Nuove imprese a tasso zero: la novità del Fondo perduto

Nuove imprese a tasso zero: la novità del Fondo perduto

La misura è stata rivista di recente: al finanziamento a tasso zero, è stata affiancata una quota di finanziamento a fondo perduto.

Nuove imprese a tasso zero, è uno strumento agevolativo che ha come obiettivo quello di sostenere la creazione di micro e piccole imprese (composte per oltre la metà numerica e di quote di partecipazione, da giovani di 18 e fino a 35 anni se uomini).

Questa dunque la nuova struttura dello strumento agevolativo: l’agevolazione è valida in tutta Italia e prevede il finanziamento a tasso zero di progetti d’impresa (fino a 3 milioni di euro) per un massimo del 75% delle spese totali ammissibili. È inoltre previsto un contributo a fondo perduto sia per le imprese costituite da meno di 36 mesi che per quelle costituite da oltre 36 mesi – il cui importo massimo non può in ogni caso eccedere:

  1. Il 20% nel caso di aziende costituite da >36 mesi;
  2. Il 15% nel caso di aziende costituite da >36 mesi;

L’assegnazione delle risorse avviene tramite una procedura di valutazione a sportello, con domanda che si presenta solo on-line sul sito internet di Invitalia.

Le richieste possono anche essere presentate da una persona fisica, che tuttavia si deve costituire in società entro 45 giorni dalla data in cui viene comunicato il provvedimento di ammissione alle agevolazioni.

Gli investimenti agevolabili riguardano:

  • la produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato e della trasformazione dei prodotti agricoli;
  • la fornitura di servizi alle imprese e/o alle persone;
  • il commercio di beni e servizi;
  • il turismo;
  • altre attività riconducibili alla filiera turistico/culturale e alla innovazione sociale.

Le spese ammesse alle agevolazioni cambiano se l’impresa è stata costituita da più o meno di tre anni.

Se l’impresa è stata costituita da non più di tre anni, le spese ammesse sono le seguenti:

  • opere murarie per il 30% dell’investimento (sono comprese le ristrutturazioni);
  • macchinari, impianti e attrezzature;
  • programmi e servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione;
  • brevetti, licenze e marchi;
  • consulenze specialistiche (5% dell’investimento ammissibile);
  • oneri connessi alla stipula del contratto di finanziamento agevolato e, limitatamente alle imprese costituende, oneri connessi alla costituzione della società;
  • a copertura dei costi iniziali di gestione (materie prime, servizi per lo svolgimento dell’attività d’impresa) nel limite del 20% delle spese di investimento ammissibili;

Per le imprese costituite da più di tre anni, le spese ammissibili sono:

  • acquisto dell’immobile sede dell’attività per le imprese del turismo, nel limite del 40%;
  • opere edili/murarie;
  • acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica;
  • acquisto di programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione

Per qualsiasi tipo di supporto e/o informazioni ti invitiamo come sempre a Contattare i nostri uffici.

Gli strumenti di pianificazione fiscale e finanziaria in sede di chiusura dei Bilanci d’esercizio: La rivalutazione dei beni d’impresa

L’articolo 110 del Decreto Agosto introduce per le imprese una norma particolarmente favorevole soprattutto in questo periodo di grave crisi economica.

Ciò consente alle imprese, ove vi siano le condizioni, di rivalutare il valore contabile dei beni strumentali (Fabbricati, macchinari, impianti, attrezzature, ecc.) iscritti nei Bilanci tra le Immobilizzazioni materiali.

Operativamente, i beni che si intende rivalutare andranno preventivamente stimati, poiché il nuovo valore dovrà essere ragionevolmente attendibile, in modo da non violare la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria dei Bilanci delle imprese.

Inoltre il maggior valore attribuito ai beni rivalutati può avere una valenza o solo civilistica o anche fiscale; nell’ultimo caso l’impresa che rivaluta i propri beni dovrà pagare un’imposta sostitutiva (delle imposte sui redditi, Irap ed eventuali addizionali) pari al 3% di detto maggior valore.

I vantaggi che conseguono all’utilizzo di detta opportunità sono innumerevoli.

