante (Anticipi fatture, import, export, pos, RIBA) la proroga fino a 12 mesi delle linee di credito.

  • FINANZIAMENTI A MEDIO LUNGO TERMINE

L’intervento prevede, a favore dei clienti performing MPS, un finanziamento:

  1. Chirografario a 7 anni con 12 mesi di pre – ammortamento;
  2. Ipotecario a 10 anni con 12 mesi di pre – ammortamento

Il finanziamento viene concesso per le esigenze di liquidità delle aziende colpite dall’emergenza COVID 19 e rientrano tutti i clienti fino al Rating D1.

Non rientrano le operazioni di consolidamento di debiti bancari di terzi ed è prevista la gestione diretta della Banca che deposita le somme su un conto dedicato al fine di utilizzarle per saldare i debiti verso i terzi (fornitori in primis).

  • MORATORIA “MPS”

L’intervento, a favore dei clienti performing MPS, prevede:

  1. La sospensione della quota capitale di tutti i mutui, finanziamenti rateali e delle operazioni di leasing  fino al 30 settembre 2020 senza alcuna formalità;
  2. Allungamento della durata dei finanziamenti rateali e delle operazioni di leasing in scadenza fino al 30 settembre 2020.

BPER BANCA

  1. FINANZIAMENTI A MEDIO LUNGO TERMINE

BPER Banca stanzia la prima tranche di un plafond e di 100 milioni di euro per finanziare privati, liberi professionisti, artigiani, commercianti e piccoli operatori economici:

  1. Il tasso di interesse applicato per finanziamenti fino a 10.000 euro è dello 0% nei primi sei mesi, dai mesi successivi si applica il tasso dell’1%
  2. Per finanziamenti di importi superiori ai 10.000 euro il tasso di interesse è dell’1% sia sul preammortamento che sulla durata residua

Non sono previste spese di istruttoria. La durata dei finanziamenti è di 36 mesi.

  • MORATORIA “BPER BANCA”

PRIVATI: la clientela che ha subito dei danni, anche di carattere economico – potrà richiedere la sospensione delle rate, per un massimo di 12 mesi, optando tra la sospensione dell’intera rata e quella della sola quota capitale.

IMPRESE: sarà possibile richiedere la sospensione delle rate, per un massimo di 12 mesi, dei finanziamenti oppure allungarne la scadenza, attraverso il ricorso all’Accordo per il Credito 2019 previsto dall’ABI. La misura è valida per aziende che hanno subito un danno, anche di carattere economico.

BANCO BPM

  1. FINANZIAMENTI A BREVE TERMINE

BPM metterà a disposizione delle imprese colpite dall’Emergenza COVID 19 delle nuove linee di credito aggiuntive rispetto a quelle preesistenti che avranno una durata di 24 mesi di cui 9 di pre-ammortamento, con condizioni favorevoli.

In base alle informazioni in nostro possesso tali linee di credito verranno concesse per sostenere l’attività caratteristica delle imprese.

La Consulting for Innovation, in questo momento di emergenza, vuole offrire un supporto gratuito alle imprese, attraverso il confronto con il proprio team di professionisti, aiutando l’imprenditore a scegliere le giuste soluzioni e gli strumenti finanziari adatti.

Per maggiori informazioni clicca qui: https://consultingforinnovation.it/covid19

Rating

Accesso al credito, il Rating è ancora sottovalutato

Segnaliamo un articolo di Italia Oggi che evidenzia l’importanza del RATING per l’accesso al credito delle PMI.

Riteniamo l’articolo molto interessante in quanto conferma quanto da tempo Consulting for Innovation va “professando” con i propri corsi di formazione per gli Imprenditori.

Oggi è indispensabile che le imprese lavorino costantemente per migliorare gli indicatori necessari ad avere un buon RATING.


Al riguardo segnaliamo gli strumenti che la CFI mette a disposizione delle imprese, ovvero il Dossier Rating ed il Rating Advisory.

Strumenti utili per colore che vogliono avviare un percorso virtuoso per facilitare il loro accesso al credito, ridurre i costi del credito e le garanzie rilasciate al sistema bancario.

https://www.italiaoggi.it/news/accesso-al-credito-il-rating-e-ancora-sottovalutato-2417868?fbclid=IwAR3dh5jQxZ4F7YtAtM1cVED8aWrtSHH_JzcaRfAIQfYAW3b89LHr1fwf2jo

Crisi_dimpresa

Crisi d’impresa: a rischio otto su cento

Riteniamo utile segnalare il Rapporto Cerved sui Bilanci 2018 poichè, da un’attenta analisi del documento, si evince che i nuovi Allert aziendali introdotti dalla Riforma sulla crisi d’impresa, colpiscono in misura rilevante soprattutto le microimprese e le Pmi.

Si conferma di conseguenza l’esigenza che gli imprenditori, soprattutto quelli che gestiscono le aziende di minori dimensioni, si attivino ed organizzino in quanto è necessario un “cambio culturale” nella gestione delle imprese, che deve avvenire anche attraverso investimenti in formazione sia finanziaria che gestionale.

https://www.ilsole24ore.com/art/allerta-crisi-d-impresa-rischio-otto-societa-100-ACy32LGB