Infatti l’impresa, da un punto di vista fiscale, sul nuovo valore dei beni strumentali rivalutati avrà:

  1. il riconoscimento di maggiori ammortamenti (fino dall’esercizio 2021) con conseguente possibilità di avere una riduzione (nell’ipotesi delle società di capitali) delle proprie imposte del 29% (IRES + IRAP) contro il 3% rappresentato dal costo della rivalutazione; per cui vi è un risparmio su 100 mila Euro di Imponibile di circa 26 mila Euro di imposte.
  2. la possibilità di ridurre, con decorrenza dal gennaio del 2024, la plusvalenza tassabile ove decida di vendere i beni strumentali oggetto di rivalutazione sia civilistica che fiscale.

Inoltre l’impresa avrà un miglioramento dei dati contabili risultanti dal suo Bilancio con il conseguente miglioramento del proprio RATING BANCARIO e, quindi, con l’ottenimento di facilitazioni nell’accesso al credito.

Il maggior valore del Bene rivalutato consentirà l’iscrizione di una Riserva di rivalutazione nel Patrimonio netto dell’impresa.

Riserva che potrà utilizzarsi anche per la copertura di eventuali perdite d’esercizio senza la necessità di abbattere il capitale.

Aspetto quest’ultimo tutt’altro che trascurabile soprattutto in questo particolare momento storico in cui si prevede la chiusura dei Bilanci dell’esercizio 2020 con perdite gestionali importanti causate dall’emergenza sanitaria.

Il risultato sarà il miglioramento di alcuni Indicatori finanziari (il rapporto tra PFN/PN in primis) tenuti in grande considerazione, in sede di valutazione delle PMI, dal sistema bancario.

Fondo nuove competenze. Una opportunità per riqualificare il personale

Il “Fondo nuove competenze” introdotto dal decreto “Rilancio”, è una misura inserita nel periodo di emergenza sanitaria che prevede la possibilità di rimodulare l’orario di lavoro, includendo attività formative, per poter riqualificare il personale dipendente.

Per accedere al fondo è necessaria la conclusione di un accordo sindacale, dove vanno indicati i fabbisogni aziendali relativamente alle nuove competenze.

Avendo in particolare sottoscritto l’accordo sindacale (la cui scadenza è stata il 31 dicembre scorso, ma sul quale è già stata annunciata una proroga) l’azienda dopo aver presentato una domanda on line sul sito internet dell’Anpal (Azienda per le politiche attive del lavoro) potrà vedersi rimborsare i costi sostenuti, per le ore dedicate alla formazione. (Le domane possono essere presentate dallo scorso 18 gennaio)

Vi sono due finalità, la prima è quella di qualificare o riqualificare i lavoratori in occasione di mutate esigenze organizzative e produttive (determinate in particolare dall’emergenza Covid-19), la seconda mira sviluppare competenze al lavoratore, che potrebbero servire per agevolare l’occupabilità dello stesso, a seguito anche di eventuali processi di mobilità e ricollocazione in altre realtà lavorative.

Un vantaggio immediato per il datore di lavoro, è sicuramente una riduzione del costo del lavoro, potendo coniugare tale riduzione con la formazione.

Questo potrebbe essere particolarmente utile in periodi come quello attuale, dove è concreta la presenza di una minore attività lavorativa.

La formazione potrà essere svolta sia in azienda, se la stessa ha la necessaria capacità formativa, oppure potrà essere affidata ad enti esterni accreditati.

Per essere ammessi al finanziamento, serve una formazione mirata, ovvero è necessario definire quali siano le competenze che servono all’impresa per far fronte alle muove esigenze produttive e organizzative.

Credito d’imposta per i beni strumentali nuovi. Due le possibili scelte

Con l’istituzione dei codici tributo, da parte dell’Agenzia delle Entrate è possibile effettuare la compensazione dei crediti d’imposta sugli investimenti in beni strumentali da utilizzare nel modello F24. I crediti nello specifico fanno riferimento alle disposizioni della Legge 160/2019 e alla Legge 178/2020. Per la prima disposizione si tratta dei codici 6932 (beni materiali non-Industria 4.0), 6933 (beni materiali Industria 4.0) e 6934 (beni immateriali Industria 4.0), per la seconda invece abbiamo il 6935 (beni materiali e immateriali non-Industria 4.0), il 6936 (beni materiali Industria 4.0) e il 6937 (beni immateriali Industria 4.0).

I crediti riferiti alla Legge 160/2019, si possono utilizzare in cinque quote annuali (tre per i beni immateriali 4.0) dall’anno successivo a quello di entrata in funzione (beni non-Industria 4.0) o di interconnessione (Industria 4.0).

Con riferimento alla Legge 178/2020 fanno invece riferimento gli investimenti effettuati dal 16 novembre 2020, la compensazione è prevista in tre quote annuali a partire in questo caso dallo stesso anno di entrata in funzione o di interconnessione.

Prima di procedere con la compensazione, si dovrà scegliere per i beni acquistati dal 16 novembre 2020 ed entrati in funzione o interconnessi entro il 31 dicembre scorso, quale agevolazione sfruttare visto che per tale arco temporale le diposizioni previste dalla Legge di Bilancio dello scorso anno coesistono con le novità della Legge n. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021).

Sarà probabilmente una scelta di mera convenienza fiscale che si rifletterà anche sugli aspetti documentali previsti dalle due disposizioni in commento, dovendo a tal fine procedere con le adeguate annotazioni nelle fatture di acquisto.

Le due diverse disposizioni, determinano dunque un sovrapposizione dell’applicazione delle stesse, in particolare mentre per gli investimenti fino al 15 novembre vale solo la legge 160, per il periodo che va dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2020 scatta una sovrapposizione tra le due norme. Gli investimenti effettuati in questo periodo, possono essere collocati nell’una o nell’altra agevolazione a scelta del contribuente, infatti la Legge 178/2020 non prevede, alcun divieto o vincolo nella scelta.

E’ probabile che si valuti di utilizzare la nuova disposizione che ha modalità di determinazioni del credito più favorevoli, ma anche modalità di utilizzo.

Per la prima tipologia di agevolazione (Legge n. 160/2019) il credito d’imposta potrà essere utilizzato solo a decorrere dall’esercizio successivo a quello di acquisto e di entrata in funzione o interconnessione del bene, mentre per la seconda tipologia di crediti d’imposta (Legge n. 178/2020), il beneficio potrà essere utilizzato già a decorrere dall’anno di entrata in funzione o interconnessione del bene.

Anche il numero delle quote annuale in cui tale agevolazione è suddivisa potrebbe fare la differenza nella scelta verso la Legge 178/2020 che prevede un minore numero di quote di utilizzo (tre invece che cinque).

Nel caso di investimenti di importo considerevole, con possibile superamento dei diversi plafond di utilizzo previsti dalle due disposizioni, occorrerà fare anche altre considerazioni sulla necessità di utilizzare entrambe le agevolazioni.

Anche la possibilità di utilizzare subito il credito d’imposta, previsto solo dalla legge n. 178/2020, potrebbe avere un suo particolare appeal nella scelta fra le due disposizioni agevolative. La scelta dell’una o l’altra disposizione come detto si riflette sugli obblighi documentali del contribuente, in particolare si deve prestare attenzione alla dicitura nella fattura di acquisto del bene.

Nuova “mini” proroga della riscossione. Sulla strada di una nuova rottamazione

L’ultimo intervento legislativo che si è occupato di riscossione, è il D.L. n. 3 dello scorso 15 gennaio, con il quale è stato deciso un “mini” differimento fino al 31 gennaio prossimo per le notifiche di atti di accertamento e cartelle, nonché dei versamenti dovuti, già oggetto di sospensione fino al 31 dicembre 2020, con i diversi decreti che sono stati adottati lo scorso anno a seguito della pandemia per il Covid-19 e in particolare dal D.L.125/2020.

È probabile che alla mini proroga seguirà un pacchetto più ampio di misure, quali una possibile nuova rottamazione o saldo e stralcio, altri possibili rinvii, e nuove possibilità di rateizzare il debito, misure che potrebbero essere contenute nel prossimo (quinto) decreto “Ristori”.

Rinviati i pignoramenti di stipendi e pensioni, differiti i termini previsti per la notifica degli atti di accertamento, delle cartelle esattoriali, degli atti di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, nonché degli altri atti tributari elencati dall’art. 157 del decreto “Rilancio” (D.L. 34/2020).

Differito a fine gennaio anche il termine di scadenza dei versamenti derivanti da cartelle di pagamento ed avvisi esecutivi, relativi alle entrate tributarie e non, sospesi dall’art. 68, comma 1, del decreto “Cura Italia” (D.L. 18/2020).

I versamenti sospesi dovranno essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, e quindi entro la fine di febbraio.

Tra i temi rilevanti sui cui incide il D.L. n. 3/2021, vi è quello dei termini di notifica di alcuni atti tributari, tematica che è fonte di notevoli incertezze operative tra gli operatori del settore.

Il mini-rinvio al 31 gennaio, potrebbe costituire una prima fase di un nuovo capitolo che si dovrebbe occupare di riscossione, e che potrà trovare spazio nel prossimo decreto “Ristori”.

Sono allo studio nuove “edizioni” di definizione agevolata, con l’obiettivo di ridurre la pressione su cittadini e le imprese già finanziariamente colpite dalla crisi scaturita dalla pandemia, in particolare si dovranno trovare soluzioni per andare incontro ai contribuenti per quando ripartiranno le attività di riscossione, ormai da troppo tempo bloccate dalle varie sospensioni.

Si è parlato di una possibile nuova rottamazione per il ruolo 2018 e 2019, puntando a non aggravare le “tasche” già provate di contribuenti e imprese, senza l’aggravio delle sanzioni e gli interessi di mora.

Sul tema della riscossione, tra i problemi che si presenteranno nei prossimi mesi, vi è sicuramente la gestione dell’arretrato determinato dalle numerose cartelle sospese ormai dallo scorso 8 marzo, è stata anche ipotizzata la possibilità di una riammissione dei contribuenti decaduti dalle precedenti edizioni della rottamazione per aver saltato il pagamento delle rate.

Altra incognita è la gestione della scadenza del prossimo 1° marzo, delle rate relative alla vecchia rottamazione più volte prorogate.

Il decreto di metà gennaio dunque traghetterà una situazione già complicata fino al prossimo decreto “Ristori”, con il quale sarà necessario definire una strategia idonea nella gestione della riscossione considerato il fatto che ancora la crisi economia non è finita, e tante sono ancora le imprese e le famiglie in difficoltà, il tutto alla luce anche delle ultime vicende politiche che sottraggono tempo ed energie necessari per la definizione di una soluzione ad una tema cruciale sia per i contribuenti che per le casse dello Stato.

Clienti in default. Nuove norme EBA per le banche

Il 1° gennaio, sono entrate in vigore le nuove regole europee introdotte dall’EBA (European Banking Authority) per gli intermediari finanziari. Con la nuova disciplina sarà ancora più importante per i titolari di conto corrente, onorare con puntualità le proprie scadenze di pagamento previste contrattualmente, e rispettare i piani di rimborso dei debiti per non rischiare di essere classificati in default dalla banca.

Andando ad analizzare cosa prevede il nuovo regolamento europeo, questo riguarda in particolare il modo in cui gli enti creditizi e le imprese di investimento, dovranno valutare i loro clienti in un’ottica prudenziale, decidendo quando questi non sono più in grado di restituire quanto anticipato dalla banca.

Il regolamento EBA stabilisce i criteri secondo cui un debito da parte del cliente della banca, e quindi anche uno “scoperto” sul conto, può essere valutato come un credito non recuperabile, e di conseguenza il   cliente può esser messo in default.

Secondo il regolamento, il debitore può essere considerato in default, se in arretrato da oltre 90 giorni (in alcuni casi, come per le amministrazioni pubbliche di 180) nel pagamento di una obbligazione rilevante, e se la banca giudica improbabile che il debitore possa pagare il suo debito.

L’EBA stabilisce che un debito scaduto da 90 giorni vada considerato “rilevante” quando il valore dell’arretrato supera due soglie: una assoluta (100 euro per i privati, e 500 euro per le imprese) e una relativa, cioè l’1% dell’esposizione totale nei confronti della banca.

Con la dichiarazione di default, la banca potrebbe (anche se non vi è un obbligo) procedere alla segnalazione del cliente alla Centrale dei Rischi (CR), con tutte le conseguenze relative alla classificazione di “cattivo pagatore”

Le regole dell’EBA stabiliscono inoltre che non sarà più possibile come in passato compensare il debito scaduto con altre linee di credito che il cliente può avere nei confronti della banca.

Le nuove regole sono sicuramente più stringenti rispetto alle norme in vigore in Italia, in particolare per il fatto che stabiliscono soglie precise in base alle quali la banca può considerare il cliente in default.

Nell’ambito delle nuove delle nuove disposizioni, dovrà essere sicuramente rivalutato il rapporto banca-cliente, in un’ottica di sensibilizzazione e informazione sui rischi, sarà importante come anche consigliato dalla Banca d’Italia, valutare con i clienti maggiormente a rischio le soluzioni più opportune per prevenire le conseguenze di un default.

La stessa Banca d’Italia ha invitato gli istituti di credito ad attivarsi per assicurare la piena consapevolezza dei clienti sull’entrata in vigore delle nuove regole e sulle conseguenze che possono produrre nell’ambito dei rapporti contrattuali.

Le banche dovranno inoltre adottare presìdi organizzativi e di controllo, per assicurare che i clienti abbiano prodotti pienamente adeguati alla loro effettiva situazione economica e finanziaria.

Le nuove regole come anche precisato dalla Banca D’Italia, riguardano il modo con cui le banche dovranno classificare i clienti ai fini prudenziali, e non vietano in concreto la concessione di uno sconfinamento potendo, nel rispetto delle proprie politiche (che possono variare da banca a banca), consentire o meno ai clienti di sconfinare oltre la disponibilità presente sul conto o in caso di affidamento, oltre il limite di fido.

E’ plausibile affermare che anche con le nuove e stringenti regole, la dichiarazione di default avverrà solo quando i clienti verranno concretamente giudicati impossibilitati a pagare il debito, e nel dover comunque valutare con maggiore rigidità gli scoperti, si potrà tenere conto di situazioni che si possono giudicare temporanee, nelle quali un cliente può sforare le soglie previste dal regolamento perché ad esempio è in attesa di ricevere lo stipendio o un pagamento, ovviamente ogni istituto di credito può decidere di seguire linee più rigide nell’ambito di applicazione della nuova definizione di default.      

AZIENDE IN DIFFICOLTA’: COSA PREVEDE LA LEGGE DI BILANCIO 2021

L’art. 1 co. 207 della Legge n. 178 del 30 dicembre 2020 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”, ha sospeso fino al 31.01.2021 i termini di scadenza relativi a cambiali e altri titoli di credito, nonché ad ogni altro atto avente efficacia esecutiva.

La sospensione opera a favore dei debitori e obbligati, anche in via di regresso o di  garanzia (salva la facoltà degli stessi di rinunciarvi espressamente), non solo sui termini per la presentazione al pagamento, ma anche sui termini per la levata del protesto o delle constatazioni equivalenti, nonché sui termini previsti all’art. 9, co. 2, lett. a) e  b), della L. n. 386/1990 sulla revoca delle autorizzazioni ed al successivo art. 9 bis, co. 2 sul preavviso di revoca, e, infine, sul termine per il pagamento tardivo dell’assegno, previsto dall’art. 8, co. 1, della stessa L. n. 386/1990 cit.

Dunque, sino al 31.01.2021, i creditori non potranno procedere con l’esecuzione di protesti o contestazioni equivalenti.

Per quanto attiene, invece, a tutti i protesti levati dall’01.09.2020 – che, quindi, risultano privati retroattivamente di ogni efficacia – gli stessi non dovranno essere trasmessi dai pubblici ufficiali alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Ove già pubblicati, le Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura provvederanno d’ufficio alla loro cancellazione dal relativo registro informatico.

Tanto per come previsto dall’articolo 11 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, che trova, dunque, nuova ed ulteriore applicazione.

Per effetto, i titoli di credito, la cui scadenza risulta sospesa fino al 31.01.2020, dovranno essere nuovamente presentati all’incasso e, poi, protestati allo spirare di tale nuova scadenza, nel caso di infruttuoso recupero del credito.

Si precisa infine che il debitore, qualora avesse già provveduto al pagamento degli importi sottesi ai diversi titoli di credito, non potrà richiedere il rimborso di quanto corrisposto. Ciò in quanto l”assegno presentato al pagamento durante il periodo di sospensione è comunque pagabile nel giorno di presentazione.

Avv. Giulio Fortunato Tescione

Dalla Cig alle politiche attive, ecco come saranno i nuovi ammortizzatori

Dalla Cig alle politiche attive, ecco come saranno i nuovi ammortizzatori

#ammortizzatorisociali 

” In questi giorni è in discussione anche l’allungamento dell’attuale Cig Covid-19 almeno fino a Natale. Il prolungamento potrebbe essere selettivo, nel senso che interesserà le aziende che ne hanno veramente bisogno, anche facendo riferimento al calo del fatturato subito.

Per le imprese, invece, che rinunciano alla Cig Covid-19, e fanno quindi rientrare a pieno ritmo i lavoratori, si ipotizza, anche, un incentivo, sotto forma di decontribuzione di 2-3 mensilità, a condizione però che non licenzino per i successivi 6-9 mesi. “

Fonte: sole24ore
Articolo completo: https://lnkd.in/dz9evZn

Garanzia del Fondo PMI al 100% fino a 30.000 euro con durata a 10 anni

“Garanzia al 100% su finanziamenti fino a 30.000 euro con durata fino a 10 anni e, per le rinegoziazioni di debito, obbligo di erogazione di credito aggiuntivo in misura pari almeno al 25%.

Queste le principali novità all’art. 13 del DL 23/2020, approvate ieri dalla Camera in sede di conversione del decreto liquidità (che passerà ora all’esame del Senato).”

La “nuova” lett. m), post passaggio alla Camera, chiarisce anzitutto che tra i soggetti beneficiari rientrano anche le associazioni professionali e le società tra professionisti (non soltanto, quindi, gli esercenti arti e professioni in forma individuale), nonché gli agenti e subagenti di assicurazione e i broker, dopodiché:

– alza da 25.000 a 30.000 euro il tetto massimo del finanziamento;

– sostituisce il parametro unico del 25% dei ricavi risultanti dall’ultimo bilancio depositato o dichiarazione fi- scale presentata, con i due parametri di cui ai num. 1) e 2) della lett. c), ossia, alternativamente, il doppio della spesa salariale annua del 2019 o dell’ultimo anno disponibile o il 25% del fatturato 2019;

– consente di ricorrere a idonea documentazione, di- versa dall’ultimo bilancio depositato o dichiarazione fi- scale presentata (anche mediante autocertificazione), alla generalità dei beneficiari e non più soltanto a quel- li costituiti dopo il 1° gennaio 2019.

L’estratto dell’articolo sopra riportato riassume le principali modifiche apportate dalla Camera in sede di conversione del Decreto Liquidità (che passerà ora all’esame del Senato). Sono sicuramente utili ed interessanti quelle relative all’incremento sia dell’importo – da 25.000 a 30.000 – dei finanziamenti garantiti al 100%, sia della durata da 6 a 10 anni, in quanto riguardano una platea molto ampia di PMI e professionisti; al riguardo le modifiche consentono anche ai soggetti già finanziati di chiedere l’adeguamento del finanziamento alle nuove condizioni.

“Per le operazioni di “rinegoziazione del debito” di cui alla lett. e), non comprese, come accennato, tra quelle per le quali il rilascio delle garanzie può estendersi a beneficiari con le predette esposizioni, le novità consi- stono invece nel fatto che, per fruire della garanzia pubblica nella misura dell’80% rilasciata dal Fondo PMI, non basta più l’erogazione di credito aggiuntivo in misura pari al 10%, bensì al 25%, fermo restando che ta- le maggiore percentuale varrà solo per i finanziamenti deliberati in data successiva all’entrata in vigore della legge di conversione del DL 23/2020 (fino ad allora continua a valere la regola del 10% di credito aggiuntivo).

Leggendo attentamente le ulteriori modifiche, riteniamo sia molto più interessante la modifica apportata alla lett. e) dell’art. 13 del D.L. Liquidità poiché sarà possibile, per le operazioni di rinegoziazione del debito, ottenere Finanza aggiuntiva in misura pari non al 10% bensì al 25%.

Questa modifica consentirà di facilitare le rinegoziazione delle linee di credito di moltissime PMI mettendo a loro disposizione anche quel minimo di Finanza necessaria per la loro ripartenza.

Fonte articolo https://www.eutekne.info/Sezioni/Articolo.aspx?ID=788127

Difendere i contratti commerciali dal virus Covid – 19

L’Impresa e le misure per far fronte all’emergenza

L’emergenza Coronavirus rischia di diffondersi esponenzialmente sul mondo dell’Impresa, ripercuotendosi – anzitutto – sui contratti commerciali e generando un sicuro effetto a catena di responsabilità.

È inevitabile, infatti, che possa risultare compromessa la conclusione o l’esecuzione di rapporti contrattuali; nonché il profilarsi più di un’ipotesi di inadempimento da parte di quelle imprese che, in buona fede, abbiano in precedenza assunto impegni e che, oggi, a causa della crisi epidemiologica, non siano più in grado di rispettarli.

Sono innumerevoli le ipotesi prospettabili: drastico calo di fatturato nel settore alberghiero; il maturare di penali da ritardo sulle consegne; cancellazione di prenotazioni e/o ordini per delle società impegnate, a loro volta, da contratti verso terzi già firmati; riduzioni di personale; aggravio della gestione per l’attività di import/export a seguito dei maggiori controlli approntati dalla autorità pubbliche.

Le aziende certamente non intendono sottrarsi ai contratti, semplicemente oggi, le condizioni sono diverse da quelle che c’erano al momento dell’accordo e ciò non per volontà propria. Pertanto, è necessario che si dimostrino reattive, azionando subito le opzioni presenti nell’ordinamento nazionale e nella prassi del commercio internazionale, per evitare – o quanto meno contenere – i danni e le pretestuose richieste da parte di terzi.

Per far fronte a tali difficoltà ed al fine di uscire da situazioni di rischio e, dunque, contenere gli effetti negativi della crisi, occorre approntare, quanto prima, un’accurata analisi dei singoli contratti in corso, al fine di farne emergere con tempestività le diverse criticità, nonché adottare ogni e più opportuna soluzione che il diritto offre.

Grande attenzione va, dunque, oggi rivolta alle clausole di forza maggiore e salvaguardia, di eccessiva onerosità sopravvenuta, ai termini essenziali, al diritto di recesso e alle penali da ritardo.

Far valere eccezioni quali impossibilità sopravvenuta, forza maggiore, eccessiva onerosità sopravvenuta dipende dalla specificità delle singole imprese.

 Occorre però distinguere tra diverse ipotesi, a seconda della concreta ricaduta dell’epidemia sull’attività dell’impresa.

In primo luogo, se l’epidemia coronavirus ha reso impossibile una determinata prestazione, si rientra nell’ipotesi della forza maggiore (force majeure). Diversamente, nel caso in cui il coronavirus non incida sul rapporto come caso di forza maggiore, si potrebbe rientrare nella causa di eccessiva onerosità sopravvenuta (hardship), la situazione in cui la prestazione è ancora possibile, ma non più conveniente.

La parola d’ordine nei rapporti commerciali dovrà essere rinegoziare, rivedere scadenze e impegni, agire con la dovuta diligenza per consentire l’adempimento.

Per concludere, solo da una preliminare, necessaria mappatura completa dei singoli contratti, l’interprete potrà ricavare il raggio di ampiezza delle eccezioni e dei comportamenti da suggerire all’impresa per salvaguardare l’interesse e, spesso, la sua stessa sopravvivenza nel contesto emergenziale che stiamo vivendo.

Proveremo ad approfondire tali questioni nella giornata di domani nel corso della diretta Facebook organizzata da Consulting For Innovation con l’intervento dell’Avv. Giulio Tescione

Per partecipare clicca qui: